sabato 23 febbraio 2019

Carlo Dalla Rovere - Le vite nascoste


"Dunque una famigliola (eh sì, come dimenticare la figlioletta di nemmeno sei anni e la sua sacrosanta voglia di crescere) doveva assolutamente riprendersi da una batosta pesantissima, il male insito alla moglie di Carlo, non avendolo calcolato dapprima, oltre alle beghe lavorative del marito, dati pure dei colleghi ch’eccedevano in autorevolezza (altro che reputarle risorse umane), e che bisognava sovrastare… di colpo, agendo con la consapevolezza di essere indispensabili per il tossicodipendente ch’è privato se non privo di genitori naturali, in un contesto comunque tollerabile se agevolati da curatori della mente che la sappiano lunga, determinanti per il destino dello sprovveduto, altrimenti quest’ultimo si ritrova ad ammettere d’essere stupido dinanzi a della superbia a misura d’uomo, quella che si scaglia motivando lo stato d’inferiorità lungi dall’idea di guarire.
carlo dalla rovere le vite nascoste vincenzo calò

Tornando in comunità, Carlo sta ad ascoltare racconti di vita da volti offesi ripetutamente e violentemente con parole urlate dai genitori, ai quali si dovrebbe voler bene all’infinito… volti che incassano, per poi sfogarsi in un momento che non è mai opportuno, innocentemente, senza contare come ci resti di sasso quando all’improvviso non ha senso chiamare al numero della persona che desideri con tutto te stesso, e sei costretto a intimorirti per denotare i danni che si arrecano andando fuori di testa.
Si necessita, prima che delle cure, del posto consono, per aspirare alla lucidità mentale scorgendo dell’intelletto nel sorridere proprio come fanno i bambini… una massima da concretizzare provando un minimo d’emozione sempre, sensibili tanto d’accarezzare un corpo più o meno caldo, ovvero dell’assenza al momento di confermarla, e commuoversi perché si trattava di quell’affetto in grado di perseverare passando sopra ogni confessione impronunciabile, che quindi senza volerlo era il miglior esempio da seguire per lavorare bene.
In comunità, e nonostante le glaciali temperature tipiche dell’inverno, è inammissibile la solidarietà tra i pazienti, cioè il più bello dei gesti d’amore qual è sortire calore con quel poco che si ha, dati i sensi d’accertare giorno per giorno… e se le regole non vengono rispettate bisogna sacrificarsi, collaborando per mantenere l’igiene in tutta la struttura, o meglio ancora privandosi di una personale abitudine del tutto legittima… altrimenti a scontare la pena ci finisce chi n’è la causa seppur dolcemente!


