mercoledì 9 ottobre 2019

Leggendo “DiVersi in Prosa – Viaggio alla ricerca di me…”, di Leonardo Manetti




La poesia viene invocata giacché deliziosa artefice di un tempo del tutto personale, che scorre con leggerezza, normalmente, rivalutando certe attività, quelle svolte da coloro che coltivano la terra, alla luce delle familiari tradizioni, dell’autentico buongusto, estasiante quando un dato paesaggio aspetta solo d’essere contemplato, fortificati da risultati ottenuti rispettandolo, fertilizzandolo fuori dall’ordinario, tra l’illusione, la favola e il sogno: tre elementi da mischiare dimodoché la verità comporti l’univoca sorte. 
“Un'oasi solitaria 
nel deserto della velocità 
scandisce il mutare delle stagioni 
un sottofondo di musiche classiche”.

Riaprendo gli occhi alla natura vuol dire sperare che il futuro sia migliore, Leonardo effettivamente ama svolgere delle attività distante da qualsiasi tipo d’artifizio, un qualcosa che ha desiderato fare da sempre… guarda caso il poetico apice secondo lui lo si tocca producendo il vino, che per degustarlo bisogna attenersi a un cerimoniale favoloso, al momento di servirlo, dimodoché s’ingigantisca la voglia di riconoscersi nei sacrifici compiuti, in una certa stagione, per realizzarlo alla portata di tutti.
Nelle parole di questo poeta si passa da una collocazione terrena che costa fatica alla vegetazione selvaggia, contorta, e viceversa; agendo come degli agricoltori lesti a donare della proverbiale vivacità d’animo, a chi si entusiasma sull’orlo di un’ubriacatura, ballando e cantando sotto la pioggia, con una serenità raggelante, a precedere il tormento primaverile che poi porta a legittimare la passione con cui il sole splende. 
leonardo manetti diversi in prosa
Manetti intende delle qualità che se sortite danno modo di credere che tutto torni, leggiadramente; la sua solitudine si riferisce all’eternità della messa a prova di un prodotto della natura del tutto autentico, che lui ricava, oltre al fatto di distinguersi con la salvaguardia di un fiore prezioso, rappresentativo per la comunità fiorentina, ossia l’Iris pallida, che sbocciando rende seppur brevemente ammalianti le terre per chi le lavora e non solo… un decoro straordinario!
“Tutto è poesia agli occhi di un bambino meravigliato dalla normalità”.
I versi successivamente s’incentrano sull’immagine di una dolce metà alquanto riservata e talvolta cupa, caratteristiche che ritemprano il poeta che necessita di riprendere la propria vita in chiave sentimentale, di spalancare le porte nuovamente senza venire travisato dalla nostalgia, e abbracciare l’incanto di un destino che ci viene incontro anche e soprattutto quando non ce ne accorgiamo; giacché disattenti o disattesi di per sé.


“Leggendo lettere imprigionate
di un corpo ferito
scoprii intimi segreti
corsi fuori, all'aperto”.




Messaggi sopraffini, di una memoria desolata e lacerante vanno colti nonostante una rigidità di tipo residuale, per riempire inquadrature positive col candore emotivo, che si ottiene tacendo in quel contatto che non può fare altro che impreziosire l’animo umano… nel potere degli affetti che purtroppo può annullarsi se le volontà si distaccano tra di loro, se non si crede in qualcosa e di conseguenza in qualcuno.
“Persi senza ragione in un labirinto 
cerchiamo vie nascoste”.

Le altezze rappresentavano delle conquiste, quella ripidità tra l’immacolato, il tenero e l’avverso che ti spegne la luce, sgraziata dal corso degli eventi… tanto valeva andare via, lontano, denotare come le coperture degli stabili spiccano in una grande metropoli offuscando il cielo, e ch’era allora indispensabile prendersi il proprio tempo senza pensarci, prolungarsi alla faccia della normalità e del progresso che la modernità ci propina, destinarsi a un luogo esotico, propensi all’ascolto di musiche da ballo entusiasmanti e accattivanti al contempo… insomma: Leonardo voleva sprofondare nell’amore desiderato, in mezzo a quell’umanità che ogni volta ti stupisce e in un contesto territoriale da sogno, solitario, con immagini seducenti, travolgenti al momento di rintracciare l’immensità, tastando il buio.
Manetti si allontana dalle sue care radici per rigenerarsi doverosamente, giacché trafitto da una dolce e delicata tristezza che s’ingigantisce improvvisamente come se costretto a stare sotto la pioggia, a concepire una malattia senza che gli altri possano comprendere, paragonando addirittura la vita che comincia alle sabbie mobili… da qui il desiderio di provare più esperienze possibili per motivare la coscienza, prima di ridursi in cenere e abbandonarsi nell’aria, godendo dell’infinito, di una dimensione al naturale per nulla incolta grazie al suo operato, alla sua passione.

