giovedì 27 giugno 2019

Fare lo spiedo: una cucina per gli dèi?


La bella stagione (si spera) è finalmente arrivata e cominciano le consuete sagre paesane, con tanto di spiedo. Parrebbe una religione… Già. 
fare lo spiedo bresciano

Secondo il sito del “Museo dello Spiedo”, patrocinato da una nota azienda produttrice di girarrosti a Prevalle (BS), tale piatto ha avuto origine addirittura 1,5 milioni di anni fa: dall’abitudine di cuocere sul fuoco la selvaggina di piccolo taglio, infilzata su bastoncini. Sul medesimo sito, la preparazione dello spiedo viene apertamente definita “Rituale”.
La pensavano così anche gli antichi Romani. Il prof. Alberto Jori, nel saggio La cultura alimentare e l’arte gastronomica dei Romani (Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti, Quaderni dell’Accademia 5, Mantova 2016), così annota: “…i Romani si cibavano prevalentemente di carne bollita. […] invece lo spiedo era utilizzato in modo pressoché esclusivo nei pasti rituali connessi ai sacrifici.” (p. 76). Le are, infatti, non erano mai sprovviste di bracieri, sui quali erano consumate le offerte agli dei. A livello “pop”, ne parla Alberto Angela, nel suo Una giornata nell’antica Roma (Milano 2008, Mondadori): a p. 102, sono descritti proprio i resti di un rito, con tanto di tizzoni che vanno spegnendosi sull’altare.


Jacqueline Champeaux (La religione dei romani, Bologna 2002, Il Mulino) parla di “sapiente «cucina sacrificale» che richiede tempi lunghi e deve essere preparata sul fuoco dell’ara” (pp. 88-89). La sua funzione era arrostire le carni della vittima per la consumazione da parte dei sacerdoti (nelle celebrazioni pubbliche) o dall’offerente con gli invitati (nelle occasioni private). I visceri dell’animale appartenevano alla divinità: venivano consultati per conoscerne il volere, in particolar modo se gradisse o meno il sacrificio.
Perché era così importante l’aspetto “mangereccio”, nella religione romana? È incomprensibile agli odierni ed era contestato anche da alcuni pagani antichi (i pitagorici, in particolare, erano vegetariani e avevano orrore dei riti cruenti). Ma, per i Romani, il divino non era qualcosa di trascendente o disincarnato: era una forza vitale che, come tutto ciò che è vivo, necessitava di alimenti. In particolar modo, aveva bisogno di sangue, veicolo delle sostanze nutritive. Oltretutto, tramite il pasto comune, i fedeli si sentivano in comunione con la divinità, rafforzando al contempo i legami fra loro.
Fra le numerose feste religiose, ricordiamo gli Ambarvalia di fine maggio: così denominati dal fatto che si svolgevano attorno (ambo) al campo arativo (arvum). Erano dedicati a Marte (in seguito a Cerere) e intendevano purificare le messi e proteggere il raccolto - cosa che faranno poi le rogazioni cristiane. Prevedevano il sacrificio di ben tre vittime: un maiale, una pecora e un toro, condotti dapprima in processione intorno alla città. Né si pensi che fosse “solennità sprecata”: dalla fertilità della terra sarebbe dipesa la sopravvivenza di tutti, durante l’anno. 
spiedo bresciano

Noi bresciani odierni non dobbiamo temere l’incubo della fame e nemmeno penseremmo di rafforzare un dio col nostro “spiedo e polenta”. Eppure, se nessuno pensasse a organizzare sagre con tanto di luculliana cena cotta sul fuoco, ci preoccuperemmo. E a ragione: significherebbe che a nessuno importa più radunarsi per godere un po’ d’allegria e abbondanza. Significherebbe sentir strisciare un certo senso di freddezza. Diciamo pure di morte.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 143 (giugno 2019), p. 18.


mercoledì 26 giugno 2019

Le Muse dell’Onirico alla “Leonessa d’Oro”


le muse dell'onirico manerbio leonessa d'oroLa “Leonessa d’Oro” è un concorso nazionale per commedie dialettali giunto ormai alla quindicesima edizione. Si tiene a Travagliato, sotto la direzione artistica di Maria Teresa Scalvini, al teatro “Pietro Micheletti”. Il festival è patrocinato dal Comune locale, dalla Provincia di Brescia e dalla Regione Lombardia. La sua realizzazione è stata curata dall’Associazione Culturale Mosaico”, dalla Fondazione “A. Canossi” - Centro Culturale Prof. A. Cibaldi e dal Lions Club Montorfano Franciacorta. 

