sabato 12 agosto 2017

"Essere o apparire..." Il ritorno del dilemma

Le Muse dell’Onirico, compagnia teatrale manerbiese, sta portando sulle scene della Bassa bresciana e cremonese la sua recente commedia: “Essere o apparire: questo è il dilemma”. Essa è stata tratta da “Fumo negli occhi”, di Faele e Romano (2002); l’adattamento del testo si deve al regista Davide Pini Carenzi e alla direttrice artistica, Daniela Capra. Quest’ultima, in particolare, si è occupata di inserire brani dialettali, per riprodurre il “bilinguismo” delle baruffe domestiche. Pini Carenzi si era anche occupato dell’allenamento degli attori; luci e suoni erano a cura di Augusta Capra (meglio conosciuta come “Janita”, per via della sua orchestrina di musica da ballo).
           
essere o apparire le muse dell'onirico
Carlo Brandolini (Ennio Donini)
con la signora De Marchi (Valeria Tirelli).
Le Muse dell’Onirico si erano presentate ai manerbiesi durante la Shopping Night del dicembre 2016, interpretando personaggi ottocenteschi in stile Charles Dickens, per le vie della città; in occasione del Carnevale 2017, si sono trasformati nei conti Luzzago, danzando anche un minuetto nel Palazzo Comunale. “Essere o apparire: questo è il dilemma” era già andata in scena al Teatro Sociale di Quinzano d’Oglio e al Teatro Gonzaga di Ostiano. Il 14 luglio 2017, è stata la volta di Bordolano, all’agriturismo “La Corte dei Semplici”. L’evento prevedeva anche un buffet.
            Questa è la trama della commedia: Carlo Brandolini (Ennio Donini) è direttore di banca. A suo carico, c’è la moglie Teresa (Daniela Capra), coi figli Lello (Giancarlo Maggini) e Patrizia (Erica Gazzoldi). Potrebbero vivere con un certo agio, grazie allo stipendio di Carlo. Peccato che le manie di grandezza della moglie e le pretese dei figli abbiano portato la famiglia sull’orlo della rovina finanziaria. Ma Teresa non demorde. Vuole la domotica (robotica da casa), un’antenna parabolica inservibile, il ritratto di un (finto) antenato e (dulcis in fundo) una domestica: Marietta (Sara Tomasoni), novella Colombina. Troppi cambiamenti e troppo in fretta, come ripete ossessivamente la lunatica zia di Carlo (Elisabetta Provezza). Ma perché tutto questo? Per gettare fumo negli occhi della dirimpettaia, la signora De Marchi (Valeria Tirelli). Costei è la moglie di un subordinato di Carlo, nell’organizzazione bancaria; eppure, il suo stile di vita è molto più splendente di quello che i Brandolini possono permettersi. Teresa si macera nell’invidia, non sapendo come dimostrare ai De Marchi la superiorità sociale sua e del marito. La sua follia si spinge fino a chiudere in casa la famiglia per tre giorni, per far credere ai vicini di essersi concessi un weekend a Capri. Proprio quando lo stratagemma sembra essere riuscito, avviene una successione di imprevisti, compreso l’arrivo di un ladro gentiluomo (Franco Bressanin).
            Insomma, una storia che fa ridere sulla scena e farebbe piangere nella vita di tutti i giorni. Concetti come “onore” e “decoro della famiglia” (perennemente sulla bocca della signora Teresa) sembrerebbero vetusti; ricordano quell’Ottocento in cui un ufficiale non poteva sposarsi, se le sue rendite non erano sufficienti a mantenere uno stile di vita adeguato al grado. Invece, “Fumo negli occhi” era ambientato alla fine degli anni Sessanta. E trasferirlo ai giorni nostri è stato inquietantemente facile. Le complici risate del pubblico a ogni replica dimostrano la pertinenza del testo con la sensibilità degli odierni. Ma, almeno sul palcoscenico, c’è un lieto fine.

Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 14.

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