lunedì 14 agosto 2017

Carla Strippoli - #SoloperteGA (Nulla die Ed.)


"Un misto di generi d’intrattenimento comporta la lettura di una storia qualunque, per infondere delle confessioni riprese con la videocamera.

La diretta virtuale si frantuma in venti capitoli, con una sincerità di base su cui l’immaginario fa la propria parte in maniera alquanto spassosa e trasgredendo certi dettami morali. 

Effettivamente ci si pone dinanzi alla narrazione di un’invenzione; con l’autrice che c’ha messo del suo fino a piangere, gettando parole sui fogli spesso e volentieri quando fuori era buio pesto, domandandosi quale errore c’era da scontare oltre all’infinito sentimento che nutriva per un individuo che pensava ad altro illudendola sul fatto che persistesse un’attrazione reciproca.

La scrittrice in fase di sperimentazione non fa altro che rischiare una vita, un racconto da inoltrare, che ritiene che sia paurosamente retorico senza se né ma, per non dire ridicolo; riflettendosi nella figura di un’ammiratrice incallita, alle dipendenze del proprio mito vivente, contattabile sul web.

In questo diario dai minimi particolari e dalle massime origini il tema non si diversifica affatto, i concetti sull’amore vengono ribaditi attivamente per smussare l’esclusiva sulla coscienza in seno a una donna che si getta nello specchio col pericolo di rimbalzarci e mandarsi affanculo; in dotazione di una presenza fisica che si lascia sfaldare dall’inarrivabile.

Trattasi forse di quell’impeccabile invito alla pazzia, da leggere e rileggere all’infinito, a tal punto da sentirsi nella comunicazione consacrati alla faciloneria e stracciarlo, per ricomporlo come se non l’avessi già a portata di mano come di pensiero, o magari confinarlo in un contenitore di brutte copie, lungi dall’intimarle, anche se conviene sempre agevolare l’ascolto di un simile se non di un estraneo senza ruggire virtualmente, con l’immaginario; bensì realmente, per schiarire quantomeno le buone maniere e pretendere saggiamente dell’affetto.

L’incomprensione latita, è la verità che attanaglia completamente il lettore che vuol sentire di sapere se l’amore per una persona aderisce a un reimpostabile senso di quiete invece di generare angoscia e per giunta a sproposito, cioè a scapito del valore dell’uguaglianza già di per sé utopico…!
 
carla strippoli #soloperteGA
#SoloperteGA di Carla Strippoli
(Nulla die Ed.)
In questa storia, di una persona qualunque, il lettore ha libera facoltà d’inquadrare un procedimento esistenziale irrefrenabile e di certo eccessivo dacché riconducibile alla cattiva stella che una persona da sogno fa brillare fatalmente.

La protagonista deve comprendere quale limite ha varcato, che può riguardare l’intelletto (ma in malafede) o l’ingenuità (fagocitando comunque il buonsenso); allo strenuo in ambedue i casi del timore di non essere accettata, pari a quello di venire a capo di qualsiasi emozione… e dunque di una sensibilità che si rivela inopportuna, a differenza dei temerari per l’appunto, di coloro che sembrano polverizzare tutti gli ostacoli.

L’immaginario in questo libro può spalancarsi fino a essere soggetti alla censura; tale raccomandazione però precipita nella concezione del sentimento profondamente unilaterale che attende il suo sviluppo assistendo all’esposizione universale dell’assenza di un uomo, della presenza di un personaggio che si libera in un sogno rosato e più forte di qualsiasi marasma virtuale."


domenica 13 agosto 2017

Con lo stomaco e il cuore: Vincenzo Kira

Vincenzo Kira è un rapper emergente e tutto pepe… anzi, tutto peperoncino salentino. Per l’uscita del suo singolo Brazzers, abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere con lui. 
Vincenzo Kira rapper
Vincenzo Kira

1)      Brazzers non è sicuramente il tuo primo brano. Hai già alle spalle diversi pezzi, tutti incentrati su forme di follia quotidiana e male di vivere. Possiamo definire il tuo "un rap nichilista"?

Il mio rap trae ispirazione da svariati fattori: le mie esperienze di vita, ciò che ho intorno e percepisco, la stessa musica (non solo hip hop), diverse forme d'arte e di lettura come film, cartoni, fumetti, libri... Di conseguenza, ai libri si aggiungono le varie correnti filosofiche e letterarie, tra le quali il nichilismo. Ma posso assicurarti che quest'ultimo è solo uno dei tasselli che compongono il puzzle, un puzzle (appunto) fatto di follia.

