martedì 29 marzo 2016

Crescere

“Quel mattino, Pryderi era inquieto. Per un attimo solo - quando vide sua madre avvicinarsi alla tavola pronta, il braccio di Manawyddan che le cingeva le spalle - il suo umore si illuminò della vecchia, affettuosa malizia. Ma poi tornò a farsi greve come il corpo di una donna incinta prossima a partorire. […] Kigva e Manawyddan lo guardavano, con meraviglia e preoccupazione. Rhiannon l’osservò per un poco, poi parlò. 

            «Figlio, è un volto nuovo, quello che mostri ora, e io preferivo l’altro.»
Pryderi rovesciò la testa all’indietro e la guardò con aria di sfida.             
«Neanche a me piace. E presto dovrò fare qualcosa che piacerà ancor meno a tutti e due. Perché quel Caswallon figlio di Beli che ora si fa chiamare Sommo Re, presto saprà che sono tornato a casa, se già non lo ha sentito raccontare, e se io non andrò a rendergli omaggio, diventerà sospettoso e verrà forse a esigerlo.»
            Tacque e lanciò un’occhiata a sua madre, come se fosse tutta colpa sua, e quando lei gli ricambiò lo sguardo per niente spaventata, lui lanciò un’occhiata di fuoco al soffitto.
            «Non vedo altra via d’uscita che recarmi da lui a ossequiarlo, e se bisogna proprio bere latte acido, è meglio farlo subito.»
            Tacque di nuovo e fissò con gran severità il pavimento, le pareti e il soffitto. Guardò tutto con cura, tranne i tre che amava di più.
            Temeva, temeva disperatamente, ciò che essi potevano pensare di lui. Manawyddan, il suo legittimo Re, al quale questo omaggio reso all’usurpatore poteva ben sembrare codardia e tradimento. Sua madre, ora legittima Regina di tutta l’Isola dei Potenti, che poteva vedere le cose nella stessa luce. E Kigva che lo aveva sempre creduto il più coraggioso e il più forte degli uomini. In grado di schiacciare tutti i nemici sotto il suo tallone.
            Si aspettava che prorompessero in un coro sgomento di orrore e di rabbia. Si aspettava che tacessero, e il loro silenzio era la risposta che più riteneva probabile e che maggiormente temeva.
            Ciò che accadde lo sorprese come null’altro sulla terra avrebbe potuto sorprenderlo. Rhiannon prese un boccone di carne, e rispose con calma disinvoltura, ma con ammirazione velata nella voce: «Figlio, stai facendoti adulto.» 
«È l’unica cosa che puoi fare,» disse Manawyddan. «Il Dyved non può mettersi da solo contro tutta l’Isola dei Potenti, e conducendomi qui hai forse già suscitato i sospetti di Caswallon. Hai ragione. Più presto andrai, meglio sarà.» […]
Pryderi […] era coraggioso. Fosse stato per lui, avrebbe combattuto di buon grado contro quel re-mago usurpatore, nonostante il suo potere di uccidere rendendosi invisibile. Non ammirava il buon senso, più di quanto un giovane ammiri una donna brutta, ma ora non poteva sacrificare se stesso senza sacrificare altra gente, anzi, tutto il Dyved. Così, poiché proteggere loro equivaleva a cessare di ammirare se stesso, il suo piano, per quanto poco eroico potesse sembrargli, era probabilmente l’azione più nobile che avesse mai compiuta…

            EVANGELINE WALTON
(1972)


Da: I Mabinogion, Milano 2004, TEADUE, pp. 322-324. Traduzione di M. Benedetta de Castiglione.

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