lunedì 16 ottobre 2017

"Le rose della notte" esce in volume

Erica Gazzoldi, Le rose della notte
(copertina)
Avevo lasciato in sospeso la pubblicazione delle puntate de Le rose della notte, in previsione di una sua uscita in volume. Finalmente, esso è disponibile su Amazon come ebook - o in versione cartacea, per chi lo volesse. Buon proseguimento di lettura! 

Quante cose possono esserci, in una notte di Pavia? C'è la passione a fuoco lento fra la metallara Diana e la collegiale Margherita. Ci sono le faide semiserie fra ordini goliardici rivali. Ci sono i concerti allo Spaziomusica. Ci sono amore e gelosia, dietro un volto orgoglioso. Ci sono la musica discotecara e le drag queen di Arcigay, al Caffè Teatro. Ci sono sogni enigmatici e rivelatori. Tante rose lungo un solo filo d'Arianna...

Disponibile come Kindle o print on demand.


Il volantino originale de Le rose della notte.




domenica 15 ottobre 2017

70 anni di Carabinieri manerbiesi

L’Associazione Nazionale Carabinieri di Manerbio ha compiuto settant’anni. Si tratta della sezione intitolata al brigadiere Giovanni Lai, noto per la “bomba di Piazzale Arnaldo”: a Brescia, nel 1976, egli cercò di rimuovere una borsa contenente un ordigno e rimase gravemente ferito nell’esplosione. Ciò gli valse la medaglia d’oro al valor civile. 
70 anni di Associazione Nazionale Carabinieri
Manerbio (BS)
 La “festa di compleanno” si è tenuta il 24 settembre 2017 - e tutta la cittadinanza era invitata. Il punto di ritrovo, naturalmente, era la sede dell’A.N.C. locale, in via Palestro. La pioggia delle ore iniziali ha convinto i convenuti a ripararsi nella palestra delle vicine scuole elementari. Lì, il Civico Corpo Bandistico S. Cecilia di Manerbio (che ha sostituito la Fanfara del III Reggimento Carabinieri di Milano) ha suonato le prime marcette della giornata. A festeggiare con l’A.N.C. locale, c’erano numerose associazioni. Si distinguevano: l’AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi) - Gruppo Comunale di Offlaga; gli Alpini di Manerbio e Pavone del Mella; il Gruppo Genio di Pavone del Mella; l’AVIS di Pavone del Mella e di Cigole, oltre a quella del nostro paese; l’Associazione Arma Aeronautica di Manerbio; l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci; l’Associazione Mutilati e Invalidi del Lavoro; il Volontariato Unità Cinofile; le sezioni A.N.C. di paesi vicini (Quinzano, Leno, Bagnolo Mella). Uno striscione ricordava i caduti di Nassiriya, dove un attacco terroristico, nel 2003, uccise (fra le altre vittime) dodici carabinieri.
            L’evento si è svolto alla presenza del sindaco Samuele Alghisi, dell’assessore regionale alla sicurezza Simona Bordonali, dell’ispettore regionale dell’A.N.C. Generale Giovannelli e del Comandante Provinciale dell’Arma, Colonnello Luciano Magrini.
            Per fortuna, la pioggia è cessata presto ed ha potuto aver luogo il corteo previsto, dalla sede a Piazza Falcone. Qui, infatti, si trova il monumento al Carabiniere, realizzato nel 1999. Esso è stato sottoposto a ristrutturazione; così rinnovato, è stato svelato alla cittadinanza. Una targa apposta alla base ricorda, appunto, le vittime di Nassiriya. Dopo aver deposto una corona d’alloro, tenuto i debiti discorsi e celebrato un momento di preghiera, il corteo si è diretto verso piazza Cesare Battisti, per visitare il monumento ai Caduti. Infine, è stato il momento di recarsi alle celebrazioni religiose in chiesa parrocchiale: naturalmente, dedicate all’Arma. La locandina dell’anniversario precisava infatti che la Messa delle ore 11:15 sarebbe stata celebrata in suffragio dei soci defunti dell’A.N.C.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 3.