Il senso di panico si annida emotivamente, lo si subisce sulla strada; attento Carlo a non creare l’ingorgo per troppi mezzi di trasporto da svuotare, distogliendo una crisi di nervi ben presto per aiutare il “Prossimo”, che spesso si bucava e rinsaldava il traffico degli stupefacenti avendo l’impressione d’essere utile per qualcuno, ma a cui gli mancava una famiglia premurosa, che preservasse del piumaggio dalle cattive correnti d’aria, dall’improvvisa richiesta di un passaggio all’estraneo di turno, come se dediti in fondo alla prostituzione.
Il cambiamento semmai era riconducibile allo 0 alternabile con l’1, al principio di ogni impianto d’illuminazione meramente artificiale, per il resto si scontava una sorta di fracasso prima e il trasporto di un cadavere dopo... oltre all’idea di morire che iniziava a stuzzicare una donna, col marito consapevole di lottare per destare costantemente interesse, e non soccombere a dei valori altisonanti di cui sincerarsi mai senza fatica, data questa società che non ammette repliche positivamente, sterilizzando accorgimenti circa il discutibile tentativo di guarire insito alla persona che si ama e da amare rinfrescando modi e toni del tutto propri affinché si possano intuire altrove, affianco.
Tecnicamente, v’è un’energia ritmica, che il lettore può sentire nella fluidità di ciò che accade e che viene costruito narrativamente con buona volontà e ambizione.
La struttura del testo sembra fremere per un pensiero dominante, spartito tra profili tracciati con familiarità e imprendibilità di visioni.
Figure e atmosfere di attendibilità sociologica sono realisticamente intense, generano la voglia di un confronto intellettuale in momenti essenziali ma scorrevoli.
Il linguaggio fa capo a degli umori velati, fuori dall’ipocrisia, suggellando il delicato equilibrio tra due situazioni chiave che si alternano di continuo.
Opera sincera, che comporta una toccante riflessione su confini da esplorare, intrisi d’impegno sociale e rabbia del tutto personale… opera di un’appartenenza che si deduce dal tono, dal modo e dallo spirito di narrazione, così intimo, istantaneamente malinconico, e dolente.
La scrittura (che nello stile ricorda quella di Cesare Pavese) va dritta al punto, pretenziosa al punto giusto, accennando lievemente, con fascino, all’estremo, allo straziante, al passionale… essendo leggibile l’amarezza intimistica per quant’è piacevole la geografia degl’interni di una fisicità corrispondente alla sacralità di ricostruzioni emozionanti nonostante i tempi feroci.
Libro che addirittura si può leggere partendo da qualsiasi punto, importante al momento giusto data la traduzione delle deduzioni sentimentali in parole, che magari presuppone la discesa negli abissi mentali con un’apologia morale, meccanica… ma che arriva a dimostrare come, attraversando la propria esistenza, ci si può distaccare dall’Io essenziale senza pietismo né esibizionismo, con una chiusura comunque enigmatica.
Emerge dell’accuratezza d’impianto cinematografico, i capitoli sono sequenze di un’esigenza di concretezza, di cose stabili, forti come solo le emozioni lo possono essere.
Ironia e introspezioni risultano dosate con precisione per rivelare sentimenti profondi a fronte di ragioni inconfessabili, tra storie e destini distinti con precisione e profondità descrittiva di procedure (scontate le ambientazioni) prossime alla compattezza, all’unicità.
La presenza umana è una superficie eternamente riflettente per soggetti il più delle volte purtroppo non lineari e asciutti nel segno del rispetto, di un universo cupo, claustrofobico, dacché emblematico è il coacervo di rifiuti spirituali.
Concentrarsi sulla psiche significa infatti osservare fenomeni d’aggiornare con voci spesso e volentieri momentanee, che s’intrecciano… di un’emozione corrosiva."


giovedì 21 febbraio 2019

Arrivano a Manerbio le allegre comari di Windsor



Per il 21 marzo 2019, il programma del Politeama di Manerbio prevede un classico della commedia: Le allegre comari di Windsor (1602) di William Shakespeare. L’opera nacque per dare ulteriore spazio a un personaggio dalla grande fortuna di pubblico: Sir John Falstaff. Possiamo considerarlo come la versione anziana, panciuta e ubriacona di Capitan Fracassa. Fanfarone e vigliacco allo stesso tempo, campa di espedienti e consuma tutto il proprio denaro all’osteria, insieme a furfanti d’ogni genere. Compare nello shakespeariano Enrico IV (1597), come compagno di bevute dell’erede al trono; nell’ Enrico V (1599), seguito del dramma, viene menzionato nell’elogio funebre dell’ostessa Mistress Quickly. 
le allegre comari di windsor falstaff mistress quickly

            Nelle Allegre comari, Falstaff è però vivissimo e, ovviamente, in bolletta. Decide di corteggiare le mogli di due ricchi borghesi di Windsor, nella speranza di scroccare denaro alle donne. Naturalmente, non si rende conto di essere poco credibile e appetibile come ganimede. Invia così due lettere d’amore praticamente identiche alla signora Page e alla signora Ford. Le due, però, sono amiche: si raccontano quanto avvenuto e comprendono l’inganno. L’attentato alla loro onestà e alla loro ricchezza le indigna non poco. Decidono così di vendicarsi di Falstaff con una serie di crudeli scherzi, eseguiti con la collaborazione della suddetta Mistress Quickly… Ma non sono le sole a ordire inganni. C’è il marito della signora Ford, morbosamente geloso e disposto a travestirsi per scoprire presunte infedeltà della donna. Ci sono Anne, figlia della signora Page, e il suo innamorato Fenton, che debbono incontrarsi di nascosto. I genitori della ragazza pensano infatti solamente a trovarle un buon partito, degno (economicamente) della sua ricca dote. Manco a dirlo, il signore e la signora Page sono assolutamente in disaccordo sul candidato da preferire e vogliono prevalere a tutti i costi nella scelta. Chi verrà ingannato da chi, alla fine?


