sabato 16 marzo 2019

Le Dame Oscure del Gotico: un 8 marzo con Jennifer Radulović


Jennifer Radulović le dame oscure del gotico circolo del goticoIn barba alla mimosa, l’8 marzo della sottoscritta e delle sue amiche è stato rigorosamente… in nero. Per la Giornata internazionale della donna 2019, infatti, la dott.ssa Jennifer Radulović ha organizzato una serata del suo Circolo del Gotico. Al Teatro San Giovanni Evangelista di Brescia, ha tenuto la conferenza intitolata: Le Dame Oscure del Gotico. Scrittrici, serial-killer ed eroine tenebrose dell’età vittoriana. 
            Già: il genere gotico sembra trovarsi in un connubio inscindibile con le figure femminili. Come ha ricordato Jennifer, infatti, esso è nato da una costola (tanto per restare in tema) del Romanticismo: un movimento che esaltava passioni e sentimenti. Ergo, anche l’amore per una donna. Senza contare il retaggio culturale che, nell’Ottocento (solo nell’Ottocento?) voleva la femmina più emotiva del maschio.
            “Emozione”, nel XIX sec., significava spesso lutto, anche per persone assai giovani. La Radulović ha ricordato le vittime della tisi, che rendeva “normale” veder morire la fidanzata diciottenne. Ecco, dunque, la poetica della “bella donna morta”, quale la formulò Edgar Allan Poe.
            La letteratura gotica, nata nella seconda metà dell’ Settecento, è legata - nel nostro immaginario - all’Inghilterra vittoriana (1819-1901). Quest’ultima espressione prende nome proprio da una donna, la regina Vittoria. Quell’era è ricordata come una delle più moralistiche e rigide. Proprio per questo, però, furono esasperati la voglia di evasione in tutti i campi della cultura e la passione per l’occulto - che infiammava la stessa regina, in particolare per quanto riguardava lo spiritismo.