“Gesto doveroso
un rituale sano
esclama la libertà”.



domenica 6 ottobre 2019

Presenze Spettrali con Jennifer Radulović e il Circolo del Gotico




presenze spettrali circolo del gotico jennifer radulovićNon s’interrompe la corrispondenza d’amorosi sensi fra la dott.ssa Jennifer Radulović, fondatrice del Circolo del Gotico, e Brescia. Al Teatro San Giovanni Evangelista, il 5 ottobre 2019, la nostra storica ha trattato di Presenze Spettrali
            Chi non ha mai letto o sentito storie di fantasmi? La tematica delle “anime in pena” è antica, già omerica: Odisseo, nel libro XI dell’Odissea, compie una visita all’aldilà che è (anche e soprattutto) un atto di evocazione dei defunti. Qui, i “fantasmi” sono semplicemente le pallide e malinconiche sembianze di coloro che erano stati in vita. Ben più seccanti saranno gli spettri della Grecia classica (V-IV sec. a.C.): rumorosi, spaventosi, trascineranno catene per domandare una corretta sepoltura delle proprie salme ai novelli abitanti delle case infestate.
            Anche l’Antico Testamento menziona le pratiche di evocazione delle anime trapassate, ovvero la negromanzia, per proibirla (vedasi, ad esempio, Lv 19, 31 e Lv 20, 6). Questo divieto assoluto sancì per secoli, da una parte, la credenza nell’esistenza di una sopravvivenza spirituale post mortem; dall’altra, lo stigma contro chiunque cercasse di spingere gli spiriti a manifestarsi.
            La classica immagine del fantasma ricoperto da un lenzuolo proviene dall’usanza di seppellire le salme avvolte da un sudario. Questa iconografia dello spettro prese piede soprattutto in età vittoriana (1837-1901): un periodo contrassegnato dalle mode dello spiritismo e delle cosiddette “fotografie spiritiche”, ottenute sovrapponendo le lastre in fase di sviluppo o ricorrendo ad attori avvolti proprio in un lenzuolo. Tutto ciò ispirò l’arte della pittrice surrealista messicana Leonora Carrington (1917-2011).


            E in quali luoghi si concentrerebbero le Presenze Spettrali? Tra i tipici scenari d’infestazione, la dott.ssa Radulović ha menzionato i cimiteri. Non è così ovvio come potrebbe sembrare: l’idea sottende la credenza nell’indissolubilità del legame anima-corpo, ovvero una peculiare concezione della morte. Poi: parchi, boschi, giardini… luoghi lussureggianti di natura, magari immersi nella nebbia. O contesti urbani: strade, edifici abbandonati… O ancora, le celeberrime case infestate, che si tratti di abitazioni private, o di manicomi, orfanotrofi, ospedali. Tutti luoghi segnati dalla solitudine, dal dolore e dalla successiva fatiscenza. Nell’immaginario comune, la tipica casa infestata è una Victorian mansion, tipo di abitazione privata caratteristica dell’Inghilterra ottocentesca. Questo per il ruolo che quel luogo e quell’epoca (come abbiamo visto) giocarono nel creare la figura moderna del “fantasma”. Ma anche orfanotrofi e manicomi sono amati dagli odierni ghost hunters. L’accostamento tra questi luoghi e le infestazioni assume sfumature di denuncia contro l’abbrutimento e l’isolamento che essi rappresentarono, soprattutto nella prima metà del Novecento. A Herbert Baglione, street artist brasiliano, dobbiamo l’idea delle 1000 Shadows (1000 Ombre), realizzate proprio in un ospedale psichiatrico in disuso in area parmense.
Nel caso delle chiese sconsacrate, le dicerie sui fantasmi sono legate invece al loro alone di profanazione. 
presenze spettrali circolo del gotico jennifer radulović

