venerdì 25 gennaio 2019

“Alice nel Paese delle Meraviglie” in teatro a Manerbio


La stagione dedicata ai bambini, al Teatro Civico “M. Bortolozzi” di Manerbio, si concluderà domenica 24 febbraio 2019, con Alice nel Paese delle Meraviglie. Come gli altri titoli, si tratta di un classico, ma rivisitato con brio e originalità. La compagnia è sempre Il Nodo Teatro, con la regia di Raffaello Malesci. 

alice nel paese delle meraviglie il nodo teatro            La famosa bambina, forse la più curiosa che sia mai esistita, nacque nel 1865 dalla penna dell’inglese Charles Lutwidge Dodgson (1832-1898), noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll. Nella sua vita di tutti i giorni, era diacono della Chiesa anglicana, matematico e fotografo: nulla che facesse pensare alla letteratura fantasy o per l’infanzia. Mai dare per scontati questi uomini seri: sanno sorprendere… Soprattutto, quando incontrano le loro piccole Muse ideali. Nel suo caso, si trattava di Alice Liddell, figlioletta del decano della Christ Church a Oxford. Ispirandosi alla bambina, scrisse appunto Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1871). I contenuti sono noti al grande pubblico soprattutto tramite il film d’animazione disneyano (1951). Nel 2010, Alice in Wonderland è stato riproposto sul grande schermo con la regia di Tim Burton, per mostrare come sia diventata la protagonista, una volta cresciuta.
            La versione che Il Nodo Teatro porterà a Manerbio si distaccherà da Disney per sottolineare in altri modi l’allegria e la stravaganza. Così ha anticipato Elisa, membro della compagnia: “Giocando con musiche, colori e le abilità poliedriche della coppia di attori (Giorgio Mosca e Fabio Tosato) impegnati nella creazione dei personaggi bizzarri e improbabili che meravigliano Alice (Elisa Benedetti), lo spettacolo accompagna lo spettatore in un viaggio folle, intricato e fantastico, con accenti onirici e citazioni divertite della quotidianità. Il racconto, allora, si rinnova e si arricchisce di nuovi spunti che inebriano e divertono.” I nonsense che punteggiavano l’opera di Carroll saranno ovviamente attualizzati e accentuati.
            Il regista Raffaello Malesci ha collaborato con le varie figure professionali che hanno realizzato la messa in scena, per armonizzare al meglio ogni dettaglio. Lui e lo scenografo Fabio Tosato hanno optato per un progetto che punta sul simbolismo e la semplicità.
I costumi disegnati da Nadia Fezzardi danno il via libera a colori e forme stravaganti, cappelli (fatti a mano dalla stessa Nadia Fezzardi) e accessori fuori misura, che donano un ulteriore tocco di eccentricità. Non resta che accompagnare i bambini nel Paese delle Meraviglie…

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 140 (gennaio 2019), p. 10.

giovedì 24 gennaio 2019

Ubu Re, Alboino e la saponificatrice: fare luce sull’assurdo


ubu re le muse dell'onirico politeama manerbioIl teatro, forse più d’ogni altra arte, è un modo per rappresentare vivamente ciò che si agita nella psiche dell’essere umano. È ciò che faranno, per l’appunto, le opere teatrali proposte ai manerbiesi per la prima metà di febbraio. 
            Il 1 febbraio 2019, al Politeama, le Muse dell’Onirico metteranno in scena Ubu Re (1896) di Alfred Jarry. È considerata una pièce precorritrice del Surrealismo e del Teatro dell’Assurdo. La trama nasce dalla fusione di tre famosi drammi shakespeariani: il Macbeth (1606) principalmente, ma anche l’ Amleto (1600/1601) e il Re Lear (1606). Essi sono accomunati dalle tematiche dell’intrigo di corte e dell’abuso di potere. Proprio di questo tratta Jarry, con un linguaggio stralunato, sboccato e con un immaginario vicino a quello infantile. Il personaggio di Ubu sarebbe infatti la caricatura di un insegnante che lo tormentava quando era scolaro. Infantile nel senso peggiore nel termine è il protagonista stesso: bizzoso, egocentrico, volgare. Tramite questo carosello di grottesca (dis)umanità, Jarry esplora le profondità dell’abuso di potere generato dal successo economico.
Con Ubu Re, le Muse dell’Onirico affrontano un genere ben distante da quello con cui si sono presentate, la commedia brillante. La regia rimane però quella dell’ottimo Davide Pini Carenzi. Si aggiunge l’assistenza tecnica di Andrea Manera. La traduzione impiegata è quella di Claudio Rugafiori.
            Il 9 febbraio, al Teatro Civico “M. Bortolozzi”, saranno invece rappresentati due monologhi, uniti dal titolo: Ombre e misfatti nella bruma del tempo. Anche questa serata sarà a cura delle Muse dell’Onirico e della loro direttrice artistica, Daniela Capra. Nella prima parte, a prender parola, sarà la figura del re longobardo Alboino, impersonato da Angelo Fioretti. Sarà affiancato dalla regina Rosmunda (Fausta Pesce). L’inscenamento del monologo proviene da un’idea di Franco Spoti, attuale sindaco di Pralboino: proprio il nome di questo paese è fantasiosamente associato al sovrano longobardo. Il testo è di Luisa Bresciani. 
le muse dell'onirico ombre e misfatti nella bruma del tempo manerbio