            Fra le autrici di narrativa gotica, la prima a venir ricordata è stata Selma Lagerlöf (1858-1940): svedese, nonché prima donna a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1909. Da un suo racconto, fu tratto il film Il carretto fantasma (1921; regia di Victor Sjöström).
            La “signora del gotico” è però soprattutto l’inglese Ann Ward Radcliffe (1764-1823). La sua è una letteratura d’ambientazione, in cui il brivido viene perlopiù dalla cornice in cui la storia è collocata. Per il resto, la sua produzione appartiene al sottogenere del “Gotico spiegato”, in cui ogni evento inquietante trova infine una spiegazione perfettamente razionale.
            Più ancor di lei, è divenuta un monumento una sua connazionale: Mary Godwin Shelley (1797-1851). La madre era Mary Wollstonecraft, considerata la pioniera del femminismo liberale. La maggior fama della figlia è dovuta a un romanzo che ha creato un mito: Frankenstein (1818).
            Un’altra scrittrice, George Eliot (1819-1880), ha uno pseudonimo che trae in inganno circa il genere. L’espediente di fingersi uomo era comune all’epoca, fra le donne che rivendicavano spazi di autonomia ed espressione intellettuale impegnativa. Il che la dice lunga sulle aspettative dell’epoca… Per farla breve: anche lei contribuì al genere gotico, col racconto Il velo dissolto (1859).
Il cosiddetto sensation novel conta molte altre figure femminili: Vernon Lee, Matilde Serao, Grazia Deledda, Madame de Staël, Elisabeth Gaskel… La sua popolarità indusse un’altra donna, Jane Austen (1775-1817), a parodiare il genere.
Passando dalle scrittrici ai personaggi letterari, lo statunitense Edgar Allan Poe (1809-1849) ne fu sicuramente un grande creatore. Abbiamo detto, del resto, che lui fu il formulatore della poetica della “bella donna morta”, a causa dei suoi numerosi lutti al femminile. Ecco che nacquero, dalla sua penna, icone come Ligeia, Morella, Berenice…
La Carmilla (1872) di Joseph Sheridan Le Fanu è invece il prototipo della vampira, in particolare della vampira lesbica. Nelle stanze da letto delle “amiche”, quanti segreti si celavano…!
Anche l’odierna serie televisiva Penny Dreadful ha una protagonista femminile, Vanessa Yves. Il titolo deve il nome a un genere letterario a basso costo (1 penny a fascicolo) assai di moda nell’Inghilterra vittoriana. Casi come quello di Jack lo Squartatore affamavano il pubblico di emozioni forti, facendo nascere i quotidiani e la letteratura horror a puntate.
Abbiamo menzionato l’occulto e lo spiritismo. Quest’ultimo poteva essere un veicolo di riscatto per donne analfabete e poverissime: come Eusapia Palladino (1854-1918), celebratissima medium napoletana che conquistò anche Cesare Lombroso - per quanto fosse stata sorpresa a “barare” con “effetti speciali”. Meno folkloristiche e più carismatiche erano: Helena Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica; Mina Bergson (1865-1928), alias Moina Mathers, sorella di Henri Bergson, artista e membro della Golden Dawn;  Pamela Colman Smith (1878-1951), detta “Pixie” (= “folletto”), disegnatrice dei Tarocchi classici, detti “Rider-Waite” e realizzati su mandato di un membro della Golden Dawn; Dion Fortune (1890-1946), dapprima membro della Golden Dawn, entrò in conflitto con la Bergson e fondò per conto proprio la “Fraternity of Inner Light”, che fondeva l’esoterismo con la psicanalisi. Fu un’occultista anche George Sand (1804-1876), altra scrittrice conosciuta con lo pseudonimo maschile? Non lo sappiamo. Ma il suo racconto L’iniziazione lo lascia supporre. Le esoteriste, in ogni caso, erano donne libere, di gran personalità.
La serata della Radulović è proseguita con una carrellata di serial killer in gonnella: queste, ahimè, reali, non personaggi da romanzo nero. Le loro vittime erano perlopiù mariti, bambini, familiari (a volte schiavi di colore), come a sovvertire in modo macabro il loro “ruolo femminile”. Qualcosa di macabro c’era anche nella “normalità”: in quelle gonne sostenute da cerchi che rendevano quasi impossibile sedersi o passare dalle porte; nei corsetti che deformavano le ossa, causando anche difficoltà nel parto e malformazioni nei feti; nelle sottovesti di crinolina infiammabilissime e impossibili da togliere, quando prendevano fuoco nelle case. Ma la pittura d’epoca mostra anche donne lavoratrici che prendevano l’omnibus, donne sensuali, o che osavano indossare abiti maschili per fumare… Già, fumare era un’attività osé, per una signora dell’epoca. Per non parlare di bere alcolici o giocare d’azzardo…
Ci siamo già dilungati troppo. Non dobbiamo spoilerare le prossime riedizioni della conferenza. Ci basta d’aver esposto il fascino e l’oscurità di un’era (non così lontana come si pensa) in cui la donna fu al contempo prigioniera e regina: tanto più fascinosa e tremenda quanto più stretta era la sua gabbia.


giovedì 14 marzo 2019

"Poesie sul sociale" di Leonardo Manetti... lette da Vincenzo Calò


Leonardo verseggia senza preoccuparsi della forma, distaccandosi da quel modo di poetare impartito fino a risultare noiosi, per preoccuparsi piuttosto di un temperamento emotivo, mica tanto notevole se l’andazzo terreno si presenta pieno d’angosce, con un fare altezzoso, che non si scioglie badando a un minimo d’ideale dato da masse disgregate ma costrette a ricompattarsi per muoversi; di singoli individui celanti obiettivi mastodontici. 
leonardo manetti poesie sul sociale

Manetti afferma con decisione ed entusiasmo pensieri che vanno comunicati a costo di rimanere ingenui, armonizzando parole per un’osservazione da leggere purché non si perda di vista la moderna gravame, dovendo rischiare e cioè sognare che la bellezza si sprigioni; che l’umanità non si lasci catturare dai persuasori del potere abilissimi a confonderci le idee ingabbiando con promesse in fondo ridicole.
Tra i versi spunta quel respiro a pieni polmoni da particolareggiare sempre, per significare qualcosa ma senza contorcersi per distinguersi nient’altro che antipaticamente nel linguaggio; senza arrecare disordine avvantaggiando così le tendenze moderne, e dunque avvalorando quella maleducazione tecnica che ci distacca dall’animo umano.
Effettivamente il lusso che viene sfoggiato di solito cela perfettamente la miseria mentale, c’impigrisce nel “bel mezzo” di una tragedia, come se incapaci d’ascoltare una guerra che perdura all’interno delle nuove generazioni, tra soggetti che potrebbero tranquillamente rispecchiarsi l’uno nell’altro… che invece arrecano dolore con un atto di fede che desta cultura per nulla.
“Ci sono uomini costretti a sognare!”.
La gente secondo il poeta - a causa di accordi sottobanco tra soggetti che si sfilano da essa sostenendo di volerla tutelare, pregni di quell’ambiguità che non semplifica i diritti dell’uomo ulteriormente - non si rende conto di essere rimasta imprigionata in ogni singola debolezza che le appartiene.


