venerdì 11 giugno 2021

Manerbio attende la Harry Potter Book Night

 Siamo ancora ben lontani dal poter parlare di “normalità”, per quanto riguarda le nostre regole di vita. Ma, come è noto, Manerbio cerca (come può) di rimanere viva. Una buona notizia in tal senso è questa: sono in corso i preparativi per la Harry Potter Book Night 2021

harry potter book night

            Per ricapitolare: si tratta di un’annuale celebrazione dell’omonima saga fantasy, lanciata dalla casa editrice britannica Bloomsbury: la stessa che ha pubblicato le prime edizioni dei sette volumi. Abitualmente, la Harry Potter Book Night ricorre in febbraio. Quest’anno, a causa delle restrizioni anti-Covid, la Bloomsbury ha spostato la data al 24 giugno: così, il tutto si svolgerà durante le vacanze estive e le scuole non dovranno provvedere a fornire connessioni agli eventi on line.

            La celebrazione è a tema. Per il 2021, è stato scelto “Diagon Alley”: la strada magica nascosta dietro un locale detto “Il Paiolo Magico”, a Londra. È qui che l’undicenne Harry, nel primo romanzo della saga, entra per la prima volta in contatto col mondo dei maghi. Diagon Alley, ovviamente, è anche il posto giusto ove acquistare il materiale scolastico per frequentare Hogwarts.

            A Manerbio, quattro giovani stanno preparando alcune giornate dedicate ai negozi che si affacciano su questa specialissima strada. La loro opera, naturalmente, si svolge in collaborazione con la Biblioteca Civica, che ha aderito alla Harry Potter Book Night e la sta organizzando.

 Il lavoro è ancora in corso d’opera, perciò dobbiamo tener conto di eventuali variazioni. Ma il piano fondamentale è già stato stilato. Esso si compone, ovviamente, di eventi on line: la partecipazione avverrà tramite l’invio di file, video e fotografie.

            Una delle gare s’intitolerà “Il Paiolo Magico: Diagon Alley a stomaco pieno”. Non fa bene lanciare incantesimi a digiuno, esatto? Ecco, quindi, che tale sfida sarà di tipo culinario e con regole ben precise.

            Dopo il cibo, il vestiario: bisognerà passare da “Madama McClan: cosplay per tutte le occasioni”. I partecipanti dovranno sfoggiare costumi e accessori ispirati ai negozi della magica via londinese.

            Per gli amanti dei libri, ci sarà “Il Ghirigoro: la magia delle parole”. Si tratta di una piccola gara letteraria, in cui si dovrà creare o uno slogan pubblicitario per uno dei negozi di Diagon Alley o una breve fanfiction qui ambientata.

            Il più ricco di sensazioni sarà probabilmente quest’altro concorso: “Saluti da Diagon (e Notturn) Alley: un magico souvenir”. Stavolta, si tratterà di costruire un oggetto che potrebbe essere venduto in uno di questi esercizi commerciali: “Accessori di prima qualità per il Quidditch”; “Tiri Vispi Weasley”; “Shrunken Heads”; “Magie Sinister” (sì, quel negozio di lugubri arnesi da magia nera in cui Harry capita erroneamente, nel secondo volume…).

            A questo punto, la vostra immaginazione starà giustamente lavorando a più non posso. Vi lasciamo alle vostre fantasie, augurandoci che la Harry Potter Book Night 2021 realizzi quantomeno la magia di strapparvi alle angosce del periodo presente.




 

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 165 (maggio 2021), p. 20.

domenica 23 maggio 2021

The Arcana: una fantasia di carte

the arcana fanfiction
 Di recente, più che racconti originali, ho scritto fanfiction su due visual novel prodotti dalla NixHydra: The Arcana: A Mystic Romance e Last Legacy (compreso nella app Fictif). Il primo, in particolare, mi ha involontariamente portato a scrivere un intero libro. "Involontariamente", nel senso che non sarebbe stata quella l'idea originaria... Semplicemente, a furia di scrivere, ne è risultato un volume di più di duecentocinquanta facciate. La stragrande maggioranza delle storie riguarda due personaggi e le interazioni fra di loro, in tutte le salse; ma sono presenti anche altre figure e altre trame. Vista la mole del materiale, ho pensato di raccoglierlo, dividerlo in sezioni e distribuirlo come ebook gratis, per chi volesse. Non posso commercializzare questi materiali, perché l'idea di partenza appartiene alla NixHydra; peraltro, sono già gratuitamente disponibili su Archive of Our Own e altrove. A ogni modo, vi saluto con l'introduzione che apre la raccolta. Buona lettura e buon divertimento! 

È vero che il genere della fanfiction si rivolge a coloro che conoscono già bene la trama e i personaggi a cui si fa riferimento… Ma, nel caso in cui capitasse da queste parti qualche viandante virtuale che non conoscesse The Arcana, è meglio spendere qualche parola sul contesto. A maggior ragione per il fatto che, in italiano, c’è pochissimo materiale su questo videogioco.

