lunedì 5 marzo 2012

I segni dei tempi: intervista con la dott.ssa Canidia Sagani


I SEGNI DEI TEMPI: INTERVISTA CON LA DOTT. SSA CANIDIA SAGANI

di Severo Malerba



Viviamo in tempi di miseria morale ed intellettuale, un’età buia in cui imperversano le casalinghe di Voghera, i social network ed i sofficini con prosciutto e formaggio. In questo quadro di devastazione e crisi, sono tanto più lodevoli gli spiriti che sanno elevarsi. Per questo, Radical Fig ha intervistato una personalità straordinaria, modello di donna per i tempi nuovi: la dott.ssa Canidia Sagani. Si è laureata in Storia estemporanea presso la Colendissima Università di Culagna, ove ora è ricercatrice. Ha conseguito un master in “Post Low Cost” ed ha scritto saggi di finissimo spirito, quali I frutti del tempo delle mele e Sopravvivere a YouTube.





Dottoressa, cominciamo da una tematica che Le è sicuramente cara. Si può parlare di emancipazione femminile in Italia?

La donna italiana è oppressa tuttora da ogni genere di fardello. È compito suo (per esempio) controllare che il marito non beva troppo, si metta la maglietta della salute e rientri ad orari accettabili, la sera. Soprattutto, non è ancora riuscita ad ottenere dall’uomo che sappia fare una spesa decente, seguendo correttamente la lista che lei gli prepara. Ciò ci fa capire come la condizione femminile, in Italia, abbia ancora molta strada da fare sulla via dei diritti.



Dalle donne ai giovani: cosa ne dice?

Guardi, salvo lodevoli eccezioni come mio figlio, stiamo vivendo un’emergenza educativa nazionale. Le nostre nuove generazioni non leggono Radical Fig, vanno in discoteca anziché ai comizi e preferiscono Avatar a La corazzata Potëmkin. Io l’ho  visto: è una perla del cinema, che tocca il cuore e regala emozioni edificanti. Mi ha davvero appassionato.



Tuttavia, molti ragazzi s’impegnano negli studi universitari e, tutti gli anni, gli istituti d’eccellenza ne selezionano decine…

Università ed istituti d’eccellenza sono minati alla base da Sanremo e dalla Massoneria. Sono luoghi, poi, di perversione e dissolutezza. Il tutto passa sotto silenzio, per il regime d’omertà che vige. Sa cosa si recita, in certi collegi universitari? Me l’ha detto mio figlio, che non racconta mai bugie: “Gridava distesa:/ ‘L’ho presa, l’ho presa!’ ”



Guardi, dottoressa, che sono solo le parole della Vispa Teresa, una filastrocca per bambini…

La Sua obiezione non sta in piedi: prima di tutto, la vispa Teresa non avrebbe motivo di gridare distesa; poi, l’autore è avvolto nell’ombra. Chi mai nasconderebbe la propria identità, se non fosse invischiato in trame losche? Anche La vispa Teresa esprime la corruzione dell’Italia.



Che messaggio vuole lasciare, allora, al nostro travagliato Paese?

Invito gli italiani a leggere il mio ultimo libro: La terra dei cachi. Perché l’Italia somigli a questi frutti. A soli trenta euro, vi aprirà gli occhi sui problemi dei nostri tempi. L’ho dedicato a mio figlio, che porrei ad esempio di educazione ed istruzione per tutti.




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