La natura si ripropone in una forma disarmonica, come se non volesse accettare l’urbana digressione; l’accessorio per contenersi pendola ai rami di una pianta perenne, sotto la quale converrebbe ripararsi al solo pensiero di nutrirsi con artifizi o leccornie dalle caratteristiche comunque da preservare assolutamente, perché è necessario dare un’immagine.
Un concentrato di bisogni del resto è insipido se non ci aggiungi delle volontà, sottostando alla procedura di norme che non si lasciano aggiornare, cosicché errori intraducibili sortiscono pene severe per individui normali che odiano la solitudine sulla quale diventa una missione impossibile informarsi correttamente; visto che chiunque si sente in potere di fare notizia, a costo di decretare il falso.
“Bisogna vantarsi delle radici senza avere l'arroganza del monopolio della ragione”.
Rifiutando la bellicosità facciamo affari con l’armamentario apposito, nelle sedi di lavoro altamente sofisticate, con l’atmosfera perfetta, innaturale, dove ci si schiavizza digitando impressioni tali da provocare dissesti al commercio ch’è più grande di quello che si pensa; terrorizzando in una forma ginnica, da mantenere costretti a stare chiusi in un tran tran professionale che poi chissà se verrà riconosciuto.
Degustando la società con questi versi denoti pure come minuscole collocazioni vengano riempite da dettami promozionali che garantiscono la buona visione, in alternativa si attivano segreterie telefoniche, come se fosse normale ricevere (richiederlo non sia mai!) continuamente un invito a cogliere offerte circa l’infinitesimale ribasso di certi costi, ascoltando voci quasi sempre metalliche e inopportune, con lo stress che si manifesta in un viso pieno di ritocchini!
Col mirino puntato esclusivamente sul domani, cerchiamo un aiuto semmai per invalidare alcune sanzioni stando a delle accelerate che diamo vivendo senza rispettare gli altri; essendo animali, vetture e congegni informatici su cui scommettere millantando un merito che chiunque può conseguire finché si contrasterà negativamente il malessere civile.
“Tutti esigono, nessuno accompagna, sbagli incompresi puniti gravemente”.
Si fantastica coi muscoli, trovando così il modo di contattare giovani in bilico tra sentimenti da quantificare quasi doverosamente; e aldilà del mestiere che si riduce in una copertura a fronte delle disparità terrene, sbiadente lo spirito prossimo agli arcobaleni rasserenanti in un senso figurativo per non dire veritiero.
Il soggetto a cui gira intorno la poesia in questa raccolta è straordinario, e cioè abituale quando il superfluo è dedito alle disconoscenze per esempio della verità nello sguardo di una creatura, che a sua volta sprofonda nel linguaggio ai primi, seri approcci, per svilupparsi definitivamente, percependo delicatamente la possibilità di dare una vita, riflettendo sugli elementi della natura; da donna.
La bellezza rimane riconducibile all’idea del domani che batte nei neonati; all’intento di cambiare le persone in positivo, incontrandole oltre i confini imposti dalla realtà, potendo soprattutto girare il mondo, purché sospinti dalla curiosità, per rientrare nella normalità e scioglierla in un respiro incontrovertibile.