            The Arcana: A Mystic Romance è quel che si dice un visual novel, ovvero un romanzo interattivo, fatto d’immagini e didascalie da visionare su un dispositivo mobile. È stato lanciato dalla NixHydra nel 2016. È ambientato nella città immaginaria (ma molto mediterranea) di Vesuvia: qualcuno potrebbe riconoscervi aspetti di Napoli, di Venezia, o di Roma…

Il giocatore è un (o una) apprendista mago/a. Il suo maestro è Asra Alnazar, un giovane dal passato misterioso che ha disegnato un personalissimo mazzo di Tarocchi: gli Arcani che danno il nome al gioco e che scandiscono le tappe della storia. Proprio quando Asra è appena partito per l’ennesimo dei suoi viaggi, l’apprendista riceve la visita della contessa di Vesuvia, Nadia Satrinava, che lo/la invita a palazzo per un incarico d’importanza. Non appena la nobildonna si è congedata, un intruso piomba in casa dell’apprendista: indossa abiti neri, una cappa e una maschera da medico della peste. Quando si presenta, dice di chiamarsi Julian… Stava cercando Asra, ma si accontenta di una lettura di Tarocchi, in cui compare l’Arcano della Morte. Il giorno dopo, l’apprendista scoprirà che si trattava del dott. Julian Devorak, ex-medico di corte e presunto assassino del conte Lucio. Quello che vuole la contessa vedova è proprio che l’apprendista impieghi le arti magiche prima per ritrovare il ricercato da assicurare alla giustizia, poi per rispondere ai troppi interrogativi che ancora circondano il delitto…

            La sorte di Julian sembra stare molto a cuore a Portia, la fidatissima capocameriera di Nadia. Per di più, a complicare le cose, si mette il fantasma di Lucio, che ancora infesta l’ala del palazzo da lui abitata in vita…

            E cos’avrà mai voluto quel gigante tutto muscoli e cicatrici, incappucciato e di poche parole, che ha avvertito l’apprendista di un oscuro pericolo? Si chiama Muriel, è amico di Asra e porta una sempiterna catena al collo… ma sembra non esserci verso di ricavare altre informazioni da lui.

            Credo non manchi altro, alla nostra introduzione. Un solo avvertimento: non leggete le prossime pagine, se volete provare il gioco e detestate gli spoiler…


The Arcana: una fantasia di carte è scaricabile qui.


sabato 1 maggio 2021

“Minervium”, la Manerbio romana

 Che Manerbio abbia una storia millenaria non è un segreto. Fra le altre, ha conosciuto una “fase romana”: quella in cui ha preso il nome latino di “Minervium”, “santuario di Minerva”, da cui il nome attuale. A questa epoca, è dedicato un capitolo dell’opera di Mons. Paolo Guerrini sulla nostra città: “Manerbio, la pieve e il comune” (Brescia 1936, Edizioni del Moretto). 

minervium

            In primis, dobbiamo ricordare che questa città sorge sulla “via cremonese” che univa Brescia a Roma. Su di essa, si trovavano due ponti: quello sull’Oglio a Pontevico e quello sul Mella a Manerbio. I ponti, oltre all’indubbia utilità come infrastrutture, avevano anche un alone sacro: il termine di “pontefice”, in latino, designava proprio un sacerdozio nato dall’usanza di consacrare i ponti. Dalla loro presenza e da quella dei relativi santuari scaturivano i villaggi, nati come agglomerati di case intorno a questi luoghi. Ecco perché Manerbio porta il nome di una divinità.

            Gli abitanti del “vico di Minerva” sono menzionati in tre lapidi bresciane, citate da T. Mommsen in “Inscriptiones urbis Brixiae et agri brixiani latinae” (Berlino, 1874, vol. II del “Museo Bresciano”, a cura dell’Ateneo bresciano come estratto del “Corpus inscriptionum latinarum”). Si tratta di iscrizioni dedicate a personaggi che acquisirono benemerenze speciali verso gli antichi manerbiesi.

            Il vero tesoro archeologico latino è però andato perduto. Nel 1715, cominciarono i lavori per la sostituzione della pieve medioevale romanica con quella che esiste tutt’oggi. L’abbattimento della chiesa precedente portò alla luce due fosse sovrapposte, ricche di materiali antichi che furono reimpiegati per fabbricare la calce e per costruire il nuovo edificio. La testimonianza di quei materiali archeologici è rimasta nella relazione scritta dal sacerdote manerbiese don Giacinto Tenchini, compresa nel codice 38 della raccolta Di-Rosa, custodita nella Biblioteca Queriniana. La sua penna ricorda iscrizioni, piedistalli e statue di diverse dimensioni. In queste ultime, viene ravvisata l’immagine di un “idolo”: a volte vestito e con i suoi strumenti caratteristici, altre volte nudo. Anche sulle lapidi comparivano immagini parziali di esseri umani o “Deità”. Fra i materiali osservati, c’era anche marmo finissimo. Tra le figure divine, furono ravvisati Giove, Minerva, Mercurio, Giunone e Marte. Sulle statue e sulle cornici delle lapidi, vennero viste anche tracce d’oro.