            Nella seconda parte della serata, reciterà la suddetta Daniela Capra, in una sua traduzione dialettale di un monologo di Aldo Nicolaj: Acqua e sapone. Proprio questa pièce è valsa a Daniela un premio per il miglior testo (e la migliore interpretazione) al concorso teatrale “Facci ridere!”, organizzato da Antonella Settura al “Pio XI” di Bagnolo Mella (28 settembre 2018). Acqua e saù, la versione dialettale, si cimenta nel difficile compito di leggere in chiave di humour nero la vicenda di Leonarda Cianciulli, “la saponificatrice di Correggio” (Montella di Avellino, 1893 - Pozzuoli, 1970). Questa serial killer rimase famosa per aver ricavato sapone e dolcetti dal grasso delle vittime: tre donne che la Cianciulli uccise, nella convinzione che questi sacrifici umani avrebbero protetto i suoi figli dalla morte in guerra. Narcisismo, superstizione e un passato di drammi personali avrebbero innescato la follia, secondo il profilo descritto sul sito del Museo Criminologico di Roma e su Focus.it. Un’interpretazione leggermente diversa del personaggio è quella proposta da Nicolaj… Ma, per saperne di più, conviene darsi appuntamento a teatro.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 140 (gennaio 2019), p. 8.

domenica 6 gennaio 2019

"Strizzacervelli", "parolai" e "grullerie": l'eterno vizio delle foglie di fico

Si aprirono allora gli occhi di tutt'e due e s'avvidero che erano nudi; quindi cucite insieme delle foglie di fico, se ne fecero delle cinture." (Gn 3,7) 
Adamo ed Eva foglie di fico

Nelle cosiddette conversazioni "da bar", mi è capitato sovente d'incontrare facile disprezzo verso psicologia, psicanalisi e counseling. Alcuni di questi sfoghi erano dovuti a una pessima idea di taluni: cercare occasioni di lavoro in circoli che trattavano tematiche di affettività e identità personale... senza tener conto del fatto che erano associazioni di promozione sociale senza un soldo e campavano di volontariato. Una caduta di stile, non c'è che dire. Ma nient'altro.
La scusa che va per la maggiore è che queste discipline non sarebbero "scientifiche". Perdonatemi: è una spiegazione risibile. I fenomeni della psiche umana (ancorché indagabili con strumenti come la magnetoencefalografia e il neuroimaging) non sono attualmente riducibili a formule fisse e universali. E va benissimo così. È una caratteristica che distingue il soggetto dall'oggetto; che ci rende perlopiù troppo complessi per essere manipolati come uno strumento o ammaestrati come bestioline. Certo, i fenomeni di plagio mentale possono aver luogo. E i più abili (nonché i più temuti in merito) sono proprio coloro che hanno competenze di psicoterapeuta o counselor. Ma, a questo punto, dovremmo temere anche tutti i nostri familiari, amici, partner: persone che hanno assai più influenza e peso sulla nostra vita di qualsiasi figura di "psicoadvisor". Che spesso, anzi, ci controllano e condizionano senza neanche saperlo. E dovremmo condannare anche insegnanti, scrittori, registi... tutti coloro che padroneggiano la "magia" di entrare nella nostra testa e/o creare immaginario. Per non parlare di figure scientifiche divenute icone grazie alla creazione del proprio personaggio (ogni riferimento è puramente casuale, caro Piero Angela). Anche loro "ci condizionano parlando bene e colpendo la nostra mente".
L'unica motivazione coerente che potrebbe spiegare la "psicofobia" è il compito stesso di tutti coloro che si occupano di comprendere le persone e far sviluppare le loro potenzialità: entrare in quei cassetti della nostra vita e della nostra persona che abbiamo tenuto gelosamente chiusi fino a quel momento. Insomma, debbono "vederci nudi". Anche e soprattutto là dove noi non ci piacciamo. Un brutto colpo, per il Narcisetto che ancora sopravvive in noi. Dobbiamo dare a loro (e a noi stessi) finanche la possibilità di sbagliare e imparare dall'errore: fino a perdere la convinzione di essere modelli di "normalità" e "rispettabilità". Dobbiamo accettare che una parte di noi sia legittimamente rimasta "bambina" e desideri l'appoggio di una figura affascinante, o s'interessi di cose non razionali, né immediatamente redditizie. 
Aver rotto l'illusione della "normalità", della "rispettabilità" e della "ragionevolezza" costò caro allo stesso Sigmund Freud. Ma è stato lui, con la sua rivoluzione culturale, a vincere. Perché chi non osa vedersi nudo non trova la felicità. E tantomeno la saggezza.