 Nel 2019, il concorso è durato dal 2 marzo all’11 maggio, per concludersi il 18 maggio con la “Notte della Leonessa d’Oro”. Si sono presentate undici compagnie, fra cui tre di area bresciana; le altre provenivano dalle province di Lodi, Mantova, Pordenone, Padova, Bergamo, Verona, Trento, Viterbo. La vera novità di questa edizione, però, è stata la partecipazione di una compagnia manerbiese: “Le Muse dell’Onirico”. Hanno presentato una versione interamente dialettale di Essere o apparire, questo è il dilemma: il riadattamento di Fumo negli occhi (2002) di Faele e Romano, curato dalla direttrice artistica Daniela Capra e dal regista Davide Pini Carenzi. I manerbiesi, ormai, ne conoscono bene la trama: Teresa Brandolini, moglie di un direttore di banca, è invidiosa della vicina di casa che naviga nel lusso, benché suo marito sia un semplice impiegato… Pur di apparire superiore alla rivale, Teresa impone alla famiglia una serie di follie che porteranno la situazione al paradosso.
            “Le Muse dell’Onirico” si sono esibite a Travagliato il 13 aprile, fra risate e battimani del pubblico. La Notte della Leonessa d’Oro, naturalmente, erano presenti per partecipare alle premiazioni. Il Gran Galà finale comprendeva intermezzi musicali a cura della Fanfara Alpina Tridentina “Walter Smussi”. Si sono esibiti anche i bambini del laboratorio teatrale “Matesca”: Giada Tonoli, Angela Pitozzi, Giorgia Baresi, Andrea Carini, Gabriele Ferraresi, Davide Rizzo, Daniele Bianolini. Per loro, è stata una delle prime occasioni di cimentarsi con la commedia dialettale, un genere che sembra non perdere freschezza nemmeno per le ultimissime generazioni. I piccoli hanno inscenato tre brevi pièces scritte da Giuliana Bernasconi e Maria Filippini: La diferensiada; La lengua de Paol; Piöf, piöf, la gata la fa l’öf. Regia e costumi erano di Maria Teresa Scalvini. Gli attori dialettali in erba hanno così dato corpo a: una diatriba tra due vecchiette e un commesso di supermercato sulla raccolta differenziata; uno “scacco matto” rifilato a un impiccione malaugurante; un rapporto fra nonna e nipotina ostacolato dall’ignoranza linguistica… ma di chi delle due, esattamente?
            Le vere emozioni della serata, però, sono state suscitate dall’aspettativa dei premi. “Le Muse dell’Onirico” si sono presentate da compagnia giovanissima (tre anni di attività) e per la prima volta come concorrenti della competizione. I riconoscimenti più ambiti, come c’era da aspettarselo, sono andati a gruppi di maggiore anzianità e già noti al teatro di Travagliato. La Leonessa d’Argento per la miglior compagnia bresciana è stata assegnata a “Il Risveglio” di Vobarno, per L’è nada zó de có. La Leonessa d’Oro realizzata da Giampietro Abeni è giunta invece nelle mani de “Il Siparietto” di Casalpusterlengo (LO). La loro commedia era Sciuri e pori diauli, versione lodigiana di Miseria e nobiltà.
            “Le Muse dell’Onirico” si sono però viste assegnare due nomination: una per la Miglior Attrice Esordiente a Fausta Pesce, la nuova signora De Marchi (la vicina invidiata); un’altra per la Miglior Attrice Protagonista a Daniela Capra, interprete di Teresa Brandolini. Decisamente non poco, per le “ultime arrivate nel giro”.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 143 (giugno 2019), p. 8.

