giovedì 24 marzo 2016

Vincenzo Calò intervista Giuseppe Di Summa

Giuseppe Di Summa… 


“Ho compiuto da poco 43 anni, vivo in Puglia da sempre, anche se ho conosciuto, grazie al mio amore per il turismo e lo sport, diverse zone d’Italia, e la mia città preferita rimane Roma.

Da bambino dovevo scegliere se suonare il piano oppure fare sport, all’età di otto anni decido di giocare a Minibasket, e da quel momento inizia un bellissimo legame con lo sport.

Ho fatto atletica, tennis, calcio, pallacanestro, quest’ultimo sport è quello che mi porta anche alle qualifiche, iniziate dal 1998, di dirigente, istruttore, atleta, scoprendo una relazione tra lo sport e il web, seppure “limitando” il mio intervento, soprattutto di tecnico, all’ambito di mio interesse, cioè in presenza di amatori e bambini.

Puoi leggere sul web quanto secondo me costi fare lezione in palestra con i bambini; un grazie va ai centri brindisini di Francavilla Fontana, Oria e Torre S. Susanna, che mi hanno ospitato, come a Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni, Latiano… comunità che mi hanno fatto vivere un ulteriore periodo di tempo nel basket.

Sono molto orgoglioso da sempre di essere un Ragioniere, a indirizzo amministrativo, la mia formazione mi spinge a studi che riguardano l’amministrazione delle aziende pubbliche e private, come al conseguimento di una serie di corsi per sport e volontariato, che mi porto dietro.

Sul web puoi incontrarmi con la mia conoscenza diretta, grazie a delle interviste, del mondo di scrittori, cantanti, guide turistiche, coach, atleti, politici… è stata una bella esperienza conclusasi nel 2015.

Nel tempo libero scrivo, ho all’attivo una recensione storica per un sito web, e un libro disponibile per il 2016… trattasi di un’esperienza concreta, che si associa a quella di lettura, soprattutto dei grandi classici della letteratura inglese e americana.

La musica ha conquistato a lungo le mie giornate, grazie alla web-radio, che in passato sono stato capace di animare, perciò ringrazio tutti gli amici che me lo hanno permesso.

Eppure non voglio farti leggere un curriculum, ma solo un saluto di benvenuto.

Prima e dopo il servizio civile ho frequentato il mondo dell’associazionismo e del volontariato, ho contribuito con la mia esperienza alla nascita di un sodalizio sportivo nel Comune di Francavilla Fontana, aprendomi alla pratica dello sport amatoriale, e approfondendo la mia presenza nel settore, essendo stato membro, per alcuni anni, dell’associazione Psicologia dello Sport.

Nel 2016 sono entrato come socio nell’associazione di volontariato Koinòs

Benvenuto Giuseppe! L’immaginazione ti comporta un dispendio d’energie? Cosa ti piace consumare?
Il razionalismo economico mi ha conquistato da tempo, spesso dico a me stesso di dotarmi di meno realismo, spezzo tale situazione cercando di non appartenere solo al mio mondo. Mi piace consumare soprattutto nel campo dell'alimentazione, non amo molto i beni che oggi sono dei veri status-symbol, per esempio lo smartphone. Non sono un grande consumatore nemmeno del web. Non posso dire di consumare con enfasi né di scegliere un consumo originale. Compro dunque cose comuni, come detto prima, soprattutto cibo.

La pubblicazione di un’opera è come un diamante, per sempre?
No. Lo scrivo nel Ritorno del Campanile, e quindi, dovendo seguire per esempio un pensiero giuridico moderno, di certo non la si pensa come me, che sono per esprimermi senza quella dose di " eternità ".
                                             
E’ bene dire “Ti voglio bene”?
E' nel nostro destino dire “ti voglio bene”. Quindi per me fa bene. Il problema di ogni rapporto è sapere come dirlo, soprattutto trovare il posto giusto, la città giusta, nella quale volere bene.

Quali sono le osservazioni che non permetti sul tuo conto?
Sai, molti intellettuali ci tengono a pensare che non piaccia una certa estetica, quando ci si esprime sulle persone… diciamo che non mi piace di me che mi si associ alla Solitudine.