La ghost story (in Inghilterra, ma anche in area bresciana…) è un genere nato oralmente, per occupare le serate contadine intorno al fuoco, durante il riposo invernale. Nel XIX sec., esse ispirarono un genere letterario assai fortunato. Fra i molti autori di storie spettrali, ricordiamo Henry James (1843-1916) e il suo Giro di vite (1898): una governante, nell’occuparsi di due bambini, ne osserva le condotte inquietanti e si convince che essi siano posseduti dalle anime di due malvagi defunti…
A questo punto, la dott.ssa Radulović ha offerto al pubblico la narrazione completa e multimediale di un suo racconto: L’occhialaio di Dresda, compreso ne Le novelle dei Morti (Milano 2017, ABEditore). In esso, un anziano ottico ebreo suscita la curiosità dei clienti recando con sé un cofanetto segretissimo. Esso contiene “gli occhiali dei morti”…
Allo storytelling, è seguita una passeggiata per il centro di Brescia a lume di candela. Perché l’amore per le storie di fantasmi è anche gusto di meravigliarsi per le luci e le ombre notturne.


lunedì 30 settembre 2019

Un “paradiso per le api” sul fiume Mella?





fabrizio mosca apicoltore manerbioIl fato è nelle piccole cose. Per esempio: quei minuscoli esseri detti api, impollinando le piante, ne garantiscono la riproduzione e, di conseguenza, l’esistenza di tutte le altre forme di vita che dai vegetali dipendono. Su Internet, corre una famosa citazione attribuita ad Albert Einstein in merito. Non occorre poi ricordare i loro dolci e salutari prodotti. Viste le preziosissime doti naturali di questi insetti, è perfettamente comprensibile che qualcuno scelga di diventare apicoltore per pura passione.
Il manerbiese Fabrizio Mosca ha fatto proprio questo. La sua professione è il disegno architettonico; ma ha seguito un corso di apicoltura organizzato dall’APAB, l’Associazione Per l’Apicoltura Brescia. È così divenuto apicoltore hobbista. 
Fra le sue arnie, quindici sono arnie vere e proprie, ciascuna contenente nove telaini su cui lavorano le api. Le altre trentadue sono divisioni, fatte per prevenire la sciamatura. Essa è un fenomeno naturale: la partenza definitiva da una colonia di una regina, seguita da una parte delle giovani operaie e da qualche fuco. Serve a lasciare il posto alla nuova regina che sta per nascere. Vari fattori possono favorire o meno la tendenza a sciamare. Questo esodo, però, indebolirebbe la “famiglia”, privandola di membri giovani e pronti a riprodursi. Ecco perché gli apicoltori preferiscono, generalmente, prevenire il fenomeno.


            Quanto ai mieli, le api di Mosca producono quelli di acacia e tiglio - oltre al millefiori, che Fabrizio riserva però all’alimentazione delle piccole lavoratrici alate. Le arnie vengono ampliate da melari, le cassette che raccolgono (appunto) il miele. Perché un hobbista sia autorizzato a venderlo, occorre un’etichettatura che riporti il nome, la partita IVA, la provenienza, la scadenza e il lotto. Ciò rende il prodotto tracciabile e controllabile a livello sanitario.
Attualmente, le arnie di Fabrizio Mosca si trovano nel Bosco del Canalòt (alias Bosco Mella), nel terreno assegnato in comodato d’uso al consorzio Ruzza Botta. È una posizione favorevolissima alle api: sono circondate da piante non trattate con pesticidi e curate dai volontari locali.
Solitamente, gli apicoltori debbono chiedere la disponibilità dei terreni agli agricoltori. Questi ultimi non possono però rinunciare a quei trattamenti antiparassitari che rendono i vegetali velenosi anche per le api. Ciò comporta temporanei trasferimenti delle arnie, durante i suddetti trattamenti. La disponibilità del Bosco ha fornito un piccolo “paradiso” che ha risolto il problema almeno a Fabrizio. 
fabrizio mosca apicultore manerbio
            L’importanza di queste “oasi verdi” ha spinto Castenedolo a diventare un paese “amico delle api”. Dell’anno scorso è la notizia, sul sito del Giornale di Brescia, per cui questo Comune avrebbe destinato cinque aree pubbliche alla semina di fiori atti al pascolo degli insetti impollinatori. La fornitura delle sementi e l’avvio della pratica sono state curate dall’associazione ForBee, nata in collaborazione con l’Associazione Apicoltori della Provincia di Brescia. Essa ha anche organizzato incontri di sensibilizzazione sul tema della moria delle api.
            Creare un pascolo per gli insetti impollinatori è il sogno anche di alcuni apicoltori attivi a Manerbio. L’hanno dichiarato Angelo Zanolini (hobbista), il suddetto Fabrizio Mosca e Davide Frugoni (professionista). Sono contenti anche delle dichiarazioni di Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi. Nel giugno 2019, questi ha infatti auspicato una legge regionale dedicata all’apicoltura, per promuovere la produzione e la commercializzazione del miele locale. La Regione Lombardia ha approvato il Programma triennale apistico regionale 2020-2022, che va in questa direzione.
            Nell’attesa, noi manerbiesi possiamo aspirare ad avere, un giorno, il nostro paradiso terrestre… per le api, sulle rive del Mella. Come tutti i paradisi, offrirebbe un appiglio di speranza.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 146 (settembre 2019), p. 14.


