sabato 13 ottobre 2018

Le dipendenze patologiche: un problema di tutti

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Padre Danilo Salezze

"Dipendenza patologica”: un problema di pochi, da isolare e “aggiustare”? Questo quadro è semplicistico. L’ha mostrato l’incontro con padre Danilo Salezze. Quest’ultimo è il responsabile della Comunità San Francesco di Monselice (Padova), nonché servitore insegnante dei C.A.T. (Club Alcolisti in Trattamento). Un’A.C.A.T. (Associazione dei suddetti Club) è presente anche a Manerbio. I C.A.T. si ispirano al metodo Hudolin, così denominato dallo psichiatra Vladimir Hudolin (Ogulin, Croazia, 1922-1996). Il suo metodo ricerca le radici della dipendenza nello stile di vita, negli schemi culturali e nei disagi sociali o esistenziali che l’hanno causata. Ecco dunque che, nei C.A.T., si radunano non pochi alcolisti, ma anche le loro famiglie, globalmente impegnate nel mutare stile di vita. Padre Salezze ha ricordato altresì che la dipendenza non è da intendersi solo come alcolismo, ma anche come ludopatia, tabagismo, tossicodipendenza e tutte le altre varianti. Tale è stato l’argomento della serata: Stili di vita sani per una spiritualità veramente umana. Essa si è tenuta al Teatro Civico “M. Bortolozzi” di Manerbio, il 18 settembre 2018. È stata organizzata dall’A.C.A.T. locale, insieme all’Ordine Francescano Secolare, alle ACLI, a Gocce di Solidarietà, a Game Over e alla Caritas Parrocchiale, col patrocinio del Comune di Manerbio. Durante l’incontro, Padre Salezze ha definito la spiritualità come il bisogno di entrare in dialogo globalmente con la realtà. Essa è quindi capacità di creare la cultura e i legami che rendono possibile l’esistenza di comunità. Anche le dipendenze nascono in seno a una rete di rapporti (con persone e cose): è su quelli che bisogna intervenire, passando dall’astinenza forzata a una matura e consapevole sobrietà. Le famiglie che si radunano nei C.A.T. desiderano passare da uno stato di “incantamento” a uno di “competenza”, capacità di scegliere e regolare i propri consumi in modo consapevole. Non è solo un fatto di legalità delle sostanze. Padre Salezze ha sottolineato l’alta mortalità per fumo (di sigaretta), nonché la diffusione dell’obesità causata dall’eccesso di zucchero, sale e farina. A rendere velenoso o letale qualcosa di assolutamente “normale” è l’incapacità di modificarne o metterne in discussione l’uso. Centrale è dunque la suddetta “spiritualità”, ovvero l’abilità di gestire fattori “immateriali”: l’autocontrollo, l’indipendenza psicologica, la competenza. Per chi segue il metodo Hudolin, è evidente quanto sia importante non nascondere i problemi. Non serve a niente illudersi che la disabilità, l’anzianità, la fragilità non esistano. Padre Salezze ha citato anche fattori apparentemente irrilevanti, come la cultura della festa: perché, per stare allegri, deve per forza essere presente l’alcol? A questo punto, è stata necessaria anche una discussione sull’episodio evangelico delle nozze di Cana, in cui la gioia sembra essere dipendente dal vino. Padre Salezze ha ricondotto ciò alla rarità e alla preziosità dei momenti di festa, in una comunità che non annegava certo nell’abbondanza; ma ha ricordato che il centro dell’episodio è Cristo come portatore di gioia e senso della vita,  non il vino in sé (che era semplice acqua trasmutata). Perché questo era il punto del discorso: le dipendenze patologiche non sono “malattie” (intese come danni fisiologici o batteriologici), ma vuoti di senso esistenziale. Ci si attacca alla bottiglia, alla sigaretta o a quant’altro per sostituire qualcosa di meno raggiungibile. Perlopiù, il “qualcosa” è un rapporto d’amore con l’esistente. Qualcosa che può venir meno a chiunque.

