domenica 10 gennaio 2016

La maschera

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde provano perfino odio per l’immagine e il simbolo. Non dovrebbe essere soprattutto l’opposto, il giusto travestimento nel quale avanza il pudore di un dio? Una domanda problematica: sarebbe strano, se un qualche mistico non avesse già osato un tentativo di questo genere. Esistono fatti così delicati che si fa bene a coprirli e a renderli irriconoscibili sotto una grossolanità; esistono atti d’amore e di traboccante generosità, in seguito ai quali non c’è nulla di più consigliabile che prendere un bastone e picchiare di santa ragione il testimone oculare: e con ciò offuscare la sua memoria. Alcuni sono disposti ad offuscare e a maltrattare la propria memoria per vendicarsi almeno di quest’unico testimone: il pudore è ingegnoso. Non sono le cose peggiori quelle di cui ci si vergogna di più: non c’è solo malignità dietro ad una maschera – c’è tanta bontà nell’astuzia. Potrei immaginare che l’uomo, che debba nascondere qualcosa di prezioso e fragile, rotoli attraverso la vita goffo e rotondo come una vecchia botte di vino dai cerchi pesanti: lo vuole la finezza del suo pudore. Un uomo dotato di profondo pudore incontra anche il suo destino e le decisioni difficili su strade alle quali pochi giungono e la cui esistenza non è dato conoscere ai più prossimi e ai più fidati: i pericoli che egli corre per la sua vita si celano ai loro occhi, come la sua riconquistata sicurezza di vivere. Un essere così riservato che, per istinto, si serve dei discorsi per tacere e per nascondere e che è inesauribile nello sfuggire alla comunicazione, vuole ed esige che nei cuori e nei cervelli dei suoi amici prenda il suo posto una maschera; e posto che egli non lo voglia, un giorno gli si apriranno gli occhi sul fatto che ciò nonostante vi è lì una sua maschera, – e che è bene così. Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: ancor più, intorno a ogni spirito profondo cresce in continuazione una maschera, grazie all’interpretazione costantemente falsa, e cioè piatta, di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che da lui si esprime.”

FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE (1886)

Da: Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell’avvenire, Roma 1996, Newton Compton, 6^ edizione, pp. 74-75. Traduzione di Silvia Bortoli Cappelletto.

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