mercoledì 18 settembre 2019

Passi di danza nella Notte delle Fiabe



La Notte delle Fiabe che si terrà a Manerbio il 21 settembre 2019, come anticipato nello scorso numero, sarà dedicata a I musicanti di Brema dei fratelli Grimm. Nella molteplicità di intrattenimenti a tema, non potrà mancare (ovviamente) la danza. Ecco dunque che sarà presente Antonella Settura, col suo Centro Danza e le coreografie da lei dirette. 
antonella settura danza notte delle fiabe
Napoli, Suite Dansante
Come ricollegarsi all’argomento della serata? Naturalmente, con la musica, mezzo con cui i quattro protagonisti intendono riscattarsi dalla propria presunta “inutilità sociale”. Quanto ai balletti, essi verteranno sul tema del viaggio: i musicanti di Brema sono, infatti, viandanti instancabili.
Le atmosfere saranno una riproposizione di quelle presentate allo spettacolo On Va Danser, tenutosi al Teatro Pio XI di Bagnolo Mella l’8 giugno 2019. In piazza Italia, gli allievi di Antonella Settura dipingeranno un vivente quadretto di genere: Napoli, Suite Dansante. Nella scena, “scugnizzi” e “figliole” dai variopinti costumi si raduneranno intorno a Pulcinella, stregati dal suono del suo mandolino.


            Onde sull’Oceano porterà invece gli spettatori di passaggio su una spiaggia hawaiana, baciata dall’acqua e dal vento, fra danze di sirene e ragazze.
            Verona sarà tratto dal musical Romeo e Giulietta - Ama e cambia il mondo (2001). Anziché sull’immortale storia d’amore, l’accento verrà così posto sulle lotte intestine nella città scaligera e sul tocco di “Gomorra” che caratterizzava i centri urbani medievali. L’effetto sarà dinamico e trascinante. Tre esempi di danza, tre mondi avvincenti e diversissimi tra loro: ognuno racconterà la propria magia, nella Notte delle Fiabe.


martedì 17 settembre 2019

Buona Notte delle Fiabe coi Musicanti di Brema!



Il 21 settembre va avvicinandosi; e, con esso, la Notte delle Fiabe 2019 a Manerbio. Come già detto nello scorso numero, quest’anno la serata sarà dedicata a un classico dei fratelli Grimm: I musicanti di Brema. Un asino, un cane, un gatto e un gallo s’incontrano quando credono che le proprie vite siano giunte al termine. Trovano invece nuova fortuna, grazie all’amicizia, alla passione per la musica e a un po’ d’astuzia. 
i musicanti di brema

            La Notte è stata preceduta, ovviamente, dalla Stagione delle Fiabe. Per il 5 settembre, nel giardino della Biblioteca Civica, con Valentina Suardi e Cristian Burlini (insegnanti della Civica Associazione Musicale “S. Cecilia”), era stata programmata “Una sera che fa suoni”. Per il 10 settembre, era in locandina il gruppo teatrale “Q.D.V. - Quelli Del Venerdì”, con una versione teatrale dei Musicanti.
            L’evento del 21 settembre, nel primo pomeriggio, sarà inaugurato dallo scambio dei giocattoli usati, in Piazza Italia. Seguirà poi, dalle 15:00 alle 17:00, nei giardini comunali e nel Teatro Civico “M. Bortolozzi”, la “giornata aperta” della Civica Associazione Musicale “S. Cecilia”. Lo scopo sarà far conoscere le attività della banda giovanile “L. Manfredini”. In caso di pioggia, la presentazione si terrà presso la sede della “S. Cecilia”.
            Dalle ore 18:30, nella piazza antistante il municipio, cominceranno a tuonare i “1000 Tamburi in Piazza”: un raduno di cittadini “armati” di percussioni e guidati da alcuni musicisti.
            In seguito, lungo le vie del centro storico, si esibirà la Compagnia Spettacolosenzamura di Milano. In via XX Settembre, il gruppo "I Violini della Bassa", coordinato da Nicola Barbieri e Amie Weis dell'associazione “Periscope for Arts”, offrirà un programma ispirato agli animali e ai loro versi, rappresentati nella musica classica da vari importanti compositori, in maniera ironica o semplicemente onomatopeica. All'apertura della serata, sempre  "I Violini della Bassa" sfileranno proponendo alcune danze dell'epoca dei Musicanti di Brema.
            In Piazza C. Battisti, l’Associazione Saltabanco proporrà giochi per gruppi e famiglie; gli allenatori del Rugby Manerbio organizzeranno percorsi a ostacoli.