sabato 14 ottobre 2017

La stagione delle fiabe, per giocare con la paura

Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono
con il loro Nachzehrer.
Anche nel 2017, Manerbio è arrivata all’appuntamento con la Notte delle Fiabe: una serata in cui i personaggi amati nell’infanzia prendono vita per le strade. I principali organizzatori sono il Comune e l’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio. Quest’anno, però, non ha visto solo una notte, ma “La stagione delle fiabe”. L’evento, infatti, è stato preceduto da tre incontri uniti da un filo inaspettato: la paura. L’orrore è infatti un ingrediente indispensabile di ogni fiaba. Specialmente nel Bresciano,  i non-più-giovani ricordano infanzie costellate da racconti spaventosi, volti a distrarre e tener quieti i bambini, oltre che a trascorrere le veglie nelle stalle. Le serate si tenevano nel giardino del palazzo municipale; per l’occasione, i sotterranei di quest’ultimo sono stati aperti al pubblico, alla luce dei lumini. 
            “La stagione delle fiabe” è perciò cominciata il 23 agosto, con Il segreto del vecchio cimitero (Arese 2016, Edizioni Della Vigna): un romanzo fantasy di Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono, ambientato nel nostranissimo Borgo San Giacomo. Il “vecchio cimitero” è il Sagrato, l’elegante camposanto settecentesco abbandonato fin dai primi dell’Ottocento. Una leggenda vuole che, in esso, si trovi il “prete seduto”: la salma di un prelato sistemata su un trono, coi paramenti indosso. Gli autori hanno unito questa leggenda a quella del “vampiro di Venezia”: lo scheletro di una donna rinvenutosull’isola del Lazzaretto Nuovo, con un mattone in bocca (esorcismo per impedire ai presunti vampiri di nutrirsi del sudario e tornare fra i vivi).
            Il 6 settembre, è stata la volta di Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia, a cura di Giovanni Raza (2015). Si trattava di racconti popolari su spettri, streghe, esseri campestri e semiumani, vecchi delitti, miracoli e aneddoti curiosi. In essi, le credenze cristiane si mescolavano ad altre più antiche, di epoche in cui i boschi erano percorsi dagli dèi della guerra, gli animali erano sacri e le fonti d’acqua erano abitate da fate non sempre benigne.
           
Le Muse dell'Onirico ne
"La cripta del nobil cavalier"
Il 30 agosto, i piccoli sono stati invitati ne La cripta del nobil cavalier: ovvero, l’ideale discesa nelle loro paure, per toccarne con mano l’inconsistenza. La serata è stata curata dalla compagnia teatrale “Le Muse dell’Onirico”, che ha impersonato le “guide spirituali” del percorso: un frate condannato per eresia (Andrea Manera), una ragazza mutata in vampira dopo un’esperienza spaventosa (Erica Gazzoldi), una megera raccontafavole (Daniela Capra).
            In compenso, la Notte delle Fiabe vera e propria ha stemperato il terrore con la dolcezza. Il tema, infatti, era dato da un racconto di Oscar Wilde: Il gigante egoista (1888). Il protagonista è effettivamente un essere spaventoso: un gigante (appunto), che terrorizza i bambini “colpevoli” di giocare nel suo giardino. Peccato che il suo egoismo lo condanni a rimanere chiuso in un perpetuo inverno. Se vorrà rivedere la primavera, dovrà redimersi… 
Notte delle Fiabe 2017
Manerbio
"Il gigante egoista"
La Notte avrebbe dovuto tenersi il 16 settembre; è stata differita al 23, per ragioni meteorologiche. Dato il tema “gigante”, giganti erano le decorazioni: sagome in cartone di vestiti, piedi, posate, tutto “oversize”. Una sterminata fascia di carta era distesa sul suolo di piazza Cesare Battisti, perché i piccoli la riempissero di disegni, con l’aiuto di Maurizio Baselli. I figuranti indossavano alti cappelli e bottoni (ovviamente) giganteschi. Uno di loro, sul bottone, recava la scritta: “Io sto con il gigante” (dopotutto, i bambini non sono simpatici proprio a tutti…). Il Gruppo Alpini, nei portici di Palazzo Luzzago, cucinava patatine e “pà e salamìna” (il ricavato sarebbe stato devoluto ai terremotati). La comunità indiana locale faceva invece assaggiare alcuni piatti etnici; quella senegalese mostrava disegni e statuette. L’associazione Saltabanco-Arciragazzi intratteneva i piccoli con giochi in formato (ovviamente) gigante: un vasto tiro a segno disegnato a terra, “mattoncioni” colorati, trampoli… Bassa Bresciana Rugby proponeva un assaggio “soft” di questo sport. Minervium Scherma teneva una dimostrazione. Il bibliotecario Giambattista Marchioni, in via XX Settembre, aiutava i bimbi a salire su una gigantesca sedia impagliata. L’Associazione TILT - Tu, Loro, Tutti, che si occupa di offrire esperienze lavorative in campagna ai ragazzi autistici, sfidava i passanti a indovinare il peso di una zucca. Nel Piazzolo, la caffetteria Lady e la gelateria Mirtillo avevano organizzato “Just Dance”, con la “Melagodo Events and Party” di Brescia: balli da discoteca coordinati da un video. L’immancabile Tino faceva sperimentare giocattoli di legno. Il Gruppo Verolese Volontari del Soccorso si era trasformato in “Orso Soccorso”. Il MYA Tennis Club faceva provare ai piccoli l’uso delle racchette. In Piazza Italia, oltre a un Pinocchio gigante appoggiato a un albero, c’erano gli stand di “Genitori all’Opera” (l’associazione delle famiglie degli alunni della Scuola Materna e Nido “G. Ferrari”). Avevano realizzato “Il giardino d’inverno”, in riferimento alla fiaba di Wilde. Qui, si poteva giocare con ombrelli gocciolanti, cubi di ghiaccio da pescare, secchi rovesciati da percuotere, sequenze di una fiaba da riordinare. Poco più in là, la stessa associazione proponeva “Il grande pozzo”: vi si pescavano biglietti abbinati a sorprese…