2)      Il rap nasce negli Stati Uniti come "musica di strada": voce degli emarginati, degli arrabbiati, dei poveri e dei vogliosi di riscatto. Cosa significa fare rap in Italia, oggi? Che tipo di rabbia si urla?

Sicuramente, io ho iniziato a fare rap per quel motivo; ma, oggi come oggi, noto che chi sta iniziando ad approcciarsi al genere,più che per rabbia, lo fa per moda, ignorando che il rap è solo una componente di una vera e propria cultura chiamata hip hop. Chi si approccia oggi, mi dà l'impressione del bambino che vuole fare il calciatore o della bambina che vuole fare la modella. Nell'immaginario collettivo, è cambiata l'immagine del rapper: non viene più collegata al personaggio scomodo e politicamente scorretto, bensì ad uno "strafigo" pieno di soldi e di capi firmati.
 
Stomako Vincenzo Kira
La copertina dell'album Stomako,
di Vincenzo Kira.
3)      Nei tuoi brani, è evidente il disgusto per la corruzione politica, che riconosci come frutto della mentalità diffusa nella cittadinanza intera. Fuoco al Belpaese è emblematico, in questo senso. Eppure, sia questo pezzo che il più salentino Welcome sottolineano un senso di attaccamento ai luoghi in cui sei cresciuto e a tutto ciò che consideri "tuo". Rabbia e amore: come possono convivere?

Oddio… Fuoco al Belpaese è il mio primo videoclip! Se mi riguardo e mi riascolto. mi sto sul c***o da solo [risata imbarazzata]. Mi pare un' accozzaglia di luoghi comuni, ma… diciamo che l'intenzione c'era. In Welcome, mi sto già più simpatico; comunque sia, rabbia e amore convivono quando ti senti appartenere al luogo in cui sei nato e cresciuto, ma la maggior parte delle persone che vive insieme a te comincia a fartelo odiare, compreso chi ti è più vicino. È sempre l'essere umano a rovinare tutto, ed io non sono certamente escluso.

4)      Ti è caro Shinigami, figura della mitologia giapponese che è una sorta di "dio della morte". Inneggiare alla distruzione e ai giustizieri può essere deleterio, ma... non c'è una voglia di vita nuova, dietro questo tipo di sentimento?

Sinceramente, non ci ho mai fatto caso, ma può essere molto probabile… Magari, il mio Shinigami si è accorto da tempo di questa voglia di vita nuova, molto prima di me...

5)      Brazzers è tratto dall'album Stomako, recante il nome dell'organo che più d'altri registra le nostre emozioni. Potresti dire che è lo stomaco la tua musa ispiratrice?

Sicuramente, è tramite esso che cerco di riportare in rima i miei sentimenti più crudi, più schietti, quelli più inconfessabili, dicendo ciò che magari, nella vita quotidiana, forse per via di quelle regole non scritte imposte dalla società, non direi mai, mettendo così in risalto il mio lato più grottesco. 
Brazzers Vincenzo Kira
La copertina di Brazzers,
il nuovo singolo di Vincenzo Kira.

6)      Brazzers tratta della pornografia sul web. Il testo recita: "fobia di altri esseri umani". L'autoerotismo digitale, dunque, è uno dei modi in cui si manifesta la generale difficoltà a relazionarsi?

Certo! Tutto ciò che è "social , chat erotiche comprese, ci sta "asocializzando". Per esempio: tempo fa, riuscire a guardare un porno era molto più difficile; quindi, quando lo si guardava, era tutto molto più enfatizzato. Oggi, invece, basta estrarre lo smartphone dalla tasca che la pornografia t'invade. Ti svelo un piccolo segreto che riguarda un po' tutti i maschietti e che forse nessuno ti dirà mai: anni fa, quando praticavo auto-erotismo, usavo molto di più l'immaginazione. 


