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Piccolo testamento

Una prosa liscia, che conferisce l’apparenza della quotidianità. Il lettore entra, quasi di nascosto, in un appartamento in ristrutturazione, durante una notte che è come tante altre –se non per il fatto d’essere insonne.

L’afa, le ombre, il senso di non-finito restituiscono un fantasma. Questo “sogno d’una notte di mezza estate” è l’eredità con cui il protagonista fa i conti.



            Gabriele Dadati si nasconde il volto, sul risvolto di copertina. Quasi un’ironica allusione all’autobiografismo del racconto, appena velato. Anche il protagonista, come l’autore Dadati, è uno scrittore giovane, appena uscito dal nido ed intento ad organizzare la propria vita adulta. Il “suo” fantasma apre la narrazione, sdipanando un’esistenza che prende concretezza a partire da esso.

            “È dall’urlo dei morti che uno scrittore dovrebbe soprattutto guardarsi”. Ma è impossibile, se i morti non sono stati seppelliti. Vittorio, critico letterario e maestro del giovane, non si è lasciato superare dall’allievo. È stato stroncato da un tumore prima che il protagonista potesse camminare senza di lui. Sicché è rimasto fra le ombre dell’appartamento, un philosophe capace di guardare in silenzio il muro della morte. Il suo ricordo trascina con sé i mesi della malattia, ma anche il primo incontro, i momenti di familiarità ed apprendistato, perfino episodi stralunati (come dimenticare le due boccaccesche irlandesi?).


            Più inaccettabile, per il giovane, è il fantasma di Marta. Perché lei è viva, ma lontano da lui. Una perdita non immeritata. “Sono stato io a ingombrare il nostro rapporto con la mia stanchezza, con il mio collo piegato di lato perché lo sguardo potesse essere rivolto altrove. […] Ero sicuro di amarla, lei probabilmente continuava ad amare me, ma non potevamo più stare insieme.”

            Il Piccolo testamento espone ciò che resta dopo che il cuore è morto. L’eredità è corpo e voce, grazie a cui lo scrittore può dir di “vivere”. Una storia lucida, senza concessioni al feuilleton. Solo ombre, carne ed un monologo finito sulla carta, perché rivolto a nessuno.




Gabriele Dadati, Piccolo testamento, (“Rimmel - narrativa italiana”), Milano, 2011, Laurana Editore.

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  1. Notizia dell'ultima ora: "Piccolo testamento" candidato al Premio Strega, col sostegno di Gherardo Colombo e di Romano Montroni.

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