giovedì 5 febbraio 2015

Farfalle prigioniere, ovvero La vita è sogno

Una giovane mano traccia le linee d’una farfalla. Una farfalla vera si dibatte sotto una campanella di vetro. La mano (che, ora, ha il volto d’un giovane pallido e fine) alza la campanella. L’insetto, finalmente libero, si libra e guida lo spettatore nella storia del suo alter ego, la Sposa Cadavere. 

            Così come Beetlejuice, The Corpse Bride (2005; regia di Tim Burton e Mike Johnson) si svolge a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, mostrandone l’ambiguità. A partire dal fatto che il mondo dei “vivi” è intriso di tinte funeree, fra il blu e il grigio, mentre quello dei “morti” è caleidoscopico, multiforme, scoppiettante. A questi spettano la gioia, la saggezza e la passione; a quelli la noia, la decadenza, l’aridità. Fra i “vivi”, ogni cosa si svolge secondo sterili schemi; fra i “morti”, ogni sogno è possibile. Per l’appunto, di sogno si tratta, nel caso di tutti e tre i protagonisti. A Victor e Victoria, destinati a un matrimonio di convenienza, non è concesso averne uno. Quello di Emily fu spezzato, quando il suo (falso) innamorato la rapinò e la uccise al chiaro di luna. Emily – la Sposa Cadavere – e Victor sono uniti dal loro sogno mancato. E, in effetti, la loro luna di miele non è molto diversa da quella che avrebbe atteso Victor e Victoria: lui terrorizzato, lei raggiante prima e delusa poi; nessuno dei due conosce alcunché dell’altro. Gli sposi sembrano troppo diversi per poter vivere insieme. Li divide la morte, che – si sa – è la rottura per eccellenza, soprattutto dei voti nuziali. Però, in amore, il fatto di essere clinicamente vivi si rivela sopravvalutato. La passione romantica si nutre soprattutto d’ombre: desideri, ricordi, speranze. E il fatto che un cuore abbia cessato di battere non significa che non possa ancora spezzarsi. (Non consiste forse in questo la magia dell’arte?) Cosicché, nella sua Sposa Cadavere, Victor scopre l’entusiasmo, il talento e il sentimento. I morti riportano tutto questo sotto – si fa per dire – la luce del sole. Quantomeno, a patto di saperli riconoscere col cuore. Essi rimangono terrori, per chi li considera solo una galleria di ritratti polverosi – fra essi, anche una Victoria, la “Sposa Cadavere” del mercato matrimoniale.
            Riprendendo il contatto coi defunti, i vivi imparano a vivere. Il sogno libera le anime-farfalle dalla campana di vetro. E in un nugolo di farfalle si dissolve la Madama Butterfly (nomen omen) della situazione, finalmente libera da illusioni e rancori. Il sogno è ala per i vivi e fardello per i morti.




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