sabato 12 agosto 2017

"Essere o apparire..." Il ritorno del dilemma

Le Muse dell’Onirico, compagnia teatrale manerbiese, sta portando sulle scene della Bassa bresciana e cremonese la sua recente commedia: “Essere o apparire: questo è il dilemma”. Essa è stata tratta da “Fumo negli occhi”, di Faele e Romano (2002); l’adattamento del testo si deve al regista Davide Pini Carenzi e alla direttrice artistica, Daniela Capra. Quest’ultima, in particolare, si è occupata di inserire brani dialettali, per riprodurre il “bilinguismo” delle baruffe domestiche. Pini Carenzi si era anche occupato dell’allenamento degli attori; luci e suoni erano a cura di Augusta Capra (meglio conosciuta come “Janita”, per via della sua orchestrina di musica da ballo).
           
essere o apparire le muse dell'onirico
Carlo Brandolini (Ennio Donini)
con la signora De Marchi (Valeria Tirelli).
Le Muse dell’Onirico si erano presentate ai manerbiesi durante la Shopping Night del dicembre 2016, interpretando personaggi ottocenteschi in stile Charles Dickens, per le vie della città; in occasione del Carnevale 2017, si sono trasformati nei conti Luzzago, danzando anche un minuetto nel Palazzo Comunale. “Essere o apparire: questo è il dilemma” era già andata in scena al Teatro Sociale di Quinzano d’Oglio e al Teatro Gonzaga di Ostiano. Il 14 luglio 2017, è stata la volta di Bordolano, all’agriturismo “La Corte dei Semplici”. L’evento prevedeva anche un buffet.
            Questa è la trama della commedia: Carlo Brandolini (Ennio Donini) è direttore di banca. A suo carico, c’è la moglie Teresa (Daniela Capra), coi figli Lello (Giancarlo Maggini) e Patrizia (Erica Gazzoldi). Potrebbero vivere con un certo agio, grazie allo stipendio di Carlo. Peccato che le manie di grandezza della moglie e le pretese dei figli abbiano portato la famiglia sull’orlo della rovina finanziaria. Ma Teresa non demorde. Vuole la domotica (robotica da casa), un’antenna parabolica inservibile, il ritratto di un (finto) antenato e (dulcis in fundo) una domestica: Marietta (Sara Tomasoni), novella Colombina. Troppi cambiamenti e troppo in fretta, come ripete ossessivamente la lunatica zia di Carlo (Elisabetta Provezza). Ma perché tutto questo? Per gettare fumo negli occhi della dirimpettaia, la signora De Marchi (Valeria Tirelli). Costei è la moglie di un subordinato di Carlo, nell’organizzazione bancaria; eppure, il suo stile di vita è molto più splendente di quello che i Brandolini possono permettersi. Teresa si macera nell’invidia, non sapendo come dimostrare ai De Marchi la superiorità sociale sua e del marito. La sua follia si spinge fino a chiudere in casa la famiglia per tre giorni, per far credere ai vicini di essersi concessi un weekend a Capri. Proprio quando lo stratagemma sembra essere riuscito, avviene una successione di imprevisti, compreso l’arrivo di un ladro gentiluomo (Franco Bressanin).
            Insomma, una storia che fa ridere sulla scena e farebbe piangere nella vita di tutti i giorni. Concetti come “onore” e “decoro della famiglia” (perennemente sulla bocca della signora Teresa) sembrerebbero vetusti; ricordano quell’Ottocento in cui un ufficiale non poteva sposarsi, se le sue rendite non erano sufficienti a mantenere uno stile di vita adeguato al grado. Invece, “Fumo negli occhi” era ambientato alla fine degli anni Sessanta. E trasferirlo ai giorni nostri è stato inquietantemente facile. Le complici risate del pubblico a ogni replica dimostrano la pertinenza del testo con la sensibilità degli odierni. Ma, almeno sul palcoscenico, c’è un lieto fine.

Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 14.