domenica 10 marzo 2019

Vincenzo Calò intervista Alfonso Pistilli


Benvenuto Alfonso! Senti, come si fa a godere di una sorpresa (bella o brutta che sia?)? Si può essere ancora fragili e dolci al contempo? 
alfonso pistilli intervista
Alfonso Pistilli
Chi sa come fare ha capito anche l’essenza della nostra esistenza. Imparare a godersi i momenti ampliandone il tempo o a circoscrivere le negatività di un evento brutto è la vera sfida del benessere. È sicuramente una delle cose più difficili da imparare e io, nonostante mi impegni, non sempre ci riesco. La fragilità e la dolcezza credo si sposino perfettamente in una persona dall’alta sensibilità e questo fortunatamente nessuno può sovvertirlo.
Si può provare piacere a nascondere dei sentimenti, è così che si rigenera il mistero della vita?
La vita è piena di sentimenti nascosti, soprattutto quando potrebbero svelare debolezze che la nostra società non ammette come se fossimo tutti programmati per uno scopo. Non credo però che nascondere i sentimenti sia qualcosa che dia piacere, anzi credo che nell’intimo di ognuno di noi si desideri essere più bravi a esprimere i sentimenti.
Come si fa a sapere di valere?
Credo che questo sia un aspetto soprattutto caratteriale. C’è chi ha un’alta autostima, a volte troppa, e chi invece è ancora insicuro dei propri mezzi. Riconoscendo nell’umiltà una virtù da preservare, credo che si possa trovare il giusto equilibrio con la consapevolezza delle proprie capacità imparando a raccogliere le attestazioni positive sul proprio lavoro; è un primo passo verso la consapevolezza.
Bari te la porterai sempre con te? Questa città ha espresso tutto il suo potenziale, ma proprio tutto?
Bari è una città che ho amato e che porto nel cuore. Nessuno può affermare di aver espresso il massimo del potenziale, significa fermarsi, invece questa è una città in movimento, in evoluzione, che cerca sempre di migliorarsi non disdegnando i piccoli piaceri della vita.
Non stiamo dando troppo per scontata la negatività che si esprime col fare illegale?
Non solo la stiamo dando per scontata, la stiamo anche idolatrando, continuando a eleggere paladini di romanzi e serie tv quei personaggi che popolano il sottobosco dell’illegalità come se fossero i supereroi del nuovo millennio. Come se si stesse diffondendo ormai la convinzione che sia l’unico modo per avere successo nella vita.
Ma serve aderire a tutti i generi letterari per migliorarsi nella scrittura? Quando ti leggi, ti accetti al volo, e per giunta affascinato da una sgrammaticatura, o rapito da un segno di punteggiatura?
Andando per ordine, come lettore credo che sia fondamentale aprirsi a vari generi letterari, è sicuramente costruttivo e utile alla crescita della propria scrittura. Meno come scrittore, nel senso che non credo che sarò mai in grado di scrivere ad esempio un libro fantasy, non lo sento nelle mie corde. Quando scrivo no, non mi accetto subito, e rileggendo spesso taglio, modifico e soprattutto affido ciò che scrivo a persone che stimo come lettori per sentirne il parere. Non nego che ci potrebbero essere delle espressioni, delle parole di cui ci si innamora al punto di volerle a tutti i costi tenere, per questo ritengo che sia fondamentale un buon lavoro di editing che dia un parere più asettico e professionale sulla scrittura.
Artisticamente (ma non solo) da cosa ti lasci contaminare?
Da tutto ciò che viene svolto con passione, chi mette passione in quello che fa è in grado di far innamorare anche gli altri.
T’imbarazza dire in giro che fai lo scrittore, o basta vederti per pensare che tu lo sia? In quale lettera t’identifichi, e perché?
A volte si, ma soprattutto nell’ambiente attorno a me. Essendomi affacciato tardi a questo mondo la cosa ha provocato stupore in molte persone che hanno sempre fatto parte della mia vita. Per giunta vedendomi, tutto si può pensare tranne che io faccia lo scrittore. Non c’è una lettera in cui mi identifico, le lettere insieme formano parole e le parole sono in grado di emozionare, è quello che cerco di fare scrivendo.