Hai mai accettato di capire di non aver capito?
Tutti abbiamo una impostazione propria, in questi casi io sposo il " so di non sapere nulla ". Quindi molte volte ho accettato di non avere capito.

E’ più spiazzante la Vita o la Morte
Sono legate da sentimenti forti. E' importante che per tutta la vita ci sia una discussione sulla cultura e il benessere. Poi per i fedeli, i religiosi, vi sono altre spiegazioni. Comunque è più spiazzante la Morte.                     

Il Talento non può rinunciare all’Intelligenza o all’Ironia?
Il Talento e l'Ironia sono un bel legame. Poi il Talento non basta, ci vuole anche una certa Intelligenza. 

In molti si appropriano degl’Ideali per approfittare a fare poi cosa?
Ogni gruppo, società, ha delle idee comuni, con le quali fare qualcosa; ma farla da sola senza gli altri vuol dire rinunciare a creare un’espressione potente. 

… Il ritorno del campanile

Questo saggio è pensato per coloro che non se la stanno passando bene, esseri consci che da qualsiasi comportamento di natura politica si possa trarre del beneficio.

Non persistono ammonimenti nei riguardi di partiti o movimenti, e di determinati intenti; trattasi di un’osservazione propria, che l’autore ha alimentato estromettendosi dalla più classica delle strategie.

Giuseppe Di Summa vuole capacitarsi di per sé, come ben poche persone convinte che per attivarsi in modo scaltro serva apprendere qualcosa sul serio; un principio duro da constatare attualmente, specie in ambito universitario, un contesto che ti può lasciare l’amaro in bocca, che va rivalutato come un luogo di ritrovo, per raffinare della comunicazione a livello popolare, stimolando l’interesse per le questioni diplomatiche.

In tal senso se v’è una dote allora la si deve appurare ragionando con pazienza per evitare delle brutte figure, buttando l’occhio dentro una scelta trasparente, praticata per crescere, senza che si faccia il mestiere del politico; purché riemerga un pensiero circa la disponibilità umana, la propensione ad assistere a degli eventi importanti, per essere all’altezza di ogni confronto, a cominciare dal desiderio che s’intende far maturare nell’intimo, a contatto con le tematiche generali.

Questo testo evidenzia il significato di contribuire alla rinascita di un collettivo politico, liste civiche incluse.

Fare politica vuol dire destreggiarsi con svariati linguaggi, rientrare in una discussione senza mai ridurla, cioè senza che risultino infine patetiche le follie di certi esponenti.

Per Di Summa è necessario spiegare una data situazione liberamente, evitando comunque di generare dei falsi miti viventi, invitando quindi alla consapevolezza di quanto sia deleterio incallirsi con degl’ideali leggendo.

Bisogna riconoscersi prima o poi nelle parole dialettali, di una fruizione che rispolvera le condizioni sanitarie e legali per assistere degli sventurati adeguatamente, lasciando un segno nei luoghi pubblici, dove rimediare il tessuto del Sapere; tra i cittadini di provincia, quelli che talvolta ti danno dell’alieno.

Si tenta di capire preferendo non fare rumore, di modo ché una terminologia sorga mentalmente per svolgere inchieste sul vissuto della gente, poco edificante per chi rappresenta la massa, per un esecutivo.

Oltre a contenerci senza rivangare del passato tumultuoso, occorre accentuare una relazione platonica per non dire religiosa, andando serenamente sul concreto con un garbo di genere letterario che dia adito all’istruzione.

La paura di scontrarsi con dei concetti non attinenti al testo dipende dal carisma dell’autore che peraltro si chiede in cosa può consistere la sua sconfitta, se non nel disquisire ogni volta identificando i soggetti che perdono alle solite elezioni.

L’annuncio sonoro a tutto spiano può rallegrare come deprimere; sta a chi, indefesso, punta spiritualmente su qualcosa, e avanti con gli anni, provare a responsabilizzare davvero.