            In Piazza Italia, si esibiranno i ballerini della “We Got the Attitude - Fatti Prendere Hip Hop School”, coordinati da Claudia Mor, e la scuola “Centro Danza” di Manerbio della prof.ssa Antonella Settura.
            Vista la natura dei musicanti di Brema, non potrà mancare un rappresentante a quattro zampe: un cavallo in persona, guidato da istruttori muniti di patentino. Questo particolarissimo ospite proverrà dal maneggio “Arabian Training Center” di Roberto Zaniboni, a Offlaga.
Al gruppo teatrale “Q.D.V. - Quelli Del Venerdì” spetterà invece indossare costumi a tema e affabulare i cittadini, lungo Via XX  Settembre.
La Minervium Scherma di Manerbio presenterà la propria attività in Via IV Novembre.
Non mancheranno i banchetti espositivi delle associazioni “Mamma Africa” e “Genitori all'Opera”.
Molte aspettative sono riposte nei musicisti del corpo bandistico e dei numerosi gruppi musicali di Manerbio.
Grazie al Gruppo Sartoria e a “Genitori all'Opera”, che, da mesi, stanno preparando le orecchie dell'asino, del cane, del gatto e la cresta del gallo. I bambini potranno così identificarsi con i protagonisti della fiaba che celebra la solidarietà.
Il finale, previsto per le ore 22:30 in Piazza “C. Battisti”, vedrà coinvolto il pubblico dei bambini che, con la loro musica, sapranno sconfiggere i briganti di ogni età.


giovedì 12 settembre 2019

Pausa zen - Ci risentiamo fra tre giorni!

Erica Gazzoldi ritiro zen
Quest'anno, ho dovuto attendere più a lungo, prima di poter partire per il mio sospirato ritiro zen annuale. Comunque, è giunta l'ora e vi debbo temporaneamente salutare. A partire da domani, sarò irreperibile per via telematica. Ci risentiremo a partire da lunedì. 
Mille gassho! 🙏

sabato 7 settembre 2019

Levi P. Mumps – Sofia è mio fratello




Riceviamo e pubblichiamo (a cura di Vincenzo Calò):

levi p. mumps sofia è mio fratelloSofia è mio fratello è un romanzo che affronta il delicato tema della disforia di genere.
 Racconta infatti la storia di una ragazza – la Sofia del titolo – che durante l’adolescenza si
rende conto di identificarsi nel sesso opposto a quello biologico relativo alla sua nascita.

Scopre in altre parole di essere un transgender, un maschio intrappolato in un corpo
femminile.

La cosa getta nello sconforto i suoi genitori, che non avevano mai avuto a che
fare con una situazione del genere, e non li aiuta nemmeno il contesto in cui vivono, un
piccolo paese della Sardegna, che vive di pettegolezzi e pregiudizi.

Sofia, che desidera cambiare il suo nome in Gabriele e assumere fattezze maschili, dovrà così affrontare un lungo percorso di terapie e burocrazia per trovare finalmente la pace interiore.

Insieme a questa storia, inoltre, si sviluppa parallelamente il racconto del viaggio del fratello
maggiore Riccardo che, durante una vacanza in Provenza, perderà la testa per una
giovane francese; riuscendo finalmente a superare il trauma per la fine di una tormentata
storia durata cinque anni.

Pertanto, il tema, sempre spinoso, della diversità e della sessualità è affrontato con la
giusta delicatezza dall’autore, e l’intreccio risulta interessante e ben costruito, grazie anche
all’uso dei flashback e a una accattivante meta-narrazione.

Per le tematiche trattate, il romanzo sembra destinato a chi è in procinto di diventare adulto e a chi lo è.


