giovedì 12 ottobre 2017

Una via in rosso

I Comuni e la manutenzione delle strade… Un rapporto proverbiale e tormentato. Sarà forse per questo che il rinnovamento di via San Martino (o “Scià Bas”), a Manerbio, è stato salutato con una festa. Il 3 settembre 2017, è stata tenuta l’inaugurazione. Era cortesemente richiesto ai convenuti d’indossare qualcosa di rosso, in riferimento al colore del manto di San Martino nell’iconografia abituale
L'inaugurazione di Via San Martino, a Manerbio.
            Al taglio del nastro, era presente il sindaco Samuele Alghisi, con Nerina Carlotti, Giandomenico Preti e Paola Masini. Erano accompagnati dai Carabinieri, dalla Polizia locale e dall’Associazione Nazionale Carabinieri, nonché dal parroco don Tino Clementi. La colonna sonora, naturalmente, era affidata alla Civica Associazione Musicale Santa Cecilia.
            Il nome dialettale della strada ricorda i tempi in cui la zona era compresa nella “Scià”, il quartiere residenziale dei Galli conquistatori (arrivati nel 395 a.C.). L’aggettivo “Bas” designa quella che fu la parte periferica di tale quartiere. La vicenda è narrata in: La Bassa e la sua memoria. Nove comuni si raccontano, a cura di Gian Mario Andrico ed Eugenio Massetti, Roccafranca 2004, Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, pp. 64-65.
            Il nome “San Martino” è probabilmente dovuto all’antica devozione di cui questo santo gode in loco. Ne parla Mons. Paolo Guerrini, in: Manerbio. La pieve e il Comune, Brescia 1936, Scuola Tipografica Opera Pavoniana, pp. 110-112. La chiesa a lui dedicata fu edificata fra il Castello e il Mella, sopra il greto del fiume, bonificato dai monaci. Nel 1414, un mercante volle che i suoi eredi costruissero nella pieve di S. Lorenzo una cappella dedicata a S. Martino. Oltre a esservi sepolto, desiderò che gli eredi vi mantenessero un sacerdote, con l’obbligo di celebrarvi almeno due Messe di suffragio alla settimana - e altri oneri. Il testamento comprendeva anche terreni che aumentarono la dotazione fondiaria della chiesa di S. Martino.
            Dopo il taglio del nastro, si è svolto un piccolo corteo. Ai lati della strada, erano poste le bancarelle degli esercizi commerciali e delle associazioni. Si poteva così cenare a base di prodotti di rosticceria, “pa e salamìna”, birra, piadine, kebab. La locandina ringraziava l’oratorio “San Filippo Neri”, “La Veranda - Tigelle e Crescentine”, il Birrificio Babb, Rostipollo, La Piadineria, Turkish Istanbul Kebab. Sulla via, si affacciavano anche le ACLI, l’Associazione Amici della Biblioteca (col suo banco di libri) e l’Associazione di promozione sociale“Chorouk”, che raduna i musulmani del luogo e che offriva tè alla menta, caldo e zuccherato. I ringraziamenti in locandina riguardavano anche i commercianti della via, naturalmente.
            L’idillio non era però completo. Al numero 80, si trovava una curiosa “dogana”: un cartello che separava via San Martino da “via dell’Incompiuta”. Il riferimento era alla celebre sinfonia di Franz Schubert, ma anche e soprattutto al fatto che i lavori di rinnovo non avevano riguardato tutta la via. Si erano interrotti, sul lato destro della strada, al suddetto numero civico. La motivazione data a chi ne aveva chiesto conto era l’insufficienza di fondi e di cubetti in porfido. La protesta è stata ideata dai proprietari dello storico Bar Impero, che si trova proprio all’inizio dell’ “Incompiuta”. Sulle tapparelle del locale, chiuso per l’occasione, campeggiavano altri cartelli che spiegavano la presenza della “dogana” e riecheggiavano un noto spot (“No sanpietrini? No party!”).
            In attesa di poter sentire la replica della giunta comunale, i cittadini hanno ascoltato novità e grandi classici di Dellino Farmer, il rapper dialettale innamorato della Bassa(soprattutto di Offlaga… e di Manerbio, naturalmente). La sua verve ha riscaldato i fan fino a un orario accettabile per gli inquilini del condominio antistante; dopodiché, ha lasciato posto ai DJ set. Tra festa e polemiche, lunga vita… anzi, via alla vecchia e nuova Scià Bas.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 8.

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