Di Summa cerca pure di chiarire il motivo del suo distacco dal web, dipeso da una privacy e da una debolezza fisica che sono entrambe fuori luogo, essendo impossibile oramai polemizzare visto un insieme di utenti che travolge il singolo individuo comunicando a priori; seppur le definizioni di Azienda, come di “autorevolezza organizzata”, non abbia senso tramutarle in letteratura, dato l’elevato profilo di competenza.

“Il ritorno del campanile” manifesta l’idea di come si debba assorbire uno scritto da precari, incuriosendo circa il modo di porsi dell’autore in mezzo ai politicanti, ovvero studiando, prediligendo libri che scandiscono l’ampia visione insita all’accortezza, perché il potere espresso amministrando lo si blocca più o meno facilmente, avendo in fondo dato il là all’estensione del comune linguaggio… guarda caso ora in tante comunità si sollecita da sé l’imperativo di domandarsi come si fa a non soccombere, essendo offuscate da un’atmosfera sempre più rigida e allarmistica.

Le norme, per principio, rischiano d’essere condizionate da rilevanze esterne; sorrette semmai dall’amante della Ragione, ch’è attratto infatti dal termine Costituzione, di lentissima presa oggigiorno dato un percorso analitico che deve includere il dialogo sincero, a tu per tu, tra individui che non riescono a trovare lavoro, una soluzione che non ha a che vedere con un contatto agognato, bensì con la dimostrazione di partecipare degnamente all’importanza delle cose che ti capitano a tiro.

Lo slang linguistico vivacizza tanto da riaccendere spiritualmente pure coloro che non ce la fanno a contenersi, e che vagano eccessivamente per dare forma a residenze moderne e strutture antiquate.

Non è che con la cordialità di frequente si possa dialogare direttamente, ovvero civilmente, consci della predisposizione sancita per delega; seppur il collettivo abbia il compito di fruttare l’esecutivo, specie in un momento di crisi economica, ed essendo impossibile non conoscere i motivi alla base di un progetto.

Si consiglia troppo spesso e volentieri di non badare a ciò che dicono e garantiscono molti politici, nonostante sia fondamentale imparare per le nuove generazioni a stare bene insieme; perché l’agio te lo devi conquistare, impegnandoti ad approfondire questa condizione, affinché ci si possa tutelare serenamente, nel bel mezzo delle persone che non vogliono passare indifferenti.

Non è detto inoltre che ogni volta che si esprime una considerazione su di una qualsiasi autorevolezza sia scontato l’ascolto; non essendo più ignari di come ci si ponga falsamente e astutamente in ambito politico, dovendo con difficoltà scegliere una persona che ti rappresenti tra seri professionisti.

Il sospetto ostacola di molto l’intento di chi ribadisce l’umana preferenza votando, e di un passato portentoso più o meno ideologicamente non ci si accontenta, poiché la propaganda si rende efficace narrando per mezzo del denaro rinvigoribile con dati inespugnati.

Bisogna apprendere come si esplica il monito di determinati autori, è divenuto facile stuzzicare facendo delle avances fino a predominare nella comunicazione e caricarsi di attestazioni di stima, ma non proprio d’affetto, per apparire… d’altronde cominciare e concludere un’esistenza sostenendo la Dc è proibitivo per chiunque!

L’elaborazione letteraria di Giuseppe Di Summa non è altri che un inizio, tra vocaboli dalla definizione tutta da scoprire, ricavati quasi per caso, con l’intento di recuperare un libro per concentrarsi sulla lettura e riassumerne l’argomentazione al fine di pubblicare la semplice critica, sopraffatto come tanti dall’allagamento virtuale, deficitario per il ruolo dell’autore se soggetto a svariate osservazioni; e la ragionevole causa del guadagno di certo non passa inosservata, in un sistema fondato oramai sull’altruismo, aldilà che risulti ipocrita o meno.

Per essere alla portata di un pensiero, quest’elemento va sospinto a tal punto da generare azzardi vitali, nella maniera più giusta per sviluppare della genialità, ossia con la presenza attiva.