            La serata si è conclusa davanti al palazzo municipale: al suono dei battimani (per “scaldare il cuore”), è stata liberata una nuvola di palloncini. Dopodiché, è stato il momento di condividere “la torta più grande del mondo”.

venerdì 13 ottobre 2017

Nomadi: la storia continua... nel Bresciano

Mezzo secolo abbondante d’età… e non sentirlo. Questo potrebbe essere il motto dello storico gruppo pop “I Nomadi”. La loro parabola cominciò nel 1963 fra Modena e Reggio Emilia, per opera di Beppe Carletti ed Augusto Daolio. Sono rimasti vivi sui palchi e nel cuore dei fan rinnovando più volte il repertorio e la formazione - ma senza perdere la caratteristica voglia di viaggiare e di tener gli occhi aperti sul mondo. I Nomadi attuali sono: Yuri Cilloni (voce); Massimo Vecchi (voce e basso); Beppe Carletti (tastiere); Sergio Reggioli (violino, percussioni, chitarra, voce); Cico Falzone (chitarre, voce); Daniele Campani (batteria). 
I Nomadi a Verolanuova
(8 settembre 2017)
            A furia di girovagare, sono giunti anche nelle sperdute lande della Bassa Bresciana. Ci ha pensato l’Associazione Amici dei Vigili del Fuoco di Verolanuova, che li ha invitati allo Stadio Bragadina l’8 settembre 2017, col benestare del Comune. Il Gruppo Sportivo Verolese ha concesso spazio e aiuto logistico. Per Beppe Carletti, è stata l’occasione d’aggiungere alla propria ricca biblioteca personale un volume con la storia dei pompieri verolesi, insieme a una targa di ringraziamento rivolta a tutto il gruppo. «Chi regala un libro, regala un tesoro» ha commentato.
            Il titolo del concerto era: “La storia continua”. Nomadi nuovi, ma senza dimenticare il passato. La serata è cominciata con un brano dal sapore epico: “Senza patria” (col cavaliere Ghireikhan, rimasto solo a cercare una casa che non ha). È seguito “Noi non ci saremo”, in cui si prospetta per la Terra un futuro senza genere umano. “Aironi neri” è stata l’occasione per ricordare il co-fondatore Augusto Daolio, stroncato da un tumore ai polmoni nel 1992.
Poi: “Tutto a posto”; “Il fiore nero”. Dalla carrellata di grandi classici, il programma è approdato alle canzoni contro la guerra e sul desiderio di una vita riscaldata dagli affetti: “Senza nome”; “Sangue al cuore”; “Dove si va”; “Ti lascio una parola (Goodbye)”; “Auschwitz”.
            Parlando di sentimenti, non potevano mancare gli anniversari. “20 de April” reca come titolo proprio la data di una lettera a un amore passato. Ma i Nomadi hanno voluto ricordare anche gli anniversari di matrimonio degli amici - e a una coppia è stata dedicata “Se non ho te”. “Il paese delle favole” rimane inquietantemente attuale, col suo quadro stralunato della contemporaneità. Un assolo di violino ha introdotto un classico che ricordava la storica collaborazione con Francesco Guccini: “Il vecchio e il bambino”. “La collina” suggerisce la possibilità di una dimensione al di fuori del mondo che conosciamo. “La coerenza” è la solitudine di chi si rifiuta di mentire a se stesso.
            Poi, sono arrivati altri brani riconoscibilissimi: “La libertà di volare”; “Una storia da raccontare”; “Mediterraneo”; “Ala bianca”; “Marinaio di vent’anni”; "Io voglio vivere”; “Ho difeso il mio amore”; “Un giorno insieme”.
“Canzone per un’amica” è stata un modo per ricordare il bassista Dante Pergreffi, deceduto in un incidente d’auto, come la dedicataria del brano - e tutti i ragazzi che sono con loro. I pezzi conclusivi del concerto erano, in un certo senso, i simboli del gruppo: “Dio è morto”; “Io vagabondo”. Una chiusura “circolare”, per mostrare un passato vivo nel presente.

