giovedì 18 giugno 2015

Brevitas

“Prima di procedere, vorrei aggiungere qualcosa sullo haiku, la forma più breve di poesia che si possa trovare in letteratura a livello mondiale. Consiste di diciassette sillabe, nelle quali vengono condensate alcune delle emozioni più sublimi che gli esseri umani siano in grado di provare. Qualche lettore, forse a ragione, si è chiesto come sia possibile che una sequenza di parole così breve possa esprimere un moto profondo della mente. Milton non ha forse scritto il Paradiso perduto? E Wordsworth Presagi di Immortalità


Dobbiamo però ricordare che «Dio» si è limitato a pronunciare «E luce sia» e, a opera compiuta, ha semplicemente osservato che la luce era «buona». Così, ci viene detto, è stato creato il mondo, questo mondo nel quale eventi grandiosi di ogni genere hanno avuto luogo dopo un inizio avvenuto in una maniera tanto semplice. «Dio» ha usato pochissime sillabe, ma la sua opera è stata realizzata con successo. Quando Mosè chiese a Dio con quale nome avrebbe dovuto trasmettere il messaggio divino al suo popolo, Dio rispose: «Io sono colui che sono» oppure «il Dio che è». Non è forse l’affermazione più grandiosa che si possa fare su questa terra? Non dite che è stato Dio e non l’Uomo, a pronunciare queste parole. Io direi piuttosto che è stato l’Uomo e non Dio a mettere per iscritto tutte le parole pronunciate da Dio. Chi ha preso nota è «Colui che è», non chi ha pronunciato queste parole, perché quest’ultimo appartiene al passato, si perde nella storia, mentre chi le ha registrate è qui per sempre. È senza dubbio lui, e nessun altro, a essere «colui che è». Comunque sia, la brevità di uno haiku in quanto a numero di sillabe non ha niente a che vedere con il valore del suo contenuto. Nel momento supremo della vita e della morte lanciamo un urlo o agiamo, senza metterci a discutere o lasciarci andare a lunghi discorsi. Le sensazioni non vogliono essere trattate concettualmente e uno haiku non è il prodotto dell’intelletto. Da qui la sua brevità e la sua pregnanza.”

DAISETZ T. SUZUKI

Da: Lo Zen e la cultura giapponese, ("Collezione Il ramo d'oro"), Milano 2014, Adelphi, pag. 191 (trad. dall'inglese: Gino Scatasta).


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