Un tempo il consenso elettorale lo si otteneva demonizzando l’egemonie scandite da un gruppo politico, adesso la battaglia diplomatica viene mantenuta per non regredire, dipendendo dalla voglia di rendere pubbliche delle gravose questioni, con la parola lesta a tradire coloro che la seguono, rifiutando senza ombra di dubbio di portare rispetto per lo studio del vissuto, specie del reale difetto ch’esclude nessuno, quello di natura economica, che consiste nel non riuscire a ricompensare qualcuno, maggiorandosi d’interessi al negativo se viene meno la costanza in tal senso; mentre c’è chi detta l’agenda politica senza mai concretizzare, provvedendo unicamente a rendersi simpatico dentro il commento che si riceve generalmente, in egual battuta.

Occorre non dimenticare i contrasti, se si vuol rimanere esperti di avvedutezza, tra il modo d’intendere sapientemente le cose che non va più di moda e che nessuno ci prova a ridestarlo, e la comunicazione sostanziosa che non decade mai grazie alla propensione del singolo che pone l’attenzione sui propri diritti in balia di una grossolana svolta imprenditoriale, accrescendo il buon esempio di caratterizzazione sociale tra i suoi simili; senza contare che, disponendo di un’occupazione, puoi ristabilirti psicologicamente, e metterti allo stesso livello di un professore o ricercatore in grado ogni volta di arrestare della terminologia inappropriata, anche in Italia.

Si può finire sedotti da un’elaborazione del tutto razionale sfogliando queste riflessioni, consapevoli che l’operazione matematica più rilevante per una gestione di livello sociale consiste nell’appuramento del ricavo necessario per i nuclei familiari dovendo determinare le fruizioni di diversi prodotti; oltre all’osservazione marxista circa l’evolversi del capitalismo.

L’autore si chiede se la curiosità nei riguardi del sistema americano sia stata percepita minimamente, il lettore potrà constatare di avere a che fare con un sereno sostenitore di uno e più ideali, caparbio nello scambio di beni o servizi.

Difatti per esporsi in ambito letterario occorre curare con una buona dose di sapienza il personale momento da dedicare allo studio, dipendendo da una regolamentazione così fortificante da tutelarla e dando per scontata l’importanza di una pedanteria interna a essa.

Purtroppo da italiani soffriamo la tenuta di un profilo avverso, nutrito dall’immoralità, e nel corso del testo perciò talvolta non vale la pena prolungarsi, dato il periodo che stiamo passando inquadrando timori e angosce a proposito del domani.

Se si suole dire in mezzo alla gente che con gli errori apprendiamo, allora ciascun individuo ha modo di collocarsi con uno sguardo rivolto alle tradizioni, il cui ricordo sincerato permette l’approdo a mete senza precedenti.

Con la battaglia diplomatica è possibile sopprimere un’accezione comunicativa già decadente se si decide di tacere per accrescere delle aspre polemiche, coma va di moda oggigiorno, anche se attualmente serve comprendere tutto quello che accade dentro l’Ue, con un atto futuribile, influenzabile dal ricavo, non per forza stimato tramite l’ordinario con diplomi e lauree, stando almeno alla concezione rivitalizzante l’autore, che si sente meritevole del proprio processo d’intendimento; dacché la pazzia significa possedere oggetti che non ti si addicono, oltre alla complicità che scaturisce dal mondo virtuale, alquanto ambigua pensando che chiunque non smette di fare i conti con le proprie tasche, distaccandosi da un qualsiasi milite ignoto, che vuole emergere politicamente.

Secondo Di Summa i libri, per tanti autori, vanno assolutamente legati alla facoltà derivante dalle prominenti condanne attuali, in effetti ogni volta che un politico viene messo alle strette per decadere, l’appoggio virtuale immediatamente sfuma.

Ciononostante tanti sono convinti che la sensibilità nel creare qualcosa sia foriera di soddisfazioni, purché internet, ch’è uno strumento imprescindibile oramai, necessiti di una rassicurante forma d’uguaglianza.

Nessuno si esclude dalla ricerca di una persona che accetti avvicinandosi un chiarimento del tutto logico, provando l’urgenza del consolidamento ad ampia scala territoriale come strategica, con un mestiere tra i tanti da praticare tuffandoci nella società, come esseri solitari, umani.