venerdì 6 settembre 2019

Incontro con Wally Bonvicini: come imparare a verificare le fideiussioni







A molti è capitato di ricevere "un foglietto" da una società veicolo che chiede soldi. Si tratta di società costituite quasi tutte a Conegliano Veneto per acquistare crediti a pochi spiccioli, per poi richiedere somme consistenti, spesso non dovute.
Secondo Wally Bonvicini, non bisogna spaventarsi, ma richiedere subito alla società di dimostrare il credito, esibendo la documentazione sin dall'inizio del rapporto. Documentazione che va altresì fatta verificare, una volta ricevuta. Quasi sempre, infatti, sono presenti anomalie e, in presenza di usura, la società veicolo che ha acquistato il credito ha integrato con la cedente i reati di riciclaggio e ricettazione. Se viene riscontrata usura, non sono dovuti interessi; pertanto, il credito non è certo, liquido ed esigibile. Se la società non consegna la documentazione, non dimostra il credito; pertanto, nulla è dovuto.
Di questo e altro parlerà Wally Bonvicini a Manerbio, alle ore 20:45 del 26 settembre 2019, sotto i portici del Municipio (in Sala Mostre). A presto!


martedì 20 agosto 2019

SNASA: il lato bresciano della luna



È giunto il momento di svelare una sconvolgente verità: i primi uomini ad andare sulla Luna furono tre bresciani. Non è una bufala: è quanto raccontano i Cinelli’s, cantautori parodistici.
Scherzi a parte, quest’anno cade il cinquantesimo anniversario del viaggio di Neil Armstrong sul nostro beneamato satellite. Contemporaneamente, compie vent’anni il primo CD inciso dai Cinelli’s: La Luna sui cachi. Per festeggiare la doppia ricorrenza, hanno partorito SNASA: un album che racconta, in dodici brani, l’impresa lunare in chiave bresciana. I favolosi astronauti sono: Giancarlo “Charlie” Cinelli (voce e chitarra); suo fratello Piergiorgio “Cinellino”Cinelli (voce e basso); Roberto “Gianpieroberto” Giribardi (batteria). 
cinelli's snasa

            La storia comincia con I m’ha molàt sàbot: dopo molte e approfondite visite mediche, finalmente i nostri eroi sono stati dichiarati idonei ad andare sulla Luna. Peccato che debbano partire proprio il giorno in cui avrebbero dovuto assistere alla partita del Brescia… Per di più, uno dei tre, la sera prima della partenza, torna A casa ciòk (santo cielo!).
A ogni modo, i tre si accomodano sul razzo in tempo. E, a bordo, gli orari sono accuratamente scanditi, come recita Sèt e quaranta. Non è certo una crociera qualsiasi…
Comunque, c’è una preoccupazione non da poco, per un gruppo di bresciani ruspanti: Sö la Lüna mé ‘l só, il cibo non è certo nostrano. Meglio provvedere prima, portandosi appresso salumi, costine di maiale e altro bendidio…
In compenso, dal razzo si gode un panorama notevole: Vède zó Temù e tanti altri paesi sul lago di Garda.
Una volta arrivati a destinazione, è importante calzare i Munbut, quella sorta di “doposci” inclusa nella tuta da astronauta. La superficie del satellite, infatti, è coperta di pietre: non certo gradevole, per chi ha un’unghia del piede incarnita.
Se, vent’anni fa, i Cinelli’s vedevano la Luna sui cachi, ora vedono I cachi söla Lüna: o, meglio, si aspettavano di trovarveli. Invece, non ce n’è nemmeno uno… chissà come mai!
La preoccupazione principale rimane, però, riuscire a seguire le partite di calcio. La televisione di bordo non riceve bene il segnale, l’antenna è troppo corta… A uno dei tre tocca dunque avventurarsi fuori dal razzo, con il compito di risolvere l’inconveniente tecnico (Slónghela).
Altra scomodità: lassù, Gh’è mia la dòcia. D’altronde, in assenza di gravità, l’acqua sarebbe andata dappertutto. Per non parlare di quando bisogna indossare il pigiama, o andare al bagno…
In più, si è esaurita La bombola dell’ossigeno e non se ne trovano di riserva. Vien proprio voglia di dire Che so gnit a fa’… Si stava così bene sulla Terra, con tutte quelle care e piccole abitudini che ora mancano. Magari, anche quella di guardare la Luna… a debita distanza, però!
Lo sconforto, tuttavia, dura solo finché i Cinelli’s non scoprono il famoso Dark Side of the Moon: sulla parte del satellite mai visibile dal nostro pianeta, sembra esserci un vero e proprio Paese di Cuccagna.
L’album si conclude in modo circolare, con Snàza: alla fine dell’impresa, bisogna tornare dalla dolce metà e scusarsi d’averla trascurata. Tra il viaggio spaziale e le conseguenti interviste in televisione, non c’è stato tempo per l’amore. Ma non ci si è dimenticati di portare una boccetta di profumo della Luna, che parrebbe paradisiaco.
Insomma: l’impresa dei Cinelli’s è meramente un frutto di scanzonata fantasia. Ma (ancor più di quella di Armstrong) è riuscita a farci sentire la Luna vicinissima alla nostra Terra.



Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 145 (agosto 2019), p. 6.


venerdì 16 agosto 2019

Leggendo “Grigliata per un cadavere” di Daniele Ossola (BookSprint Edizioni)


grigliata per un cadavere daniele ossola thrillerAll’investigatore Dario Losa piaceva filosofeggiare, preso pure da fresche attitudini moderne, tipo il combattimento distinto dalla massa, quello di matrice orientale, in cui mente e fisico si coniugano… un principio indimenticabile vista una figura paterna profondamente seguace del Duce, da cui ereditò comunque un’assistente fedele, tale Gianna Frigerio, grande lavoratrice null’affatto evasiva, originaria della Brianza, sgarbata negli atteggiamenti seppur elegante nelle pose.
Un giorno però si presentò Marta Riondino, una donna in ansia per le sorti della sua ultimogenita, proveniente da Genova stando al parlato e che si comportava in una maniera tale da poterla inquadrare nel ceto mediamente borghese, avente poco o niente di che spartire con la Frigerio stranamente; forse essendo così bella tanto da reputarsi come la migliore ammaliatrice tra coloro che davano lavoro all’investigatore, convinto del resto che qualsiasi godimento volgesse all’immensità. 
Una mano sulla coscienza pareva d’obbligo giacché Dario si sentisse invitato al recupero di un affetto incalcolabile, a costo cioè d’inguaiarsi seriamente… ma la cospicua entrata economica preventivata lo induceva a proseguire, tra i sospetti sulla Riondino che non voleva assolutamente coinvolgere polizia e carabinieri, abile guarda caso a premunirsi in possesso di armamenti, e… con un precedente penale derivante dal favoreggiamento alla prostituzione di cui si seppe dopo!
Ossola è capacissimo a riprodurre scrivendo una e più sequenze cinematografiche, raccogliendo e avvolgendo nelle tenebre delle isolate sorti, dalla faticosissima attribuzione per il protagonista, Dario Losa, dovendo egli avere a che fare con rivelazioni scottanti a getto continuo (e per giunta sotto la lente d’ingrandimento impugnata dalle forze dell’ordine, chissà perché), lungi da come si presentò quella donna; roba insomma da risolvere una vicenda diversa, mettendo in ballo attitudini sia fisiche che interiori non conciliabili sia nell’uno che nell’altro caso.
Della Vedova, il compagno della figlia della Riondino, si trovava ad attendere per le lunghe Losa cercando malamente di mantenere un tono di sfida prima di portarlo alla corte del suo impaziente padrone… questi si chiamava Marcantonio Bellagamba, e andava scrutato per delineare una situazione rinsaldando conoscenze di già sul medesimo, noto e rispettato a Milano per i profitti che traeva non proprio in linea di legalità, ma con un’autorevolezza evidente e senza destare arroganza, saggio nel gustare le sue prede dando adito falsamente al buonsenso… e del resto vatti a fidare dei biglietti di presentazione!
L’investigatore intanto decise di non battere più la testa contro quel muro che di solito le donne erigono mentalmente, mentre una tantum il giostratore della carne in casa Riondino badava con estrema scaltrezza affinché non gli sfuggissero dei pezzi variegati e succulenti dalla griglia, e non era altri che il marito (anzi, l’ex!), dall’aria un po’ desolata, pur attentissimo a ciò che faceva, come ad accantonare per sfoderare di botto il potere di una rivendicazione, senza preoccuparsi del luogo, né del motivo e tantomeno della persona alla quale indirizzarla.
La spregevolezza prevale sul pericolo nei toni e nei modi di fare, tanto d’avere l’impressione di non uscire da uno stato di passività, che al Losa gli si ripercuote nuovamente, seppur il primo passo inteso per reagire si coniuga alla sottigliezza di un tempo qual è quello della prevenzione, senza quindi volgere allo sfacelo; consapevole di stare seriamente in fallo, ch’era necessario riprendere solo ed esclusivamente il bandolo della matassa per non sprofondare nell’abisso dei sensi.
L’investigatore seguendo l’istinto avrebbe potuto uccidere chi gli metteva il bastone tra i piedi, se non fosse che riflettendo come un essere umano che si rispetti aveva deciso di distaccarcisi, armato giusto per salvarsi (abile comunque a sferrare colpi come una bestia indifferente e  indefessa), rimanendo diffidente nei confronti del guardiano di casa Riondino, che voleva vederci chiaro come lui, che pareva innocente anche se sarebbe stata poi un’impresa titanica testimoniare favorendolo, alla faccia di coloro che giocando d’astuzia gli avevano scaricato tutte le colpe del caso.
A Corelli, al guardiano, Losa gli aveva fatto oramai la cornice, indagando sui suoi precedenti fino a constatare un fisico scolpito all’inverosimile e una dedizione nel salvaguardare chi gli dava lavoro a dir poco lineare… erano gli altri a rimuginare sull’intraprendenza del protagonista in positivo di questo thriller, senza immaginare la purezza dovuta dall’ingenuità, ch’è tipica di tutti quelli che provano a risolvere qualcosa tra la vita e la morte.
L’autore incuriosisce con svariate figure a prova d’umanità che si scambiano il posto, che implicano altrettante storie che s’intersecano, adoperando una verve confidenziale nella scrittura, uno slang fedele alle radici semiborghesi d’individui inventati, che alla fine del secondo conflitto mondiale colsero certe occasioni di rilancio che si sono rivelate poi discutibili; roba d’essere riusciti a primeggiare, specie economicamente, in una Milano da rimediare sempre, ma chissà se civilmente.

