giovedì 18 giugno 2015

Il poeta contro Golia

“Lo spirito moderno dell’analisi scientifica e della meccanizzazione non lascia celato alcun mistero, mentre parrebbe che la poesia e lo haiku non riescano a fiorire senza misteri o senso di meraviglia. Il problema della scienza sta nel fatto che fa di tutto per non lasciare spazio all’incerto o all’indefinito, vuole vedere ogni cosa in maniera chiara, odia ciò che non viene analizzato e rivelato. Dove domina la scienza, l’immaginazione deve battere in ritirata. Per fortuna, però, la scienza non è onnisciente né onnipotente e non mancherà mai lo spazio per lo haiku, e la poesia continuerà a prosperare.

          
  Tutti noi uomini dei tempi moderni siamo messi di fronte alla cosiddetta «verità dei fatti», alla «dura realtà», altrimenti detta «verità oggettiva», che tende a fossilizzare la nostra mente. Dove non c’è tenerezza né soggettività, la poesia muore; dove domina una vasta distesa di sabbia, non crescerà mai una rigogliosa vegetazione.”

DAISETZ T. SUZUKI

Da: Lo Zen e la cultura giapponese, ("Collezione Il ramo d'oro"), Milano 2014, Adelphi, pag. 212 (trad. dall'inglese: Gino Scatasta).

2 commenti:

  1. Mi pare che si dimentichi l'esistenza della poesia didascalica, la quale, per essere didascalica non perde nulla della sua grandezza qualora il poeta gliela sappia dare. Perché non facciamo una prova: mettendo via tutte queste massime versate dal chiacchiericcio tradizionale, mettiamoci a fare una poesia che abbia per dispositivi tecnematici appunto i vari rami della scienza, specialmente quelli tra noi che sono più e meglio versati nelle discipline scientifiche, e vediamo cosa viene fuori. Eh? Ci state? Solo così possiamo confermarci in questa diceria che fu, niente meno!, del Leopardi, o saltarne fuori liberi e guariti. Vi aspetto. Domenico Alvino.

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    1. La poesia didascalica, per l'appunto, è una creazione della cultura "occidentale", che è antipodale rispetto all'atmosfera culturale vissuta e descritta da Daisetz T. Suzuki.

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