Paese Mio Manerbio, N. 137 (ottobre 2018), p. 20.

giovedì 11 ottobre 2018

50 anni di AVIS Manerbio: una festa che fa buon sangue

50 anni AVIS intercomunale manerbio
50 anni di AVIS Intercomunale di Manerbio:
premiazione dei donatori storici

Cinquant’anni si compiono una volta sola e sono un traguardo ragguardevole per un’associazione locale. È l’età che ha raggiunto l’AVIS Intercomunale di Manerbio nel 2018. Le sue radici affondano nel 1938, quando si costituì un nucleo informale di donatori di sangue nei paesi limitrofi, a disposizione dell’ospedale locale. In questa fase, erano particolarmente importanti l’impegno personale e la stretta amicizia fra i donatori. Si pensi anche solo al fatto che pochissimi possedevano un telefono, all’epoca, e che l’incombenza di coordinare il volontariato spettava all’unico cui era toccata questa fortuna. L’associazione si costituì ufficialmente nel 1968. 
Per festeggiare degnamente il mezzo secolo di vita, l’AVIS manerbiese ha organizzato una generosa festa sociale. Erano invitati i soci, con amici e familiari, nonché avisini dei centri vicini e autorità civili. L’evento ha avuto luogo il 15 settembre 2018. Ai partecipanti è stato innanzitutto offerto un aperitivo, nella sede di via Palestro 49. Dopodiché, è cominciata l’esibizione della Bedizzole Marching Band: una fanfara con giovani sbandieratrici che ha proposto spettacoli di agilità e brani modernissimi (chi non conosce il “Gangnam Style”?) arrangiati per strumenti da banda. I suonatori, perlopiù assai giovani, hanno seguito il corteo di avisini, crocerossine, membri dell’AIDO e autorità civili (muniti di stendardi) lungo le tappe designate. Innanzitutto, è stato omaggiato il monumento ai Caduti, in piazza C. Battisti. La meta finale è stata Piazza Italia, teatro ideale per un nuovo e maggiore saggio di bravura della Marching Band. Soprattutto, però, essa è stata il luogo delle doverose cerimonie: discorsi delle autorità presenti (come il sindaco manerbiese, Samuele Alghisi) e premiazioni dei donatori storici. Ciò non è stato fatto per inflazionare l’ego di qualcuno: i soci AVIS, si sa, preferiscono restare anonimi, quando mettono a disposizione il proprio sangue. Tuttavia, il loro operato ha un rilievo non trascurabile, in relazione alla salute dei cittadini. La cerimonia plateale voleva sottolineare questo: il fatto che l’AVIS non sia un club di pochi eletti e dagli scopi autoreferenziali, ma un bene civico. Non sono mancati nemmeno momenti di commozione, soprattutto da parte di uno dei donatori più anziani. Nell’immaginario comune, la donazione di sangue non è sempre annoverata fra gli atti eroici: viene compiuta in sordina e senza rischio della propria incolumità, per via della delicatezza e delle condizioni igieniche in cui viene effettuata (ci mancherebbe altro!). Eppure, essa può far la differenza tra la vita e la morte di perfetti sconosciuti, in nome del quale si mette a disposizione il proprio tempo e si accantona anche il naturale senso di sgradevolezza per l’ago che penetra nel braccio. 
bedizzole marching band festa avis
La Bedizzole Marching Band a Manerbio
per i 50 anni dell'AVIS Intercomunale
            Per chi volesse, è seguita una Messa nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire. La sera, l’anniversario è stato coronato da una sontuosa cena nella cornice del giardino di Palazzo Ghirardi: un’occasione per ammirare dall’interno una delle più belle residenze manerbiesi, tuttora di proprietà privata. I commensali sono stati intrattenuti dalla voce e dalla tastiera di Nicole Bulgarini, mentre il banchetto si avviava verso la conclusione: due torte di compleanno dedicate all’associazione. Mancava solo il motto “Cento di questi giorni”… ma era sottinteso. Si spera, anzi, che saranno di più.