Gli argomenti mutando coinvolgono termini nuovi da scandire, come se fossimo giunti a una definizione di “ribellione” leggendaria, cercando pur sempre di smussare il singolo residente in un posto mica tanto sicuro.

Un sistema politico lo si evidenzia per mezzo dello stile di coloro che lo dirigono, ed esso esiste tuttora per mezzo di una dote qual è la perspicacia nello sguazzare nel precariato civile, e non a caso l’egemonia materiale la si ottiene sfidando il disinteresse globale.

Davanti a una condizione criticissima però la moneta va lucidata, con esempi d’irreprensibile saggistica.

Per progettare qualcosa normalmente, oggigiorno, inconsciamente ci esauriamo come scrittori prendendo il posto di un ideale complice di una composizione di getto, che tutt’a un tratto viene bloccata dalla tendenza dell’intelletto che va per la maggiore.

Un testo influenza se conta quantitativamente, ma non è per niente facile esprimere un commento; perché umanamente spesso poniamo quesiti con l’obbligo della sintesi, dimenticando che tutti sono potenzialmente in grado di contribuire politicamente, per sostenere chiacchiere o tesi sulle relazioni moderne in ambito istituzionale.

Semmai, non sarebbe concesso d’ignorare il linguaggio di un gruppo politico, intendendolo tecnicamente manco fosse una semplice melodia.

Giuseppe rimarca un tris di scissioni che gli hanno inciso il filtro della sua personale esistenza, a cominciare dal cattolicesimo, dalla Casa del Signore che dovrebbe anteporre una delle basi per dialogare comunemente ogni giorno; segnalando il fatto che, lungi dal benché minimo sospetto, un letterato è difficile per non dire impossibile che si reputi seguace di tale religione.

Anche per proporsi politicamente è opportuno dapprima prendere le dovute distanze, e poi usare quella stessa cautela che serve per comunicare col genere femminile, che va guarda caso tutelato per capirlo al meglio, specificatamente parola per parola, rievocando il passato, quando i libri s’iniziavano e finivano attribuendoli agli esseri umani per i quali si nutriva affetto suppergiù; e specialmente tra i cittadini pugliesi, che lavorano intensamente, normalmente senza che si badi a questo saggio, applicando magari modalità mutevoli per concretizzare delle tesi riguardose, in relazione al luogo, deficitarie per l’incolumità di Di Summa stesso.

In maniera autentica ognuno desidererebbe cercare di razionalizzare al momento giusto, nonostante sia difficoltoso venire a conoscenza dei fatti per intero.

Leggere è un obiettivo sollecitato stando alle disamine perpetrabili via Censis, e se n’esige l’entusiasmo dei notevoli procacciatori d’affari, che la sanno così lunga d’agire per il nostro bene… una condizione, quest’ultima, dura da rilevare, per non dire proibitiva.

Sull’odierna facoltà si polemizza ch’è un piacere; trascurando svariate indicazioni sulla moneta corrente che piuttosto vanno confermate appieno, specie se si tirano in ballo di frequente le merci lavorate nel circondario, che possono soccombere al mutamento del sistema produttivo per non essere prese affatto in considerazione nella compravendita.

Il rapporto tra quanto stabilito per il consumo all’interno di un nucleo familiare e il profitto conseguito da certe ditte andrebbe vivacizzato, facendo perno sulla ricchezza reale da investire; ma soprattutto cominciando a rasserenarci una volta verificata la provenienza di un consiglio, da sminuire il più delle volte.

Aldilà delle mediazioni che sanciscono una richiesta e una proposta, persiste l’esborso conclamato, costituito da fattori rilevanti quali la sicurezza, l’insieme delle attività statali e la solidarietà comune; affinché si dimostri quale sforzo nel rispetto dei cittadini si compia per una ragionevole forma d’uguaglianza.

Ciò che rende globalmente stimolante una qualsivoglia contrattazione viene prontamente scandagliato per il raffinamento di una pubblica gestione; difatti la più scintillante capacità imprenditoriale ha a che vedere con la concretizzazione di legami produttivi ancor più efficienti, appurando la diversità tra i concetti di patrimonio e denaro in un’ampia situazione economica criticabile giocoforza.