lunedì 24 giugno 2019

Sere d'estate con Dellino Farmer




dellino farmer the bestia
Tempo d’estate, di sagre e serate all’aperto… E, naturalmente, nei programmi non possono mancare i concerti di Dellino Farmer, il rapper dialettale e nostrano. Il 1 giugno 2019, ha animato l’oratorio di Coniolo. Il 16 giugno, sarà al Respect Festival di Verolavecchia. Il 29 dello stesso mese, è invece atteso alla Notte Bianca di Isorella. Dellino porterà così il suo “Rural Rap” sul palco di Piazza Castello. Un evento atteso, dopo l’uscita del suo album The Bestia (2018), in cui Farmer ha dato il meglio (“the best”) a livelli…. BESTiali. Giochi di parole a parte, il suo pubblico potrà gustare qualche novità.  Freschissimo è il brano Piero, il mago dello spiedo: quale sagra bresciana non ha il volontario di turno che si affaccenda tra fumi e fuochi?  Specialità complessa da preparare quanto popolare nelle feste all’aperto, più che abilità richiede veri e propri “magheggi”. Per fortuna, c’è sempre il “Piero” di turno dalle mani d’oro… 
Anche Scie chimiche è un pezzo recente. Parla di strisce bianche, vaporose… ma non di quelle lasciate dagli aerei. Per trovarle, bisogna guardare assai più in basso: sui tavoli, sui quali si chinano teste intente a sniffare…
Un esempio in positivo sarà invece quello del “supernonno” che salta I fòs per al lónch, sconfiggendo il logorio della vita moderna. Come mostra il videoclip della canzone su YouTube, a questo rustico supereroe spetta il compito di prendere per un orecchio ominicchi e quaquaraquà immeritatamente ricchissimi… e mandarli a spaccar legna.
Oltre alle novità dell’ultimo album, naturalmente, non mancheranno brani storici: Si spoglia si riveste, Gli strani effetti del clima, Come i panda, Trènta piò, Fés, Oflàga, La Ö la Ü e altre ben familiari ai fan di Dellino. Lo sentiremo a Manerbio? Forse. Per il momento, abbiamo la garanzia di vederlo in sella ai suoi musicali cavalli di battaglia, sempre nostrano ed effervescente. Insomma, pronto a dare… “the best”.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 143 (giugno 2019), p. 15.

lunedì 10 giugno 2019

On va Danser: acquerelli in punta di piedi

antonella settura danza
Onde sull'oceano

Antonella Settura, insegnante di danza classica e moderna, ha nuovamente deliziato il pubblico con: “On va Danser. Spettacolo di danza classica e moderna, folklore internazionale”. Sotto la sua direzione artistica, si sono esibiti gli allievi del Centro Danza, al Teatro Pio XI di Bagnolo Mella (8 giugno 2019). La prof.ssa Settura ha curato anche le coreografie. Nell’insegnamento, è stata assistita dalla maestra Nathalia Grishchenko. Delle luci si è occupato Davide Vespi, mentre i costumi erano stati realizzati dalle ditte Coppelia (BS) e Tersicore (MI). Emilio Rossi ha effettuato le registrazioni per “Studio Phoenix”; il manerbiese “2 Più Studio” ha realizzato le riprese video. L’allestimento floreale era invece opera del Vivaio Bonera. 
            Sotto gli occhi degli spettatori, si sono susseguiti otto quadri, suddivisi in due parti. All’apertura della prima, le musiche di autori vari hanno accompagnato “Napoli, Suite Dansante”. Sul palcoscenico, nove “figliole” (Elisa Cofferati, Monica Baiguera, Federica Gilberti, Martina Pacetti, Marta Facchi, Sara Giudici, Gaia Barbieri, Isabella Capoferri, Ilaria D’Agostino) e due “scugnizzi” (Lorenzo Cofone, Nicolò Tufano) su muovevano intorno a Pulcinella (Andrea Manera), incantati dal suo mandolino.
            È seguito un “Omaggio a Vivaldi”: la sua “Primavera” aveva i volti e i corpi leggeri di Alessia Valota, Gloria Tosini, Assia Grace Arronenzi e Matilde Zacchi. Il candore della scena è stato seguito da altre figure bianchissime: le bimbe de “Lo Schiaccianoci”, con i loro tutù e le loro bambole. C’era la protagonista Clara (Egle Guerini), con le piccole amiche (Serena Silvano, Vittoria Tufano, Sara Manenti, Marta Liberti, Matilde Mariotti, Martina Torri, Nicole Capra Manuini, Fatima Faye, Leila Sgambati, Sofia Volpe, Gaia Salamone, Vittoria Sorbo). E c’era, ovviamente, lo Schiaccianoci (Nicolò Tufano): il regalo natalizio che si trasformerà in principe azzurro.
            Sulle musiche di K. Czerny, si è poi svolto un “Ballet Gala”: in aristocratici tutù bianchi e neri, undici danzatrici (Amalia Muscaliuc, Sara Giudici, Gaia Barbieri, Isabella Capoferri, Ilaria D’Agostino, Martina Pacetti, Elisa Cofferati, Monica Baiguera, Federica Gilberti, Marta Facchi, Nicole Bardhi) hanno eseguito coreografie aggraziate e composte. 
           