Paese Mio Manerbio, N. 137 (ottobre 2018), p. 6.

martedì 9 ottobre 2018

Un saluto su note d’organo


Settembre 2018, per Manerbio, è il mese che ha visto il commiato a don Tino Clementi, parroco locale dal 2005. Fra gli eventi pensati per salutarlo, è stato organizzato un concerto d’organo nella pieve: proprio di quell’organo restaurato su iniziativa di don Tino. Lo strumento è stato realizzato nel 1856 da Angelo Amati. La vicenda della sua rimessa in funzione è stata complessa quanto i rimaneggiamenti e gli incidenti della sua esistenza. Le operazioni di restauro hanno avuto inizio nel 2010 e sono terminate nel 2017. Se ne è occupato il maestro organaro Daniele Giani
don tino clementi manerbio
Don Tino Clementi a Manerbio
Il 6 settembre, a eseguire i brani in programma, si è presentato Alberto Dossena, che aveva supportato la ricostruzione dello strumento con la propria consulenza. Nato a Crema (CR), ha iniziato gli studi di Organo e Composizione organistica al Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza, proseguendo poi al “G. Verdi” di Milano. Ha partecipato ai Corsi Universitari Internazionali “Musica en Compostela” a Santiago de Compostela, dove, nel 2001, ha vinto il premio “Rosa Sabater”. Svolge attività concertistica in Italia e all’estero. Ha curato una pubblicazione sul restauro dell’organo Serassi (1768) della chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate a Bolzone (CR) e su quello dell’organo Cavalli (1855) della chiesa parrocchiale di S. Martino in Strada (LO). Collabora col Servizio Tutela Organi del Segretariato Regionale del MiBAC della Lombardia. Dal 2006, è direttore della Polifonica “F. Cavalli” e organista titolare della Cattedrale di Crema.
Circa l’Amati di Manerbio, Dossena ha sottolineato due particolarità: la notevole estensione e la presenza del registro “Cornamusa”.
Il concerto ha avuto inizio con la “Batalla de Sexto tono” di J. Jiménez (1601-1672). Questo tipo di composizione, molto in voga nella musica organistica spagnola, deve il proprio nome al fatto di imitare onomatopeicamente i suoni di una battaglia (appunto). Sotto il profilo teologico, può alludere a una battaglia fra bene e male. Seguivano “Was Gott tut, das ist wohlgetan” di J. Pachelbel (1653-1706) e una serie di brani di J.S. Bach (1685-1750): tre preludi al Corale dalla collezione Neumeister e una “Fuga über das Magnificat pro organo pleno” (BWV 733).
La seconda parte del concerto è stata introdotta dalla “Sonata n. 102 in Re minore in modo dorico” di padre Antonio Soler (1729-1783). Dello stesso compositore era la “Sonata de Clarines n. 54 in Do mag.”: pensata per un registro tipicamente spagnolo, ha richiesto qualche piccolo accorgimento nell’esecuzione. Sono seguiti: “Elevazione” e “Suonatina per Offertorio e Postcommunio” di padre Davide da Bergamo (1791-1863); “Adagio per Voce Umana” di Vincenzo Petrali (1830-1889), laddove la “Voce Umana” è uno dei registri principali dell’organo; “Sinfonia in Do” di Ferdinando Provesi (1770-1833).
La serata del 6 settembre 2018 è stata organizzata dalla Commissione Organo insieme all’Amministrazione Comunale. Il motivo della collaborazione è stato spiegato dall’assessore Fabrizio Bosio: l’organo Amati 1856 di Manerbio fa parte del patrimonio artistico locale ed ha quindi un valore storico-culturale per tutta la comunità civica, non solo per la parrocchia. L’iniziativa del suo restauro (insieme alle altre volute da don Tino, come il riordino dell’archivio parrocchiale e il restauro delle campane) ha dunque coinvolto fortemente l’intera città. Il concerto di commiato, pertanto, è stato anche un modo di sottolineare l’idea che mons. Clementi ha sempre avuto del proprio incarico in loco: far agire la parrocchia come partner del Comune.

sabato 6 ottobre 2018

Musica dal vivo per ville e cascine

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I Michelas alla Cascina Carrera di Manerbio