alfonso pistilli l'ultimo sorriso romanzo

Il protagonista risponde nient’altro che a un nome e cognome: Alessandro Cocco; e si occupa di vendite, stando a ciò che dichiara al cospetto dei suoi potenziali clienti, un quantitativo ridottissimo di soggetti che hanno modo di ascoltarlo, ma purché non si allarghi sostenendo di offrire momenti di svago.
Prepararsi sotto ogni aspetto è da bugiardi, e difatti alla notizia che nel bel mezzo di Bari una donna dell’est che si vendeva fascinosamente ha perso la vita nel silenzio perlomeno della propria residenza, beh, il mondo ti può crollare addosso… cosicché dentro un uomo l’ansia si rende complice della carica emotiva, quest’ultima tutta esprimibile rilasciando a vuoto un cenno d’intesa.
Ogni cosa risulta immobile, negativa, a fronte della motivazione da trovare per uscire fuori e rivedere ancora la collocazione di una persona come Halina nell’ordine dei preziosi rifiuti ricevuti, cercando di saltare da una vita (per definire quest’ultima) un ostacolo qual è il Pregiudizio… ma si ha quasi il terrore di respirare liberamente, a tal punto che si sceglie di tirare a campare.
Alessandro non ci sta, fedele alla riprova dei sentimenti da considerarli apertamente, piacevolmente, appassionandosi a un gesto d’affetto fino a fidarsi del Prossimo; e Pistilli lo romanza per suscitare della bontà d’animo ai suoi lettori, con l’invito a far maturare i sensi come facevano un tempo i nostri cari lavorando la terra nonostante gli scherzi del tempo.
Del resto persistono due categorie di soggetti al fato, coloro che vedono nero e respirano dunque in attesa di fatti di per sé acclarati; e in contraltare chi si comporta alla maniera di Alessandro, che, una volta appurato il fare divino, il riempitivo del domani, per non annoiarsi tenta di scompigliarlo a costo di morire.
Togliendo Halina il ragazzo passa per incompreso, senza contare l’ambiguità dovuta dall’elaborazione del lutto; un blocco interiore che si manifesta languidamente alla fine del giorno, da sciogliere col desiderio di riacquisire ogni singolo respiro emesso, per trasparire con la ragione che lo martella maggiormente all’idea di rinfrescarsi.
Impressionante peraltro come possa sfuggire dalla memoria un particolare più che evidente, e quindi come si possa rimanere terrorizzati in tutta semplicità; desiderando sapere del tratto distintivo dell’amica, quale può essere un tic o un timore soggettivo tale d’averle disumanizzato la sorte.
Fa rabbia intanto pensare che un senso d’angoscia si consumi sotto svariati aspetti, abbandonati nel più banale dei luoghi pubblici, incapaci di andare oltre le sembianze di una persona pur consapevoli di come non sia nient’affatto estranea ai fini delle indagini del tutto private… anche se le escort si sfilano l’una dall’altra in ambito “puramente” lavorativo.
L’amica che non c’è più era consapevole di ciò che desiderava; per niente ingenua come invece si accorge d’essere il giovane spesso tardivamente, continuando a non decifrare Suela che anche se a fin di bene lo strumentalizza indirizzandolo per le vie di una giustizia da ottenere potendo attribuire delle colpe.
Il ragazzo riesce incredibilmente ad affrontare il presidente del Bari, Manetti, senza battere ciglio, arrecandogli dei grattacapi con una forza di volontà non indifferente, certo delle proprie azioni… per entusiasmarsi nel bel mezzo dell’ambiguità espressa da Suela, che dimostrava d’essergli sempre pronta all’occorrenza.
Dal romanzo traspare quella creatività da sfoderare persuadendo, una sensibilità che si sviluppa imparando da ogni cosa come emergere, e che si consacra sapendo di crescere giustappunto per destare intrigo, e sconvolgere finalmente, assolutamente i pensieri altrui; come se alle prese con una guerra quotidiana che non si dà mai a vedere.
Fin da piccolo Alessandro sfida la sorte spicciola con tutto se stesso, a ogni singolo evento, pure nel misurare la pietanza che i genitori gli porgevano, a costo cioè di non soddisfare più l’appetito, per poi restare nuovamente in balia di pensieri da pettinare semmai all’alba; su di un incanto ch’equivale alla consumazione di un dono fatto a se stessi.
Nel seguire approfonditamente gli ultrà del Bari durante una trasferta come nessun’altra per lui, scatta dentro l’impressione di avere paura di qualcosa d’entusiasmante, censurabilissima se distanti da quella massa di facinorosi, che invece lo accoglie… a patto che lui, pur cordialissimo, non rasenti la benché minima diversità!
Alessandro, pur deluso da Suela, provata cioè la mancanza d’umanità nell’ambire a qualcosa oggigiorno, ha di che riprendere con lei a cercare un briciolo di giustizia, desideroso di salvaguardare l’immagine di una donna assassinata che necessitava di godere di un bel sentimento alla fine della giostra… esclusivamente e sul serio.
Il Bari poi potrebbe lamentare la presenza/assenza del suo presidente alquanto irrispettoso, che si disinteressa del resoconto sportivo facendo la bella statuina semmai per le foto di rito… un qualcosa d’inaccettabile, da rivendicare in nome di ciascun tifoso che vede giocare a calcio fedele a dei riferimenti circa il fatto d’avere la meglio correttamente, sacrificandosi.
L’autore è quell’essere umano che, avendo imparato l’arte di generare delle osservazioni, adora scavare nella propria coscienza con la voglia di conoscere i suoi simili; ed effettivamente chiunque è alla ricerca di un minimo di complicità, ma per trovarla non bisogna temere di urtare gli spigoli di un vissuto, immaginando piuttosto di poter scoprire un tesoro nei momenti più duri.
Cosicché si definisce il giallo, col lettore invogliato a seguire un ragazzo convinto dapprima d’essere innocuo; che ricorda di avere il potere della percezione per ricomporre pian piano un fatto di cronaca nera estenuante, frammentato fino alla messa in ballo del particolare da identificare nient’altro che in un affetto proibitivo all’apparenza, infrangibile fondamentalmente.
Alessandro indurrà chi di dovere a far riemergere pazientemente una cara verità in quel di Bari, districandosi tra segreti e tradimenti inespugnabili se ci fermassimo al sentito dire; però al contempo lui arriverà finalmente a credere nelle proprie capacità, per caratterizzare un domani, puntando sul suo carisma.
  • Alfonso Pistilli è nato a Bari il 5 luglio 1978.
Laureato in economia, è impiegato amministrativo in un’azienda della Grande Distribuzione. Grande appassionato di sport, lettura, viaggi e trading, è sposato da nove anni con Nicoletta.
Ha frequentato tre corsi di scrittura creativa tenuti dallo scrittore Tommy Di Bari, e ricevuto lezioni anche dal carissimo amico e maestro Ruggero Ruggiero, scrittore ex editor.
Perché scrive?
Perché ama immergersi in se stesso attraverso gli altri.