antonella settura danza
Ballet Gala
La prima parte della serata si è conclusa con una “Poesia dal mare”: non un balletto, ma una scenetta interpretata dalla compagnia teatrale “I Servi Comici”. La regia e i testi erano di Antonella Settura e il tutto era ambientato su una spiaggia. Qui, alcuni ragazzi (Lorenzo Ferrari, Alessandro Ferrari, Riccardo Quarta) tornavano da una fruttuosa pesca di conchiglie. D’improvviso, sono stati apostrofati da un vecchio saggio, o forse un po’ matto (Andrea Manera), che sembrava conoscere ogni cosa del mare… Fra domande e risposte, sono stati rievocati (fra gli altri) le figure delle Sirene e del Vecchio Marinaio di S.T. Coleridge.
            Proprio “Onde sull’Oceano” s’intitolava l’ultimo quadro della prima parte. Su musiche di autori vari, si sono librate ragazze hawaiane (Egle Guerini, Vittoria Tufano, Martina Torri, Matilde Mariotti, Nicole Bardhi, Nicole Capra Manuini, Marta Liberti, Sara Manenti, Serena Silvano, Fatima Faye). Era in figure umane anche il Vento (Sara Giudici, Gaia Barbieri, Isabella Capoferri, Ilaria D’Agostino, Martina Pacetti, Elisa Cofferati, Monica Baiguera, Federica Gilberti). Non potevano mancare le Sirene (Gloria Tosini, Assia Grace Arronenzi, Matilde Zacchi, Amalia Muscaliuc).
            Dopo l’intervallo, il “Bolero” di M. Ravel ha scandito i movimenti cadenzati di Alessia Valota, Gloria Tosini, Assia Grace Arronenzi e Matilde Zacchi, fasciate di nero e velate di rosso.
           
antonella settura danza
Verona
Prima della fine, è stato regalato un altro sorriso al pubblico, con uno sketch fra Andrea Manera e Lorenzo Ferrari. Il primo era un burbero uomo delle pulizie, ansioso di spazzare il palco per poter correre a un torneo di briscola. Il secondo lo dissuadeva, spiegandogli che non era ancora finito lo spettacolo: mancava “Verona”, tratto dal musical “Ama e cambia il mondo”, odierna versione di “Romeo e Giulietta”. Le musiche di G. Presgurvic hanno animato una nutrita schiera di figure: il principe di Verona (Nathalia Grishchenko), il giullare di corte (Matteo Del Monte), i duellanti (Lorenzo Cofone e Nicolò Tufano), la Morte (Matilde Zacchi), Lady Capuleti (Gloria Tosini), Lady Montecchi (Assia Grace Arronenzi), le dame di corte (Amalia Muscaliuc, Sara Giudici, Gaia Barbieri, Isabella Capoferri, Ilaria D’Agostino, Martina Pacetti, Elisa Cofferati, Monica Baiguera, Federica Gilberti). Un modo suggestivo per radunare tutti gli allievi e culminare nel Gran Finale. Molti applausi per tutti, molti fiori per la prof.ssa Settura. Ma, soprattutto, molti sogni per cullare la notte degli spettatori.