mercoledì 21 gennaio 2015

Il sottile inganno - 2

“Chi pensa di essere buono e compassionevole non possiede nessuna di queste qualità. Il fatto che voi non siate più cosciente di questi sentimenti dimostra quanto profondamente essi siano radicati in voi.
            Vi sono molte persone che passano la vita ad aiutare i bisognosi e a sostenere quei movimenti che si propongono il miglioramento della società. Questo fatto non dovrebbe essere disconosciuto. Ma la loro ansia radicale, causata dalla falsa opinione di sé e dell’universo, non trova conforto e tormenta il loro cuore privandoli di una vita ricca e felice. Coloro che sostengono e si impegnano in tali attività di miglioramento sociale si considerano, consciamente o inconsciamente, moralmente superiori e perciò non si preoccupano di purificare la propria mente dall’avidità, dall’ira e dai pensieri sorti dall’illusione. Ma viene il momento in cui, spossati dalla loro incessante attività, non possono più nascondere a se stessi la loro ansia nei riguardi della vita e della morte. Allora cominciano a chiedersi seriamente perché la vita ha perso significato e interesse. E per la prima volta si domandano se invece di darsi da fare per salvare gli altri, non debbano in primo luogo salvare se stessi.” 


Da: Philip Kapleau, I tre pilastri dello Zen, (“Civiltà dell’Oriente”), Roma 1981, Ubaldini Editore, p. 151.

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