sabato 23 febbraio 2019

Carlo Dalla Rovere - Le vite nascoste


"Dunque una famigliola (eh sì, come dimenticare la figlioletta di nemmeno sei anni e la sua sacrosanta voglia di crescere) doveva assolutamente riprendersi da una batosta pesantissima, il male insito alla moglie di Carlo, non avendolo calcolato dapprima, oltre alle beghe lavorative del marito, dati pure dei colleghi ch’eccedevano in autorevolezza (altro che reputarle risorse umane), e che bisognava sovrastare… di colpo, agendo con la consapevolezza di essere indispensabili per il tossicodipendente ch’è privato se non privo di genitori naturali, in un contesto comunque tollerabile se agevolati da curatori della mente che la sappiano lunga, determinanti per il destino dello sprovveduto, altrimenti quest’ultimo si ritrova ad ammettere d’essere stupido dinanzi a della superbia a misura d’uomo, quella che si scaglia motivando lo stato d’inferiorità lungi dall’idea di guarire.
carlo dalla rovere le vite nascoste vincenzo calò

Tornando in comunità, Carlo sta ad ascoltare racconti di vita da volti offesi ripetutamente e violentemente con parole urlate dai genitori, ai quali si dovrebbe voler bene all’infinito… volti che incassano, per poi sfogarsi in un momento che non è mai opportuno, innocentemente, senza contare come ci resti di sasso quando all’improvviso non ha senso chiamare al numero della persona che desideri con tutto te stesso, e sei costretto a intimorirti per denotare i danni che si arrecano andando fuori di testa.
Si necessita, prima che delle cure, del posto consono, per aspirare alla lucidità mentale scorgendo dell’intelletto nel sorridere proprio come fanno i bambini… una massima da concretizzare provando un minimo d’emozione sempre, sensibili tanto d’accarezzare un corpo più o meno caldo, ovvero dell’assenza al momento di confermarla, e commuoversi perché si trattava di quell’affetto in grado di perseverare passando sopra ogni confessione impronunciabile, che quindi senza volerlo era il miglior esempio da seguire per lavorare bene.
In comunità, e nonostante le glaciali temperature tipiche dell’inverno, è inammissibile la solidarietà tra i pazienti, cioè il più bello dei gesti d’amore qual è sortire calore con quel poco che si ha, dati i sensi d’accertare giorno per giorno… e se le regole non vengono rispettate bisogna sacrificarsi, collaborando per mantenere l’igiene in tutta la struttura, o meglio ancora privandosi di una personale abitudine del tutto legittima… altrimenti a scontare la pena ci finisce chi n’è la causa seppur dolcemente!