giovedì 12 ottobre 2017

Una via in rosso

I Comuni e la manutenzione delle strade… Un rapporto proverbiale e tormentato. Sarà forse per questo che il rinnovamento di via San Martino (o “Scià Bas”), a Manerbio, è stato salutato con una festa. Il 3 settembre 2017, è stata tenuta l’inaugurazione. Era cortesemente richiesto ai convenuti d’indossare qualcosa di rosso, in riferimento al colore del manto di San Martino nell’iconografia abituale
L'inaugurazione di Via San Martino, a Manerbio.
            Al taglio del nastro, era presente il sindaco Samuele Alghisi, con Nerina Carlotti, Giandomenico Preti e Paola Masini. Erano accompagnati dai Carabinieri, dalla Polizia locale e dall’Associazione Nazionale Carabinieri, nonché dal parroco don Tino Clementi. La colonna sonora, naturalmente, era affidata alla Civica Associazione Musicale Santa Cecilia.
            Il nome dialettale della strada ricorda i tempi in cui la zona era compresa nella “Scià”, il quartiere residenziale dei Galli conquistatori (arrivati nel 395 a.C.). L’aggettivo “Bas” designa quella che fu la parte periferica di tale quartiere. La vicenda è narrata in: La Bassa e la sua memoria. Nove comuni si raccontano, a cura di Gian Mario Andrico ed Eugenio Massetti, Roccafranca 2004, Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, pp. 64-65.
            Il nome “San Martino” è probabilmente dovuto all’antica devozione di cui questo santo gode in loco. Ne parla Mons. Paolo Guerrini, in: Manerbio. La pieve e il Comune, Brescia 1936, Scuola Tipografica Opera Pavoniana, pp. 110-112. La chiesa a lui dedicata fu edificata fra il Castello e il Mella, sopra il greto del fiume, bonificato dai monaci. Nel 1414, un mercante volle che i suoi eredi costruissero nella pieve di S. Lorenzo una cappella dedicata a S. Martino. Oltre a esservi sepolto, desiderò che gli eredi vi mantenessero un sacerdote, con l’obbligo di celebrarvi almeno due Messe di suffragio alla settimana - e altri oneri. Il testamento comprendeva anche terreni che aumentarono la dotazione fondiaria della chiesa di S. Martino.
            Dopo il taglio del nastro, si è svolto un piccolo corteo. Ai lati della strada, erano poste le bancarelle degli esercizi commerciali e delle associazioni. Si poteva così cenare a base di prodotti di rosticceria, “pa e salamìna”, birra, piadine, kebab. La locandina ringraziava l’oratorio “San Filippo Neri”, “La Veranda - Tigelle e Crescentine”, il Birrificio Babb, Rostipollo, La Piadineria, Turkish Istanbul Kebab. Sulla via, si affacciavano anche le ACLI, l’Associazione Amici della Biblioteca (col suo banco di libri) e l’Associazione di promozione sociale“Chorouk”, che raduna i musulmani del luogo e che offriva tè alla menta, caldo e zuccherato. I ringraziamenti in locandina riguardavano anche i commercianti della via, naturalmente.
            L’idillio non era però completo. Al numero 80, si trovava una curiosa “dogana”: un cartello che separava via San Martino da “via dell’Incompiuta”. Il riferimento era alla celebre sinfonia di Franz Schubert, ma anche e soprattutto al fatto che i lavori di rinnovo non avevano riguardato tutta la via. Si erano interrotti, sul lato destro della strada, al suddetto numero civico. La motivazione data a chi ne aveva chiesto conto era l’insufficienza di fondi e di cubetti in porfido. La protesta è stata ideata dai proprietari dello storico Bar Impero, che si trova proprio all’inizio dell’ “Incompiuta”. Sulle tapparelle del locale, chiuso per l’occasione, campeggiavano altri cartelli che spiegavano la presenza della “dogana” e riecheggiavano un noto spot (“No sanpietrini? No party!”).
            In attesa di poter sentire la replica della giunta comunale, i cittadini hanno ascoltato novità e grandi classici di Dellino Farmer, il rapper dialettale innamorato della Bassa(soprattutto di Offlaga… e di Manerbio, naturalmente). La sua verve ha riscaldato i fan fino a un orario accettabile per gli inquilini del condominio antistante; dopodiché, ha lasciato posto ai DJ set. Tra festa e polemiche, lunga vita… anzi, via alla vecchia e nuova Scià Bas.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 8.

