giovedì 23 giugno 2016

Chiare, fresche e dolci acque lungo il Pedibus

Dopo Dante Alighieri e Cecco Angiolieri, non poteva che arrivare lui: Francesco Petrarca (Arezzo, 1304 - Arquà, 1374). Appartenente alla generazione successiva, aggiunse un capitolo fondamentale alla storia della lingua italiana. Se Dante aveva creato l’alta letteratura in volgare fiorentino e Angiolieri aveva raggiunto l’apice della poesia comico-realistica, Petrarca fornì quello che - per secoli - fu il modello indiscusso di linguaggio poetico. 

            Tra disegni, parole semplici e qualche gioco, di lui hanno saputo i bambini delle scuole elementari, durante il Pedibus di primavera (4 aprile - 27 maggio 2016). Hanno sentito parlare dell’esilio dei suoi genitori, della sua crescita in Francia del Sud (a proposito del gemellaggio…) e del suo amore per Laura, di cui non si sa altro se non che era bionda, bellissima e fredda. L’attività ha tratto il nome dall’incipit della più famosa poesia petrarchesca: “Chiare, fresche e dolci acque”.
            Stavolta, c’è stato poco tempo per indugiare nei giochi. Il più gradito è stato quello delle tre carte: pescare la donna di cuori (Laura), evitando il due di picche (simbolo proverbiale del rifiuto in amore); il due di cuori dava una seconda possibilità di pescare. Poi, è stata proposta una gara di abbinamento fra autori e libri per l’infanzia: tutti famosissimi, come Roberto Piumini, Gianni Rodari o Bianca Pitzorno. Una variante della “bandierina” sfidava a indovinare il capoluogo di ciascuna regione italiana - come omaggio al continuo viaggiare di Petrarca, tra manoscritti da scovare e impieghi da procacciarsi.

           
L’elemento più riuscito di questa attività, a giudizio dei piccoli, sono stati i disegni: un ritratto del Petrarca in riva alle “chiare, fresche e dolci acque”; una corona d’alloro per la sua laurea (onorificenza riservata ai più grandi poeti, nel XIV secolo); una Laura vagamente simile alla Venere del Botticelli, bellezza idealizzata coi “capei d’oro a l’aura sparsi” (come scrisse Petrarca); un profilo dell’Italia con un pezzetto di Francia meridionale. Del resto, il poeta fu tra coloro che - prima ancor che nascesse l’idea di Stato nazionale - comprese la necessità di superare il particolarismo delle signorie, per diminuire il numero di guerre e d’eserciti mercenari sulla penisola.

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