            Sembra incredibile che simili tesori d’archeologia fossero stati trasformati in calce e in materiali di riutilizzo; ma la preoccupazione dell’arciprete di allora (don Bartolomeo Capitanio) era ben altra. Più interessato a dare una nuova pieve a Manerbio, non si curò di conservare le tracce del passato pagano. Quattro delle lapidi antiche, però, si salvarono: una rimase nella muraglia a mezzogiorno della sacrestia (per opera dello stesso don Tenchini); un’altra in una casa privata; altre due in un orto, come sedili. Furono donate al Museo Civico di Brescia, così come le altre sette iscrizioni latine manerbiesi raccolte dagli archeologi del Cinquecento..

            Per quanto riguarda queste ultime, Mommsen cita - fra le altre - un’ara votiva a Ercole; un voto fatto a Minerva da una certa Cornelia Catulla; un titolo votivo alle “Giunoni”, le protettrici della maternità e della fertilità femminile; due are votive alle “Matrone”, simili alle suddette Giunoni (dato che propiziavano il parto felice).

            La ricchezza di materiali romani sul sito della pieve è spiegata da Mons. Guerrini col fatto che lì si trovasse l’antica necropoli pagana, testimoniata anche dall’iscrizione funebre dedicata ai due fratelli Ovidii (posta nella parete settentrionale dell’antica pieve di S. Lorenzo, dove c’era anche il cimitero cristiano). La sovrapposizione fra reperti latini e luoghi di culto cristiano sembrerebbe indicare una “continuità” fra la religione antica e quella successiva, che si pose come sostituto della precedente.

 

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 164 (aprile 2021), p. 17.

Esplorando con Dellino: luoghi abbandonati a Manerbio e dintorni

 Conosciamo Dellino Farmer come rapper dialettale; stavolta, però, compare su queste pagine in veste di… esploratore. Non in continenti lontani, beninteso, ma in luoghi assai vicini: questo per via del suo noto amore per la Bassa bresciana. Naturalmente, diverse sue osservazioni riguardano Manerbio e dintorni. 

dellino farmer manerbio

            Stavolta, non si tratta solo di annotare le bellezze, ma (anche e soprattutto) le desolazioni: i molti edifici abbandonati, segnali di un’economia non più florida come un tempo - o di priorità non aggiornate.

Nei piccoli reportage che il cantante condivide sui social, spiccano soprattutto gli “scheletri” di fabbriche, magazzini, centri commerciali, supermercati: tutti rigorosamente inattivi o abbandonati, con un bel cartello che indica “Vendesi”. Com’è prevedibile, si trasformano spesso in discariche abusive e ripari di fortuna.

            Per fortuna, la Bassa può regalare qualche momento di semplice poesia: gli specchi d’acqua nelle campagne non saranno certo all’altezza del lago di Garda, ma riflettono il cielo e lo portano in cerchi d’alberi. 

            Anche il Mella ha più d’un tratto incantevole, soprattutto per i manerbiesi che ricordano il tempo in cui era pulito e persino balneabile. Il numero dei Comuni che lambisce e l’antica origine di questi insediamenti lo rende anche un testimone storico. Oggi, Dellino lo fotografa nei punti in cui non l’hanno ancora raggiunto del tutto l’inquinamento e i rifiuti.

            Una bella sorpresa (molto in linea con la Pasqua appena trascorsa) è il “coniglio rosa di Manerbio”: un soffice roditore col pelo proprio di quella tinta, comparso nell’ “archivio fotografico personale” di Dellino. La notizia risale al 2018: esisterà ancora qualche coniglio manerbiese così caratteristico?

dellino farmer manerbio

            Così come è riemersa dal nulla questa dolce sorpresa genetica, è riemerso anche un ponte ai margini del Mella, in zona via Zima a Manerbio. Il ritrovamento è stato merito di un lavoro di ripulitura, sanificazione e disboscamento dei margini limitrofi. Il ponte ha un arco a tutto sesto in mattoni, una vistosa chiave di volta in marmo e sponde in pietra.

                        Gli scatti di Farmer hanno immortalato anche la sorte del Loft, albergo manerbiese, nonché uno degli ultimi rimasti nella Bassa. Anch’esso, con la sua moderna architettura, è ormai inattivo. Nei pressi, c’erano anche altre attività commerciali e ricreative, come una palestra: gli edifici verranno riutilizzati? La stessa domanda si pone per il Bengodi (ormai, ex-Bengodi): un tempo (circa un ventennio fa) pub e centro di vita notturna, ora in abbandono. È stato anche una discarica abusiva di scarti commerciali, poi bonificata. L’area comprende un parcheggio ed è vicina al casello autostradale di Manerbio.

            Che fare? Ciò che è stato una ricchezza un tempo può tornare a esserlo, se riscoperto e riutilizzato. Questo, almeno, è l’auspicio di Dellino Farmer. Sarebbe un’alternativa al consumo di suolo altrove.

 

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 164 (aprile 2021), p. 14.