mercoledì 11 ottobre 2017

Piano in casa, ovvero Le più belle di Manerbio

Conoscere le più belle (ville) della città: questa era l’idea alla base di “Piano in casa. Musica e parole per ville e giardini”. L’iniziativa era curata dal Comune e dall’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio. Era anche un modo per far conoscere il progetto “Magazzino Merci Manerbio”: ovvero, il recupero architettonico del magazzino ferroviario, che potrebbe avere un impiego multifunzionale. Per cinque sere, i cittadini sono stati invitati a visitare alcune abitazioni storiche, con accompagnamento musicale dal vivo. 
Il Trio per Caso a Villa Ziletti di via Diaz (Manerbio).
Foto: Carlo Monterenzi
            “Piano in casa” ha avuto inizio il 29 luglio 2017, con Villa Pancera di Via Stazione. Databile alla fine del XVII sec., già di proprietà di famiglie illustri come i Luzzago e i Gorno, appartiene ai Pancera dal 1983. Lo stemma con unicorno che fregia ancora alcune porte ricorda appunto i Gorno. La “colonna sonora” è stata affidata al Quintetto Effimero, che unisce la musica classica alla ritmica. Il repertorio spaziava, appunto, da Mozart al ragtime e al cake-walk di inizio Novecento.
            Del primo Novecento si è trattato anche il 2 agosto, a Villa Panzera di Via Dante. Stavolta, il ruolo di guida è spettato all’arch. Graziella Freddi. La famiglia che ha dato il nome all’edificio ha acquistato la proprietà nel 1931. La villa fu costruita coi principi dell’epoca: design innovativo, materiali solidi ma non aulici (cemento, cemento armato, graniglia); decoro finalizzato alla funzione (si pensi alla torretta cilindrica che include le scale). L’opera risente quindi del movimento razionalista, così come dell’Art Déco per gli interni. A questa corrente, durante la serata, è stato accostata la musica jazz: alle linee ripetitive dell’Art Déco, corrisponderebbe infatti la ripetizione delle melodie. Perciò, l’accompagnamento della serata è stato affidato al Trio per Caso (occasionalmente, con un quarto membro).
            Il 1 settembre, è stata la volta di Villa Maifredi in Via Magenta: altro esempio di razionalismo italiano, legata a doppio filo alla “città sociale” che affiancava il Lanificio Marzotto. La dott.ssa Sara Guerini ha illustrato come le abitazioni e i servizi creati per operai e dirigenti servissero a migliorare la resa lavorativa, eliminando (ad esempio) lo stress del pendolarismo. In Villa Maifredi, al marmo si sposò il linoleum, un materiale innovativo per l’epoca e destinato alla zona notte. L’impianto di riscaldamento centralizzato a caloriferi era all’avanguardia ed integrato da camini, al pianterreno. Ai domestici, erano riservate scale separate. L’attenzione dell’epoca agli effetti salutari del sole è sottolineata dalla presenza di un solarium.
            La visita è stata accompagnata dalla presentazione del romanzo autopubblicato di Chiara Zani: La danza della vita. Anche le musiche, eseguite da un quartetto e attribuite dalla locandina ad Alice Annoni, erano arrangiamenti di brani tratti da famosi balletti.
            Il 7 settembre, i manerbiesi sono stati invitati a Villa Ziletti di Via Diaz. Di nuovo, sono stati accolti dall’arch. Freddi e dal Trio per Caso. Quando l’attuale proprietario acquistò il complesso, esso aveva bisogno di una radicale ristrutturazione. Furono così scoperti gli affreschi cinquecenteschi. La cantina, invece, è stata ricavata nell’alveo di un fossato, che ricorda il passato di fortezza dell’edificio.
            Originariamente parte dello stesso complesso era l’attuale casa canonica, in piazza Boninsegna. A essa è stata dedicata l’ultima serata, quella del 10 settembre. Il coro “Sotto la torre” ha intrattenuto i convenuti.
La destinazione ad abitazione dei sacerdoti risale al 1958, in seguito al lascito del dott. Carlino Sartori. L’edificio si trova all’interno della prima cinta muraria di Manerbio; l’attuale archivio parrocchiale risiede nell’ex- “torrazza” dei Luzzago. Proprio all’archivio è stata riservata la visita finale: qui sono registrate pagine di vite, nascite, matrimoni e morti dei manerbiesi, nei secoli.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 4.