lunedì 25 gennaio 2016

Maria Feola, da Manerbio al villaggio globale

Maria Feola è manerbiese; è iscritta al quinto anno di Lingue e letterature all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, presso la facoltà di Scienze linguistiche. Nel 2015, il corso di Marketing della suddetta facoltà ha previsto la possibilità di partecipare a un progetto internazionale: X-Culture, ideato nel 2010 dal prof. Vas Taras dell’Università di Greensboro (North Carolina). Alla Cattolica, l’iniziativa è arrivata per interessamento della prof.ssa Loretta Battaglia, docente nelle sedi di Brescia e di Milano. X-Culture consisteva nel suddividere più di tremila partecipanti (studenti da tutto il mondo) in gruppi di cinque o sei persone, connesse tramite Internet. Ciascuna squadra avrebbe dovuto elaborare un progetto di marketing per l’internazionalizzazione di un’azienda. 

            Maria si è ritrovata a lavorare con un collega pakistano, una venezuelana, un brasiliano e due statunitensi. Un’esperienza di multietnicità che, tuttora, sarebbe difficile realizzare nella vita non virtuale. La lingua non è stata un problema: lei parla correntemente inglese e spagnolo, oltre a studiare il tedesco. Difficile, semmai, è stato rispettare i termini settimanali di consegna del lavoro, per via dei fusi orari. L’azienda scelta era una start-up belga, produttrice di serre domestiche; il prodotto da lanciare idealmente sul mercato internazionale, secondo la descrizione di Maria, era un’applicazione per cellulari, che permetteva di controllare la crescita delle piante a distanza.
            Il lavoro dei gruppi andava riferito riempiendo un questionario on line. Esso – ha spiegato Maria – era diviso in due parti: un report e una peer evaluation. In altre parole: oltre a riassumere i progressi della squadra settimana per settimana, ciascuno era chiamato a dare un voto al lavoro dei compagni. In questo modo, poteva essere escluso e sostituito chi non contribuiva realmente al progetto.
            Proprio questi voti hanno fruttato la bella sorpresa alla studentessa. X-Culture era stato pensato come un’esercitazione. Non si era parlato né di premi, né di classifiche. Perciò, è giunta completamente inattesa l’e-mail che le ha annunciato la sua comparsa fra i migliori cinquanta partecipanti al progetto. Non solo: nelle valutazioni finali complessive, gli studenti italiani sono risultati in testa.
            In grazia di quel primato, Maria Feola e una sua compagna di facoltà, Elena Zani, sono state invitate a Savannah, al Symposium della AIB-SE (Academy of International Business, Southeast USA Charter) e della Savannah State University. Si trattava di una serie di conferenze d’aggiornamento tenute da professori di tutto il mondo. Fra gli invitati, come abbiamo accennato, erano compresi i migliori cinquanta partecipanti al progetto X-Culture. Qui, dal 12 al 14 novembre 2015, i ragazzi hanno dovuto nuovamente dar prova di sé. Sono stati suddivisi in dieci gruppi e hanno dovuto elaborare un piano marketing per una sola azienda: la JCB Machines, che sponsorizzava il Symposium. Un fattore di difficoltà non indifferente era costituito dai prodotti da pubblicizzare: macchine da movimento terra, meno poeticamente dette ruspe e trattori. Stavolta, niente questionari – e l’interazione era dal vivo. La mattina del 14 novembre sono stati dichiarati i tre gruppi del “podio” ideale. A essi, sono state richieste presentazioni in PowerPoint, da esporre nel pomeriggio. Alla cena di gala finale, è stata proclamata la squadra vincitrice. Non era quella della nostra compaesana e non erano nemmeno previsti premi, oltre all’attestato di partecipazione consegnato a tutti. Ma – a quanto pare – talvolta, l’importante è davvero partecipare.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 104 (gennaio 2016), p. 6.

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