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Un viaggio in Autoblues

Quella del musicista girovago è una figura così proverbiale da non richiedere troppe introduzioni. A essa fa riferimento il nome degli Autoblues, band amatoriale sempre in viaggio per eseguire - appunto - classici del blues e del rock. Daniele Coscarelli (bassista e ideatore del nome), Lucio Belli (chitarra e voce) e Arin Albiero (batteria) provengono da tre diversi centri della provincia di Brescia. Nella stessa area, circolano per proporre il proprio repertorio di “cover”, spesso registrate e postate su un canale YouTube (“duraace73”). Per via dei tempi di “vacche magre”, non sono molti i locali disposti ad assumerli per le serate; ma il gruppo, nato da pochi anni, non demorde. 

            Il genere musicale che ha dato il nome alla band è nato negli Stati Uniti nella seconda metà del XIX ed affonda probabilmente le radici nei canti degli schiavi neri. “Blues” deriva da un’espressione idiomatica inglese che significa “essere malinconici”; come genere di musica, si caratterizza per l’uso della “blue note”, un intervallo considerato “dissonante”, rispetto ai canoni classici.
            Il 21 gennaio 2017, gli Autoblues sono arrivati al Bridge Pub & Restaurant di Manerbio. Con loro, al posto di Coscarelli, c’era Nicola Bignami al basso.
Il programma proposto ha avuto inizio con “La Grange” (ZZ Top, 1973). Più d’un brano proveniva dall’album d’esordio dei Jimi Hendrix Experience, “Are You Experienced?” (1967): “Hey Joe”; “Red House”; “Manic Depression”. L’idolo dei tre giovani, però, è soprattutto Rory Gallagher, di cui hanno eseguito “Moonchild” (1976) e “Laundromat” (1971).
            La serata è stata ravvivata da un episodio inaspettato. Un attempato avventore ha esibito una scritta vergata su una tovaglietta di carta: “Vogliamo un brano di Eric Clapton!” Di sicuro, non se ne è andato insoddisfatto, dato che, del suo beniamino, sono stati eseguiti “Tore Down” (1994) e “Little Wing” (1973).

            La parte blues del repertorio, naturalmente, non poteva escludere il grande classico “Hoochie Coochie Man” (Muddy Waters, 1954). Più tardi, è stata la volta di “Crossroads” (Robert Johnson, 1936), “Mary Had A Little Lamb” (da una filastrocca infantile; Buddy Guy, 1968) e di un pezzo di Junior Wells, reso famoso dai Blues Brothers nel 1978: “Messin’ With the Kid” (1960). È stato ammesso anche qualche sconfinamento in altri generi, come il pop rock italiano di “Insieme a te sto bene” (1971): un brano cantato da Lucio Battisti con l’accompagnamento dei Formula 3. “Workin’ Man Blues”, a dispetto del nome, nacque come canzone country (Merle Haggard, 1985). Fusioni di rock e di blues, invece, sono: “Talk to Your Daughter” (Robben Ford, 1988); “Treat Her Right” (The Commitments, 1991) e “Used to Be” (Mindless Behavior, 2013). Altri classici rock proposti dagli Autoblues al Bridge sono stati: “Proud Mary” (Creedence Clearwater Revival, 1969); “Theme of an Imaginary Western” (Mountain, 1970); “Roadhouse Blues” (The Doors, 1970); “Sweet Home Alabama” (Lynyrd Skynyrd, 1974); “Long Train Running” (The Doobie Brothers, 1973).

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