giovedì 12 febbraio 2015

Prove di nuoto nella birra scura

La mattina non esiste. E il buio attua un colpo di Stato tutte le sere, dopo l’aperitivo. È fondo come il mare; persone e pensieri sono pesci che ci guizzano accanto, ignoti e indistinti. Il mare di buio è alcolico, fa parlare i bicchieri. Sicché le poesie sono Prove di nuoto nella birra scura (Sesto San Giovanni 2014, edizioni del Foglio Clandestino). 

            Dario Bertini (N. Legnano, 1988) è alla sua terza raccolta di versi, dopo Distilleria di contrabbando (Pavia 2009, Cardano) e Frequenze clandestine (2012, Sigismundus Editrice). Il suo contrabbando, per l’appunto, è quello della poesia, infilata “in pub, bar, piazze e camere in affitto” (p. 87). Questi sono anche la materia letteraria di Dario, trasfigurata da un surrealismo a ritmo di jazz. Nel mondo del poeta, tutto è normale: una foca svedese in fondo all’armadio (troppo facile far battute sull’Ikea), scimmie che scandiscono i carmi di Catullo, conigli che prendono vita su una camicia e avventori di pub che schizzano in orbita per una visione femminile. Il poeta è colui che combatte il drago, mentre il resto del mondo gli scivola accanto distratto:

…dato che non ho niente da fare
[…]
gli darò battaglia su tutti i tetti della città,
giusto per dargli soddisfazione
o per avere qualcosa da raccontare
la prossima volta che andrò al bar.
(p. 57)

(Del resto, i draghi sono passati di moda. Il fisco, il mutuo e il lavoro fanno molta più paura).
            L’universo di Dario è senza centro e, in esso, l’uomo è nato per fare ridere i fiori quale concime (p. 21) o per fare pipì (p. 66). Ma ciò non significa che, nel frattempo, non si possano compiere imprese grandiose, lasciare il proprio nome ai posteri, fare incontri ammalianti in qualunque bar, su qualunque taxi, in qualunque stanza d’albergo. L’importante è:

non parlate al conducente
[…]
se rispondesse, potrebbe essere pericoloso,
molto pericoloso,
sapere da che parte si sta andando.
(p. 45)

Dario Bertini, Prove di nuoto nella birra scura, (“Quercus suber”), Sesto San Giovanni 2014, edizioni del Foglio Clandestino, 99 pp., 8 €.



1 commento:

  1. Ho avuto la fortuna - e il piacere - di assistere a una performance dell'autore, ahimè, senza accompagnamento musicale, però. Le parole, la voce, il ritmo che si dà l'autore col piede sinistro, quasi come "ouverture" ai testi che ha proposto, mostrano passione e visione: lavoro e magia, ovvero l'opera del poeta. Con Dario Bertini si svela, oltre al lavoro poetico, la bellezza dell'ascolto, capacità che, solitamente, non si addice a chi scrive. Dario trasporta gli ascoltatori nei suoi versi, ma non li imprigiona, anzi li si può vedere che girano tra i suoi colori, i suoi animali, le sue sensazioni. Non dubito, se dovesse capitarmi di assistere ad un suo evento con musica, di vedere gli ascoltatori aggrappati al pentagramma e giocare con le note.

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