            L’allegria delle comari è dunque d’un genere particolarmente piccante: quello che viene dal gusto della vittoria e della vendetta. Vendetta contro gli uomini che le umiliano con la gelosia o coi tentativi d’ingannarle. La compagnia Atir Teatro Ringhiera, a Manerbio, ne darà un’interpretazione in chiave “alleggerita”. Essa metterà in scena un adattamento di Edoardo Erba, con la regia di Serena Sinigaglia. Le scene saranno curate da Federica Pellati e i costumi da Katarina Wukcevic. La consulenza musicale sarà di Federica Falasconi. Lo spettacolo sarà coprodotto con la Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini. È previsto un cast interamente al femminile: Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Marta Pizzigallo, Virginia Zini, Giulia Bertasi. L’assenza di personaggi maschili in scena pone in primo piano le “comari” del titolo, coi loro incontri e riti sociali: un tè pomeridiano assai britannico. Questo noioso e abituale “momento per sole donne”, grazie alle sciagurate lettere di Falstaff, si trasforma in una girandola d’immaginazioni e burle. Gli uomini, assenti nel corpo, sono però onnipresenti nei pensieri delle allegre comari: è questo a disegnarne la poderosa statura come personaggi. In una commedia costruita da finzioni, illusioni e fantasie, le figure di puro pensiero non possono che giganteggiare. Verranno eseguiti dal vivo brani del Falstaff (1893) di Giuseppe Verdi, versione operistica della detta commedia. Mai stuzzicare l’immaginazione e l’orgoglio delle amiche affiatate: non si sa mai dove si vada a finire…

Paese Mio Manerbio, N. 141 (febbraio 2019), p. 12.


Rifrazioni di donne per l’8 marzo a Manerbio



rifrazioni di donne lino trentini manerbioProprio l’8 marzo 2019, con perfetto tempismo, arriverà al Teatro Civico “M. Bortolozzi” di Manerbio lo spettacolo Rifrazioni di donne. Esso è il risultato di un laboratorio di formazione per insegnanti, coordinato da Lino Trentini. Sul palco, saliranno Angela Napolitano, Carla Ballabio, Chiara Dondelli, Daniela Primi, Erminia Lombardi, Ester Belfiore, Giacinta Telese, Loretta Battaglia, Luciana Duina, Maddalena Lollino, Maria Giovanna Dander, Rita Amadei, Vilma Bonometti.
            Il titolo allude al fenomeno per cui i raggi della luce, quando oltrepassano la superficie di separazione fra due mezzi trasparenti (es.: aria e acqua), vengono deviati rispetto al percorso originario. Esso suggerisce storie raccontate per “linee spezzate”, emozioni ed esistenze che cambiano corso, persone che si perdono e si ritrovano. Così sono le donne raccontate nello spettacolo: mostrate nelle varie sfaccettature delle loro vite, senza negare le imperfezioni - perché farlo sarebbe rinunciare a una parte della propria esperienza. “Ogni ruga tracciata sulla spaccatura del terreno è la ruga di una donna” recita la locandina on line. Le rughe, che già Anna Magnani elevava a trofeo vinto nelle battaglie esistenziali, possono così farsi sentieri: sottili, serpentini, intrecciati. In natura, del resto, non esistono linee rette. 
            Il progetto nacque nel 2016, quando l’Istituto comprensivo di Ghedi attivò il progetto Odisseo lo straniero, ospite o nemico. Estraneità, identità e racconto di sé. In esso, erano stati coinvolti scrittori, attori, docenti universitari. Mancava però uno spettacolo. Per mancanza di fondi, fu lo stesso personale scolastico ad allestirlo. L’idea piacque e divenne anche un’occasione di formazione per gli insegnanti. Il gruppo teatrale, pertanto, si consolidò e proseguì l’attività.