Continuano gli appuntamenti dell’iniziativa “Piano in casa”, organizzata dal Comune di Manerbio, dalla Biblioteca Civica (nella persona di Giambattista Marchioni) e dal progetto “Magazzino Merci Manerbio”. Il 29 agosto 2018, l’appuntamento si è tenuto nella Cascina Carrera, in via Magenta. L’arch. Graziella Freddi ha illustrato la struttura dell’edificio, interessata dal boom economico, che portò al bisogno di spazi per le nuove macchine agricole. 
            La cascina fu registrata nel catasto napoleonico, il che significa che già esisteva agli inizi dell’Ottocento. Particolarmente interessanti sono gli accorgimenti pratici: il pavimento inclinato della stalla, per raccogliere gli escrementi animali; una botola che collegava il fienile alla suddetta stalla; un “leccasale” che arricchiva di sali minerali l’alimentazione delle mucche; la “fascia antitopo”, ovvero la parte liscia delle mura del granaio, che serviva ad arrestare l’arrampicata dei roditori. Essa veniva impiegata anche come “lavagna”, per calcolare la quantità di granaglie accumulate. 
            La cascina comprendeva una residenza padronale distinta dall’alloggio dei dipendenti, ma priva di fasti. Il portico garantiva una zona ombreggiata e fresca; un’antenata dei proprietari attuali ebbe l’idea di decorarlo con una pianta di vite americana, “tendaggio” naturale dai colori gradevoli. Naturalmente, c’era anche un orto. L’aia era destinata alla lavorazione del granoturco (per sgranarlo o farlo seccare). La presenza di un bagno distingue la cascina dalle altre dell’epoca. Oltre alla concimaia, erano presenti un pozzo e un abbeveratoio per le mucche di ritorno dalla campagna.
Parlare di case rurali significa anche parlare di tempi lenti, fede nella Provvidenza, relazioni forti, accettazione delle difficoltà. Significa parlare di fiabe, molto legate allo scenario di campagna e alle paure… ma sempre con la rassicurante presenza degli adulti.
L’intrattenimento musicale è stato curato dal trio “I Michelàs” (probabile riferimento al proverbio sul mestiere di “majà, béer e ‘ndà a spas”). Coerentemente con l’ambientazione, indossavano abiti contadini in stile “Albero degli zoccoli” e hanno suonato mandolino, fisarmonica e chitarra. Il repertorio si componeva delle musiche di Luigi Damiani e dei testi di Memo Bortolozzi.
           
casa pisano finadri manerbio ingresso
Casa Pisano Finadri
Un cambio di scena si è verificato il 5 settembre. Stavolta, i manerbiesi sono stati ospitati dal giardino di Casa Pisano Finadri, in via Diaz. Come ha illustrato l’ing. Paolo Ungaro, essa si trova nel cuore della Manerbio medievale, compreso già nella cinta muraria del X-XI sec.  A ogni modo, nel XV sec., questa dimora non c’era ancora. Sia la meridiana sul frontone, sia un acquaio in pietra presente in una stanza riportano l’anno “1536” e le iniziali “A.L.” L’acquaio è contrassegnato dallo stemma dei Luzzago. Quest’area, infatti, era di proprietà del casato; lo testimonia anche ciò che rimane della casa-torre detta “Torrazza”, nella piazzetta Boninsegna. Il catasto napoleonico, naturalmente, registra anche questa villa. L’evoluzione architettonica principale è della prima metà del ‘900. L’aggiunta di due ali diede all’ingresso l’aspetto scenografico che ha ora. I Pisano Finadri, proprietari della dimora agli inizi del XX sec., possedevano anche diverse cascine nella campagna manerbiese. Alcuni pezzi riutilizzati nell’edificio (es.: un abbeveratoio in pietra) provengono proprio da queste cascine ed hanno dunque un valore documentario. Una bella applique déco negli interni ricorda, invece, i primi del ‘900. 
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Emma Baiguera e la sua chitarra
            Sotto il portico della villa, il pubblico è stato intrattenuto dalla chitarra di Emma Baiguera, che ha interpretato i seguenti brani: “Fantasia VII per violino solo” di G.P. Telemann (1618-1767); “Mazurka Apasionada” di A. Barrios Mangoré (1885-1944); “Tres canciones populares mexicanas” di M.M. Ponce (1882-1948); “Ave Maria, Canto dei mietitori” e “Variazioni attraverso i secoli” di M. Castelnovo-Tedesco (1895-1968).

Paese Mio Manerbio, N. 136 (settembre  2018), p. 6.