giovedì 19 febbraio 2015

Il fante di coppe



Venite più avanti, tarocchi imbellettati,
indovini sfranti di giorni trapassati:
io, come Cirano (1), affilo questo foglio,
perché, su di esso, uccido quando voglio.
So che sono solo un’infima figura,
nel mazzo dei destini di dubbia fattura;
ma proprio non sopporto chi cincischia con le carte
e quelli che della vanità han fatto un’arte.
Io son fante di coppe (2) e tu un re di quattro semi,
ma, sopra questo panno, tutti e due fermiamo i remi:
qui, ognuno è la propria nuda faccia,
nella cabala del caso che i destini allaccia.
Voi, profeti da fiera, che vendete a tutti un’altra vita,
guardatevi nel cuore: l’avete già tradita.
E voi che, a chi contesta, date del “decostruzionista”:
masturbatevi le idee, lasciatemi la vista.
A quelli come me, che han duplice cuore,
forse è proibito il sogno di un amore;
non so chi ho più amato fra quelli che ho avuto;
per colpa o per destino, la metà intera ho perduto.
Ma ogni Rossana è bella e belli i Cirano “diversi”:
non importa, a lor parliam coi versi
e, ogni volta che c’incontra l’arcano degli Amanti,
non s’è riempita invano la coppa di noi fanti.




(1)     La poesia si ispira alla canzone Cirano, di Francesco Guccini (1996).

(2)     Figura dei tarocchi che rappresenta la giovinezza, l’arte, l’idealismo e l’amicizia.

Nessun commento:

Posta un commento

Si avvisano i gentili lettori che (come è ovvio) non verranno approvati commenti scurrili, offese dirette, incitazioni all'odio di qualunque tipo, messaggi che violino la privacy o ledano l'onore di terzi. Si prega di considerare questo blog come uno spazio di confronto, così come è stato fatto finora, e non come uno "sfogatoio". Ci scusiamo per eventuali ritardi nella pubblicazione dei commenti: cause (tecnologiche) di forza maggiore. Grazie.