·         Daniele Ossola ha vissuto per molti anni a Milano, dove ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica. 
Daniele Ossola scrittore

Ha ricoperto numerosi ruoli in ambito sociale a Ranco, luogo dove ora vive, tra cui Assessore alla Cultura con la direzione, iscritto all’O.d.G. di Milano, del periodico Il Gabbiano.
La grande passione per il teatro amatoriale lo ha portato a fondare e dirigere alla metà degli anni ’80 “La Cumpagnia del fil da fer”, formata da adolescenti e per la quale ha scritto le sceneggiature e curato la regia.
Ha fatto parte della Compagnia Teatrale Isprese, in qualità di aiuto regista e attore.
Ha coordinato laboratori teatrali di dizione e postura, presso la Scuola Primaria di Ranco, occupandosi delle sceneggiature e della regia.
Ha scritto anche fiabe e racconti, partecipando con successo a numerosi concorsi letterari a livello nazionale, convogliati nella pluripremiata raccolta Storie di tanti, pubblicata dalla BookSprint Edizioni.
Una sua commedia brillante, L’incubo di Capitan Uncino, fa parte della Collana Ars Theatralis de Il Convivio Editore.



sabato 10 agosto 2019

Le Muse dell’Onirico inaugurano un laboratorio teatrale


La compagnia teatrale manerbiese “Le Muse dell’Onirico” è nata proprio grazie a un laboratorio teatrale, finalizzato a preparare la commedia Essere o apparire, questo è il dilemma. Ecco che la medesima compagnia rilancia l’esperienza. Sono già in programma nove serate (ore 20:30 - 23:00): 3 - 4 - 10 - 17 - 24 settembre; 8 - 15 - 22 - 29 ottobre 2019. L’iniziativa s’intitola, letteralmente: “Laboratorio di teatro per adulti dai 20 anni in poi”. 
le muse dell'onirico manerbio ubu re

A condurre il corso, sarà nuovamente il regista e attore Davide Pini Carenzi (Cremona, 1983): colui che ha preparato gli attori e diretto le due commedie già inscenate dalle “Muse”. Il taglio scelto non sarà accademico, né intensivo. La proposta è quella di “giocare al teatro”, rilassando le tensioni, interagendo con gli altri e “facendo scattare la scintilla” dell’arte. 
“…è sufficiente che una persona attraversi uno spazio delimitato e che un’altra stia a guardare, per poter permettere al teatro di accadere” recita la presentazione del laboratorio su Facebook.



Stando a quanto proposto nella precedente edizione del corso, i partecipanti saranno chiamati a improvvisare danze, a gestire la camminata nello spazio delimitato, a relazionarsi coi compagni tramite il contatto visivo o il lancio di una palla, a creare scambi di “botta e risposta”… L’idea non è tanto quella di formare nuovi attori (cosa che richiederebbe un percorso accademico), quanto quella di divertirsi e sperimentare un accostamento concreto all’arte drammatica. Di impegnativo ci sarà sicuramente il lavoro fisico: perché il teatro è soprattutto azione e movimento. Alla fine, chissà… non è improbabile che i partecipanti si ritrovino a preparare una rappresentazione di alto livello su un copione spassoso.
La quota di partecipazione (non rimborsabile) è di 225 €, da suddividere in due tranches, più 15 € di iscrizione. Chi fosse interessato può iscriversi nella Biblioteca Civica ogni giovedì, dal 25 luglio al 29 agosto, dalle ore 20:30 alle 22:00.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 145 (agosto 2019), p. 7.