Il senso di panico si annida emotivamente, lo si subisce sulla strada; attento Carlo a non creare l’ingorgo per troppi mezzi di trasporto da svuotare, distogliendo una crisi di nervi ben presto per aiutare il “Prossimo”, che spesso si bucava e rinsaldava il traffico degli stupefacenti avendo l’impressione d’essere utile per qualcuno, ma a cui gli mancava una famiglia premurosa, che preservasse del piumaggio dalle cattive correnti d’aria, dall’improvvisa richiesta di un passaggio all’estraneo di turno, come se dediti in fondo alla prostituzione.
Il cambiamento semmai era riconducibile allo 0 alternabile con l’1, al principio di ogni impianto d’illuminazione meramente artificiale, per il resto si scontava una sorta di fracasso prima e il trasporto di un cadavere dopo... oltre all’idea di morire che iniziava a stuzzicare una donna, col marito consapevole di lottare per destare costantemente interesse, e non soccombere a dei valori altisonanti di cui sincerarsi mai senza fatica, data questa società che non ammette repliche positivamente, sterilizzando accorgimenti circa il discutibile tentativo di guarire insito alla persona che si ama e da amare rinfrescando modi e toni del tutto propri affinché si possano intuire altrove, affianco.
Tecnicamente, v’è un’energia ritmica, che il lettore può sentire nella fluidità di ciò che accade e che viene costruito narrativamente con buona volontà e ambizione.
La struttura del testo sembra fremere per un pensiero dominante, spartito tra profili tracciati con familiarità e imprendibilità di visioni.
Figure e atmosfere di attendibilità sociologica sono realisticamente intense, generano la voglia di un confronto intellettuale in momenti essenziali ma scorrevoli.
Il linguaggio fa capo a degli umori velati, fuori dall’ipocrisia, suggellando il delicato equilibrio tra due situazioni chiave che si alternano di continuo.
Opera sincera, che comporta una toccante riflessione su confini da esplorare, intrisi d’impegno sociale e rabbia del tutto personale… opera di un’appartenenza che si deduce dal tono, dal modo e dallo spirito di narrazione, così intimo, istantaneamente malinconico, e dolente.
La scrittura (che nello stile ricorda quella di Cesare Pavese) va dritta al punto, pretenziosa al punto giusto, accennando lievemente, con fascino, all’estremo, allo straziante, al passionale… essendo leggibile l’amarezza intimistica per quant’è piacevole la geografia degl’interni di una fisicità corrispondente alla sacralità di ricostruzioni emozionanti nonostante i tempi feroci.
Libro che addirittura si può leggere partendo da qualsiasi punto, importante al momento giusto data la traduzione delle deduzioni sentimentali in parole, che magari presuppone la discesa negli abissi mentali con un’apologia morale, meccanica… ma che arriva a dimostrare come, attraversando la propria esistenza, ci si può distaccare dall’Io essenziale senza pietismo né esibizionismo, con una chiusura comunque enigmatica.
Emerge dell’accuratezza d’impianto cinematografico, i capitoli sono sequenze di un’esigenza di concretezza, di cose stabili, forti come solo le emozioni lo possono essere.
Ironia e introspezioni risultano dosate con precisione per rivelare sentimenti profondi a fronte di ragioni inconfessabili, tra storie e destini distinti con precisione e profondità descrittiva di procedure (scontate le ambientazioni) prossime alla compattezza, all’unicità.
La presenza umana è una superficie eternamente riflettente per soggetti il più delle volte purtroppo non lineari e asciutti nel segno del rispetto, di un universo cupo, claustrofobico, dacché emblematico è il coacervo di rifiuti spirituali.
Concentrarsi sulla psiche significa infatti osservare fenomeni d’aggiornare con voci spesso e volentieri momentanee, che s’intrecciano… di un’emozione corrosiva."