Passa ai contenuti principali

Dante, il tempo e l'eternità

John William Waterhouse, "Dante and Matilda" (1914-17 ca.)

Finisce l’inverno, è alle porte la primavera. E la Libera Università di Manerbio ha pensato bene di segnalarlo con una conferenza a tema: “Dante, il tempo, le stagioni della vita e… l’eternità” (Teatro Civico “Memo Bortolozzi”, 25 febbraio 2016).
            Il relatore  era il dott. Fabrizio Bonera, che non è un dantista, ma - nello zaino da alpinista - non dimentica mai una copia della “Divina Commedia”. È il suo personale omaggio al “più grande scalatore di tutti i tempi”: colui che è (idealmente) partito dall’abisso, per scalare la montagna del Purgatorio e ascendere al Paradiso. Il “virus” di Dante - come a molti altri - gli è stato trasmesso dalla scuola. La difficoltà di lettura è data dall’immensa cultura del poeta, che rende la “Commedia” densa di richiami non sempre immediati. Il tempo, in particolare, è scandito dall’astrologia medievale. Il tentativo del poema di comprendere tutta la tradizione letteraria e tutta la cultura nota all’autore ne fa, però, un’opera universale. Nell’Epistola a Cangrande della Scala, Dante stesso consigliava una lettura a più livelli: quello letterale (una bella storia), quello allegorico (ogni personaggio/episodio rimanda coscientemente ad altro), quello anagogico (un poema con un forte contenuto spirituale e teologico). Bonera, in merito, ha citato Paolo VI, che definì la “Commedia” “un’opera trasformante”. Le stagioni compaiono per connotare le situazioni e per scandire la vita umana: cosa che Dante aveva fatto anche nel “Convivio” e nella “Vita nova”, che è - appunto - la stagione in cui egli ha raggiunto un’esperienza d’amore che sembrava umanamente impossibile - “nova”, ultima ed estrema.
            Per spiegare cosa siano le stagioni e l’eternità nella “Commedia”, Bonera ha scelto un passo del Purgatorio in cui Dante si trova nel Paradiso Terrestre: Purg. XXVIII, vv. 22 ss. Quel luogo è il più deserto di tutto il poema. Vi s’incontra solo una figura, che peraltro non è storica: Matelda. Il poeta la descrive come una fanciulla che canta, raccoglie fiori e si scalda “a’ raggi d’amore” (v. 43). Alla domanda di spiegazioni circa tale atteggiamento, Matelda risponde di rivolgersi al salmo “Delectasti”: “…mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie,/esulto per l’opera delle tue mani” (Sal 91, 5). Anche Dante è esaltato dall’amore, alla vista di quella splendida creatura. Sembrerebbe strano - ha commentato Bonera - che si lasci prendere da una passione, dopo essersi purificato dai peccati. Ma - ha aggiunto - quel trasporto non ha niente di peccaminoso. Dante sta ripetendo l’esperienza biblica di Adamo ed Eva, che vivevano secondo la loro natura, per cui “non è bene che l’uomo sia solo” (Gn 2, 18). L’esaltazione di Dante e Matelda viene dunque dal vedere la natura con occhio illuminato, alla luce originaria della creazione.
            L’innocenza e la bellezza del Paradiso Terrestre sono descritti da Matelda come una perenne primavera (v. 143), paragonata all’ “età dell’oro” sognata dai poeti antichi. La terminologia legata alle stagioni è dunque usata anche per rendere l’idea dell’eternità: non un “per sempre”, un perdurare nel tempo, ma un’assenza di tempo. Così è descritta da Severino Boezio nel “De consolatione philosophiae” e da Francesco Petrarca nel “Triumphus Eternitatis”. L’eternità è un punto (senza estensione spazio-temporale), in cui l’uomo raggiunge una perfetta felicità che è insita nella sua natura. È il “Carpe diem” di Orazio e l’ “istante” dei mistici.

Paese Mio Manerbio, N. 106,, marzo 2016, p. 4.

Commenti

Post popolari in questo blog

Letteratura spagnola del XVII secolo

Il Seicento è, anche per la Spagna, il secolo del Barocco. Tipici della letteratura dell'epoca sono il "culteranesimo" (predilezione per termini preziosi e difficili) e il "concettismo" (ricerca di figure retoriche che accostino elementi assai diversi fra loro, suscitando stupore e meraviglia nel lettore). Per liberare il Barocco dall'accusa di artificiosità, si è cercato di distinguere una corrente "culterana", letterariamente corrotta e di contenuti anche immorali, da una corrente "concettista", nutrita dalla grande tradizione intellettuale e morale spagnola. E' vero che il Barocco spagnolo vede, al proprio interno, vivaci polemiche fra autori (come Luis de Gòngora e Francisco de Quevedo) e gruppi. Ma l'esistenza di queste due contrapposte correnti non ha fondamento reale. Quanto al concettismo, è interessante notare come esso sia stato alimentato dalla significativa definizione che di "concetto" ha dato Francesco...

Elogio del piccione

Credo che molti di voi conoscano bene quel meme: “Discutere con certa gente è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma lui rovescerà i pezzi, cagherà sulla scacchiera e se ne andrà in giro tronfio e impettito.” Il paragone è sovvenuto diverse volte anche alla sottoscritta, quando le capitava di dover ragionare con chi non aveva voglia di imparare alcunché o di rendersi conto che non esisteva solo il suo punto di vista. E si badi bene che mi riferisco a casi in cui l’argomento non toccava la vita del “piccione” di turno e la sua trattazione richiedeva solo un minimo di calma e interesse. Sono la prima a non sopportare coloro che scambiano per scacchiera l’esistenza altrui.              Tuttavia, mi domando se tutti i piccioni vengano necessariamente per nuocere. Perché quello che si consuma su quei quadrati in bianco e nero IN SOSTANZA E VERITÀ, NON È ALTRO CHE UN GIOCO (Elsa...

"Gomorra": dal libro al film

All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza.   Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italian...