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Il cielo di nessuno

Se mi fosse dato, o Leuconòe,
di posare sul fiore dei tuoi occhi
baci leggeri come la rugiada,
i mille e cento baci di Catullo
non potrebber saziare la mia sete,
neppur se la lor pioggia fosse piena
come l’umore generoso che apre
ai mortali l’ampio seno del cielo.
Infatti, i tuoi occhi son grani d’uva
oscuri della dolcezza di Bacco;
da loro stillano perle di gioia
che fan rosso di sé il mio cuore cavo.
Lascia cadere una goccia del tuo animo
sui petali schiusi delle mie labbra;
le vedrai fiorire di canti azzurri
come il mar che culla il capo d’Orfeo
fino all’isola sbocciata di lire,
per fare d’essa il cielo di nessuno
dove s’incontran gli echi senza verbo.




Compresa in: AA.VV., XXX, Villasanta (MB) 2016, Limina Mentis, p. 34.

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