venerdì 11 agosto 2017

Kung Fu nel parco

Accompagnare i bambini al parco giochi, d’estate, è un classico. Decisamente meno consueto è vederli praticare mosse di Kung Fu. Questa è l’idea (e la pratica) di William Vitti, maestro della scuola d’arti marziali “Lushaolong”
kung fu bambini
Bambini e bambine
alle prese con il Kung Fu.
            Nei mesi più caldi, chiudono le palestre che ospitano abitualmente i suoi corsi. Ma questa non è una buona ragione per metter da parte l’arte imparata. Perciò, dal 12 giugno al 28 luglio 2017, William si è reso disponibile al Parco Paolo VI di Manerbio, per passare qualche ora mattutina (al lunedì, al mercoledì e al venerdì) coi bambini affidatigli dai loro genitori.
            Là, ai piccoli sono state proposte attività motorie sotto forma di gioco: percorsi misti con coni, cerchi e ostacoli; mini-prove di canestro nei coni. I suddetti percorsi prevedevano anche “tappe” in cui i bambini dovevano eseguire alcuni fondamentali di Kung Fu: calci, pugni, parate, colpi di mano.
            Questo, naturalmente, era solo l’inizio. Le mattinate con William comprendevano anche “assaggi” di Kung Fu vero e proprio. Una volta assimilate le basi, i piccoli (forse) futuri allievi erano invitati anche a inventare “forme”: successioni di mosse senza soluzione di continuità. Superfluo dire che gli esercizi non comprendevano né contatto fisico, né pericoli.
            Non si trattava, ovviamente, di trasformarli in piccoli Bruce Lee. L’intento di William, oltre a quello di farli divertire, era stimolare le loro capacità psico-motorie e l’aggregazione fra coetanei. Può darsi che, fra i partecipanti al Camp, ci siano davvero futuri maestri e future maestre di arti marziali. Ma questo potrà essere chiarito solo dal tempo.

Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 11.       

giovedì 10 agosto 2017

Artisticamente... imparare

“Estate” equivale a “vacanze”? Non per tutti. C’è chi lavora anche nelle mattine di luglio; e, magari, ha bimbi in casa. Per questo tipo di situazione, è stato pensato un servizio estivo della Fondazione Scuola dell’Infanzia e Nido “G. Ferrari” di Manerbio. Anche famiglie di altri paesi, o con figli non iscritti all’istituto possono usufruirne. Si tratta di “Artistica-Mente”: dal 3 al 28 luglio 2017, i bambini i cui genitori ne avessero fatto richiesta sono stati ospitati nella scuola e intrattenuti con attività ludico-creative. 
bambini tempere
Una "mamma esperta" insegna
la pittura a tempera.
Il servizio era aperto ai piccoli dai tre ai sei anni. La giornata durava dalle ore 8:00 alle ore 16:15. Erano compresi giochi di gruppo, pranzo e merenda, momenti di igiene. Soprattutto, ai bambini sono state proposte attività ispirate a diversi artisti - a partire dai nomi dei gruppi: “Giotto” e “Michelangelo”. L’inizio è stato dedicato a V. V. Kandinskij (Mosca, 1866 – Neuilly-sur-Seine, 1944): i suoi famosi cerchi sono stati trasformati in foglie d’albero, su un foglio da disegno. È stata poi la volta di G. Seurat (Parigi, 1859 – Gravelines, 1891) e del Puntinismo. I bimbi sono stati invitati a colorare con puntini (grazie alle dita o ai bastoncini cotonati) riproduzioni semplificate della sua “Domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte”. È seguita la Pop Art: come esempio, è stato scelto R. Rauschenberg (Port Arthur, 1925 – Captiva Island, 2008), anche se egli non s’inquadrò mai davvero in quella corrente. Stavolta, non si trattava di un pittore, ma di un fotografo. Ma ciò non significa che fosse meno creativo degli artisti già citati. Il suo “Letto”, per esempio, è rappresentato grondante di vernice: un oggetto di vita quotidiana si trasforma così in una tela di fresca produzione. Oltre a questa opera, il programma di “Artistica-Mente” citava “Retroactive”: una serigrafia rappresentante J.F. Kennedy e un astronauta. Ma non è mancata nemmeno la Pop Art di A. Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987), con le sue coloratissime lattine di zuppa Campbell. Infine, J. Miró (Barcellona, 1893 – Palma di Maiorca, 1983) ha portato la surreale bellezza della sua “Ballerina” e del suo “Running Man”. Come si può notare, si trattava di opere che colpivano per la vivacità dei colori e le cui linee potevano essere semplificate per la riproduzione a opera dei bambini.
bambini ferrari artistica-mente
I bambini della Fondazione "G. Ferrari"
durante "Artistica-Mente".
Per quelli di quattro e cinque anni, erano previsti anche laboratori di acquerello con le “Mamme esperte”. Una di loro ha illustrato strumenti e fondamenti della pittura a tempera, regalando agli allievi un libro per piccoli aspiranti artisti. Le giornate prevedevano anche uscite in biblioteca, per letture animate. Il programma annunciava settimanali esposizioni dei disegni realizzati. Oltre a questo, erano promessi pic nic, angurie, gelati e frutta. Il tutto accomunato dal desiderio di “far toccare con mano”: perché proprio tale organo veicola l’apprendimento in età precoce. E non solo in quella.


Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 8.

mercoledì 9 agosto 2017

Gospel e buffet con Donne Oltre

Le sere d’estate invitano a passare il tempo all’aperto, fra ombre fresche quanto basta, che offrono una tregua dall’afa. È una buona stagione, per le associazioni che desiderano farsi notare, raccogliere fondi e nuove iscrizioni. Ci ha pensato Donne Oltre, a Manerbio. Il 2 luglio 2017, la cittadinanza è stata invitata al Parco del Palazzo Comunale, per un evento intitolato (appunto): “Musica e buffet nel parco”. Il cibo proveniva dalle mani di volontari. Alla musica, ha provveduto il Joyful Gospel Choir, diretto da Brunella Angela Mazzola. La serata è stata organizzata con il sostegno del Comune di Manerbio e del bibliotecario Giambattista Marchioni. Il coro era accompagnato da un piccolo gruppo di musicisti: Arcangelo Buelli (percussioni); Luca Rossi (pianoforte e organo Hammond), Fausto Ongarini (basso) e Lorenzo Lama (chitarra). Questo concerto era stato preceduto da quello della stessa Mazzola, col pianista Gianpaolo Viani, al Teatro Civico “M. Bortolozzi”: “European Vocals Highlights”, un revival dei maggiori autori e interpreti europei. 
joyful gospel choir
Il Joyful Gospel Choir
nel Parco Comunale di Manerbio.

Come dice chiaramente il nome del coro, il repertorio era composto di canti religiosi afroamericani. Il gospel è caratterizzato da un forte spirito di fratellanza, da un entusiasmo trascinante e dalla speranza in un avvenire migliore.
            Il primo canto del concerto, per l’appunto, è stato “I Wish I Knew How It Would Be to Be Free” (B. Taylor, D. Dallas): un brano sul significato della libertà, e sulla necessità di raggiungerla sostenendosi l’un l’altro. “He’s Worthy” (A. Durham Speer) era un canto di lode a Dio. “Seasons of Love” (Larson/Stevie Wonder) parlava dell’amore vissuto ogni singolo minuto dell’anno. “I Hear the Music in the Air” (S. Riley, R. Muldrew) esprime l’euforia portata dalla musica. “Jesus Children of America” (Stevie Wonder) trattava dell’imprescindibile sincerità nella preghiera. “With a Little Help From My Friend” (B. Shears) sottolineava l’importanza dell’aiuto fra amici. “Love, Oh Love” (L. Richie) era un canto di speranza pacifista. “Heal the World” e “We Are the World” (Michael Jackson) non hanno bisogno di presentazioni. “Whenever I Say Your Name” (Sting) esprimeva il senso di perenne unione col Signore.
            Per cercare un maggiore coinvolgimento del pubblico, è arrivato poi un medley composto da: il tradizionale “Amen - Hallelu”; “Ain’t No Mountain High Enough” (N. Ashford/V. Simpson), in cui il fedele afferma di non poter essere allontanato da Dio neppure tramite le più grandi forze naturali; “I Just Can’t Tell It” (Rizen), dove si resta “senza parole” per esprimere i sentimenti religiosi; “Higher and Higher”, un canto tradizionale di entusiasmo per le altezze mistiche dell’amore; “Joy” (K. Franklin) era (appunto) un inno di gioia. “Oh Happy Day” ha chiuso la serata: anche se non era Natale, era immancabile.
Durante il concerto, si sono distinte diverse voci soliste: Andrea Pugnetti, Gianluigi Mor, Sara Merli, Elena Marchesi, Micaela Brusinelli, la stessa Brunella Angela Mazzola, Ivana Cabrini, Cristina Signorini, Marco Ongaro.
            I presenti sono poi stati invitati a godere del buffet, come attendevano soprattutto i bambini. Difficile confrontare il cibo dell’arte con quello per il palato. Di sicuro, il sapore della serata è stato delizioso.


Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 6.

martedì 8 agosto 2017

Cozze, liscio e rap nostrano

the mussels manerbio
The Mussels
La Festa Democratica di Manerbio, nel 2017, ha previsto tre serate di gastronomia e musica all’Area Feste di via Duca d’Aosta. Per i bambini, erano disponibili i consueti giochi gonfiabili e il camper di Tino, il signore dei giocattoli artigianali.
            Il menu comprendeva tre qualità di casoncelli, prosciutto e melone, tagliata di manzo, “pà e salamìna”, salsiccia con polenta, spiedo (al sabato), formaggio alla piastra, merluzzo “del pescatore” o alla livornese, fagioli, patatine fritte, pomodori e torte artigianali. Da bere, come sempre, c’erano bibite, acqua, caffè, birra e vini rossi o bianchi.
            L’affluenza non è stata propriamente oceanica. In compenso, le serate musicali erano meritevoli di attenzione. Il 7 luglio 2017, sono salite sul palco “The Mussels”: quattro voci femminili (e tutt’altro che “cozze”, a dispetto del nome). Nicole Bulgarini, Ilaria Tengatini, Miriam Smussi ed Elena Troiano hanno intrattenuto i presenti col canto, il pianoforte, la chitarra e l’ukulele. Il loro repertorio di cover comprendeva passato e presente: fra gli altri, erano presenti le Labelle, Rihanna, Stevie Wonder, Michael Jackson, Ed Sheeran, Sting, Whitney Houston, Ray Charles, Leonard Cohen, Elton John, Ariana Grande e i Queen.
           
janita manerbio
Janita (Augusta Capra)
L’8 luglio, è stata la volta dell’orchestrina di Janita (al secolo, Augusta Capra). I suoi brani, come sempre, erano adatti al ballo liscio e latinoamericano, oltre a comprendere pezzi degli anni ’60-’70-’80. Sulla pista sotto il palco, coppie e gruppi si sono mossi su motivi country, su canzoni di Madonna e di Zucchero, a passo di twist, danza gitana, tarantella italo-irlandese, mazurka, tango, valzer lento, cumbia, fox trot.
            Il 9 luglio, la festa si è chiusa in bellezza con Dellino Farmer, il rapper dialettale della Bassa Bresciana. È giunto sul palco accompagnato da una marcetta circense e ha diretto le “reazioni spontanee” del pubblico con cartelli: “Entusiasmo”, “Applausi”, “Pogo”. Il programma è stato avviato da “Riciàpet”, un invito a risollevarsi dal “logorio della vita moderna”. È seguito “El tirapàc”, canzone di protesta contro chi “bidona” gli impegni. “Al me paés” satireggia il perenne lamentarsi fine a se stesso, che ronza particolarmente nei piccoli centri. “Me vègne da la basa” riscrive il famoso brano di Caparezza “Vengo dalla luna”: perché, se è vero che siamo cittadini dell’universo, è vero anche che le nostre origini lasciano un’impronta in noi. È arrivata poi un’ironica fantasia di Dellino: una vacanza di Jovanotti e Ligabue sul Mella. Il suo rifacimento di “Domenica bestiale” ha suggerito invece di accompagnare la fidanzata in agriturismo, quando non si sa più cosa inventare per essere romantici. “Da Sarès a Calvagés”, il linguaggio universale è il dialetto (lo parlano anche in Inghilterra, dice Dellino…). “P.O.T.A.” è una canzone-acrostico che dimostra come una sola parola possa riassumere la brescianità. E poco importa se chi parla il vernacolo locale è considerato in estinzione “Come i panda”. Il clima locale non è proprio perfetto, con tutta l’umidità che c’è; però, dà l’occasione di volgere in rap la dannunziana “Pioggia nel pineto”. 
dellino farmer manerbio
Dellino Farmer & friend.
            Meno poetica è la ricerca del lavoro, per chi ha la vocazione a impegnarsi onestamente. La bellezza torna davanti alla campagna, che “Si spoglia si riveste”. Giusto per aggiornarsi, non sarebbe potuta mancare la versione delliniana di “Occidentali’s Karma”: “Enciochetàs söl Garda”. Un classico era “Oflàga”. Dedicata ai milanesi era invece “Sènsa vi”: perché, come ha sottolineato un suo amico meridionale, il vino è “vin” in Veneto, “vi” a Brescia, “i” a Bergamo… e, a Milano, non rimane più niente da bere. La conclusione è stata “Ferie al Mella”: un suggerimento per chi non sa dove passare le vacanze.



Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 4.