            Quanto a Rifrazioni di donne, esso non ha una trama unitaria. È nato dall’accostamento di singoli brani prodotti dalle insegnanti-attrici; la cornice in cui sono stati inseriti è opera di Trentini. Il filo conduttore, per l’appunto, è l’universo femminile: sogni, amori, delusioni, ferite e cicatrici e voglia di riscatto, di affermazione, di divertirsi e di stare insieme. La centralità delle figure di donna è dovuto al fatto che il gruppo teatrale, interamente in rosa, intendeva portare sulla scena l’urgenza di raccontarsi e compartecipare alla vita delle colleghe-amiche. «Sono stato a guardare e anche molto, con un certo tremore» afferma Trentini. « Ho cercato di avvicinarmi a loro, per capire e registrare. Ho suggerito, più che imposto. Ho cercato di dare un’omogeneità stilistica ai loro racconti. Come dicevo, le “cornici”, la parte iniziale e finale, sono mie. È il mio tentativo di essere specchio, di “riflettere”, di dare loro dei rimandi. Con un certa ironia e un pizzico di cattiveria».

Cosa racconteranno le Rifrazioni di donne ai manerbiesi?  Il primo quadro è un intreccio di tre testi relativi alla maternità: l’attesa, la nascita, la perdita. Si sorride e ci si stupisce, poi, con estratti di Breve storia delle donne di Jacky Fleming e R. Ciba, testo che comparirà in scena più volte.
E vicende di donne vittime di uomini, donne che si consumano nell’attesa, donne che, con Aristofane, vogliono sovvertire l’ordine maschile e sorelle che discettano dei loro progetti di vita… Una rete di esistenze che si abbracciano.

Paese Mio Manerbio, N. 141 (febbraio 2019), p. 7.


martedì 19 febbraio 2019

Voglia di Carnevale… Cosa ci aspetta a Manerbio?


Naturalmente, i festeggiamenti per questo Carnevale sono stati preparati col debito anticipo. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a balli, cene succulente, splendidi costumi, lazzi saporiti: Manerbio si aspetta che venga mantenuto tale livello. 
carnevale del settecento manerbio

            Per l’appunto, è previsto il consueto “Carnevale del Settecento”, nel palazzo comunale (23 febbraio 2019). Stavolta, non ci saranno le Muse dell’Onirico a impersonare i Luzzago, perché la compagnia sarà impegnata a inscenare Ubu Re a Travagliato. I convenuti non dovranno però rinunciare alla musica dal vivo, grazie all’animazione curata da “I Violini della Bassa”.
            Dato che un Carnevale magro è impensabile, sarà allestita una “Cena dei nobili”, con lo spiedo preparato dal Gruppo Alpini. Al pianterreno, invece, la “Locanda del Popolo” servirà piatti semplici come zuppe e pà e salamìna. La sala multimediale della Biblioteca Civica, per l’occasione, diverrà invece la locanda dedicata al “terzo stato”. (Perché dimenticare quella borghesia che fu centrale nella storia e nell’economia del Settecento, del resto?) Come sempre, sarà presente anche una cioccolateria/pasticceria. «Cercheremo ancora di valorizzare la cantina del palazzo comunale» ha affermato il bibliotecario Giambattista Marchioni, sempre attivissimo nell’organizzazione degli eventi ludico-culturali. Quel sotterraneo si presta infatti a divenire cripta, taverna e quanti altri ambienti gotico-rustici ci si voglia immaginare.
            Tornerà anche l’ormai irrinunciabile RimAttore, Pier Paolo Pederzini, che diletterà i manerbiesi con le sue improvvisazioni in rima. Sarà incoronato un nuovo Re Zuccone, l’uomo con più “testa” fra i presenti. Si aggiungerà la Compagnia Spettacolosenzamura, che ha già animato anche la Notte delle Fiabe e la Seconda di Ottobre. Per il Carnevale 2019, proporrà probabilmente performance… fiammanti. La Minervium Scherma si esibirà invece in costumi d’epoca.
            Il 3 marzo, sarà invece la volta dei bambini. Per i più piccoli, sono infatti stati organizzati intrattenimenti appositi, sul tema del circo. L’accoglienza avrà luogo all’oratorio “S. Filippo Neri”; un corteo animato accompagnerà poi i festanti nella piazza antistante Palazzo Luzzago. Il Martedì Grasso, invece, i bimbi potranno apprezzare un’animazione all’aperto, sempre all’oratorio; in caso di pioggia, essa sarà trasferita all’ex-bocciodromo.