giovedì 15 gennaio 2015

Fantasmi


Ritualità. Attaccamento alle radici, ai luoghi simbolici, alle date significative. Memoria. Identità. Romanticismo –o vampirismo. Immortale odio o immortale amore. Eterna fissità che è, allo stesso tempo, una fragilità fatale. Chiunque sia vagamente appassionato di romanzi gotici sa che queste sono le caratteristiche di base dei fantasmi.
            La loro esistenza fa parte dell’economia dell’universo. Tutto è impermanente. I fantasmi sono i travolti dall’impermanenza. Per loro, i vivi sono stronzi, perché, nella loro foga e nel loro moto inarrestabile, travolgono tutto quello di cui gli spettri hanno bisogno.
            La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere (Cccp).
I fantasmi esistono. Non possono fare a meno di esistere. Se ne rendono conto con costernazione e sorpresa, ogni giorno della loro perpetua notte. Si alzano dai propri letti, per combattere –anche loro – contro una morte: l’oblio, la perdita di identità, l’omologazione. Non vogliono diventare anime perdute.
Esporli al sole del pragmatismo o della razionalità equivale a ucciderli –e lo sanno. ANAΓΚΗ, scriverebbe Frollo.
            Alcuni di loro sono angeli, per i vivi che non sanno (o non amano) vivere. Altri diventano feroci, infestano, dissanguano e divorano. Tutti fanno rabbia disprezzo invidia riso paura meraviglia schifo

Nella luce accecante

Della loro realtà.


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