Il passivo stranoto è caratterizzato dagl’interventi da seguire per la salvaguardia della moneta e delle operazioni circostanti, animati quasi esclusivamente dall’Ue, a patto che l’organizzazione delle finanze regga più che bene.

E’ complicato sostenere che le dispute sull’occupazione s’incentivino con una dinamica pulita a livello commerciale, gli esperti di economia devono certamente badare alla mancanza di lavoro che soffrono in molti, ma anche dipendere dalla cattiva ipotesi d’aver sprecato delle disponibilità materiali sin dal principio, suggestionati magari dalle opinioni su quanto ci sia ancora da trattare, come dalle richieste di esercitare la parte degli umili che si prodigano per il bene di una collettività di contro, col rischio di sacrificarsi, per della bieca riconoscenza; per intendere tutti insieme la condizione dell’occidente in termini di accoglienza, esaltando coloro che c’hanno messo davvero la faccia favorendo la compattezza e quindi la nuova ascesa del vecchio continente.

L’agire diplomatico è più forte di ogni ostacolo, perché è la critica stessa su questo caso a predisporlo.

Una strategia non necessita di apparire rievocando chissà quali imprese, dovendo avanzare con una terminologia attinente agli attuali comizi; senza dimenticare però che per mezzo di discutibili candidature a ruoli propedeutici s’inviano piacevolmente, storicamente, messaggi spiazzanti.

I libri e i termini, sia di ieri che di oggi, sono legati a una composizione appartenente a una sfera sociale o rivalutante, senza contare che il concepimento di ciò che si vuole sostenere non necessita di vocaboli.

Si può dialogare fino a chiacchierare sulle questioni diplomatiche e passare così inosservati, ma per essere accolti senza sentirsi sottomessi si devono presupporre dei capisaldi a livello puramente integrativo.

Le relazioni sociali sviluppano una forma d’attrazione generale e attualizzante, anche se il benessere sembra che non lo si ottenga stando tutti sullo stesso piano.

La chiave moderna è intrisa sempre più delle opinioni della gente; affinché si acceda a ogni problema chiarendone il timore, quando lo si presenta in modo propositivo, nonostante una precarietà d’intenti che un qualsiasi legale deve essere in grado di gestire, mentre coloro che c’informano a freddo hanno principalmente il compito d’intuire la banalità di un’insinuazione tra le tematiche in voga.

L’intensità con cui Di Summa si esprime in modo concreto ricorda le battaglie dei poveri e degli erranti; difatti una terminologia sventurata, quella che comporta affermazioni non encomiabili ma dipese da un incoraggiante progetto degno d’essere ascoltato, accresce il valore di una generosa sapienza.

L’autore non si lascia travolgere dalle imposizioni commerciali, puntando piuttosto a caratterizzare dell’arbitrio in proprio, in maniera soddisfacente; consapevole del fatto che, una volta conseguita della maturità, può emergere della discutibile competizione, a tal punto che diverse nozioni si esauriscano.

Le persone che si vantano di nulla, che apparentemente mostrano una certa sofferenza, si scontrano con quelle astute nello sminuire gli umani contatti; eppure chiunque voglia avere successo in campo professionale, negli studi o uscendo fuori dalle periferie deve intimare alla Coscienza di svoltare.

Giuseppe aspira semmai a essere foriero di buoni consigli, perché secondo lui quelli che fanno Letteratura hanno di che capacitare in ambito comunicativo, per esistere con passione.

Per l’autore il collettivo può sovrastare un essere solitario; è una disamina che racchiuda il tutto a stimolare le personali riflessioni, e non occorre affidarsi al sistema scolastico, che invece sta inasprendo la diversità tra i ceti, s’è facoltativo, almeno ché si voglia scrivere per lasciare un segno.

L’innocente, che non pratica il cattolicesimo e non osa al contempo esporsi con un linguaggio comprensivo, si allontana oggigiorno dallo scenario politico atto a mescolare e rimescolare pregi e difetti per rilanciare in fondo del sensibile acume coinvolgendo l’individuo stesso. 

                                                                                                                     Vincenzo Calò



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