martedì 3 novembre 2015

La vergine di ferro - II, 7

Parte II: Il Cigno Bianco e il Cigno Nero

7.


Isabella, col cuore in gola, suonò alla porta dell’appartamento di Amedeo.
Poco dopo, lui le aprì. Era pallidissimo e con gli occhi cerchiati di nero.
«Ciao… Ti senti bene?» gli domandò lei, premurosa. Lui inspirò a fondo. «Ti confesso di no» esordì poi. Isabella si rabbuiò ulteriormente: «Mi dispiace… Cos’hai?»
            Amedeo la guardò coi suoi occhi nocciola sbarrati in un’espressione di terrore. «Non prendermi per pazzo... Ieri notte, quando ho spento la luce… ho visto… ho creduto di vedere… Nilde che mi fissava nel buio».

Isabella sentì arricciarsi la pelle. «Nilde… Nilde Ario? La… la nipote del dottore?»
Amedeo fece cenno di sì. «Io non credo nei fantasmi, però» proseguì con voce roca. «Non ci voglio credere».
            Il cuore di Isabella cominciò a battere ancora più pazzamente. «Di questo, temo di saperne qualcosa, invece» rilanciò, appassionata. «Intanto… sei certo di essere stato sveglio, in quel momento?»
«Assolutamente sì».
«Ecco, questo è già qualcosa» mormorò lei, pensosa. «Potrei farti leggere diversi libri di testimonianze, in questo senso… o perfino fotografie significative…»
Amedeo le sorrise, conciliante. «Sono felice che tu mi capisca… Sarà meglio che non mi metta a leggere libri sui fantasmi, altrimenti mi suggestionerò anche peggio. D’ora in poi, dormirò con la luce accesa».
«Ecco, meglio» fece lei, con un sorriso forzato. «Cos’ero venuta a dirti, a proposito? Ah, già… Lo zio della povera Nilde… ci terrebbe a scambiare le condoglianze con te».
Il ragazzo non poté evitare di accigliarsi. «Grazie mille. Ci penso io».
Isabella si accomiatò. Richiudendo la porta, Amedeo si disse che quella chiacchierata aveva confermato la bontà del suo stratagemma. Ario aveva cercato di arrivare a lui attraverso la sua devotissima allieva, come c’era da aspettarsi. E il giovane sapeva che Isabella teneva d’occhio la sua finestra, sebbene per un innocente interesse sentimentale. Era meglio che lei avesse quella spiegazione della luce accesa a tarda ora. E che la favola del fantasma la sviasse dalla voglia di indagare. Sperando che, invece, non la lanciasse al massimo.

[Continua]


Pubblicato su Uqbar Love, N. 156 (29 ottobre 2015), p. 16.

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