giovedì 1 febbraio 2018

La questione migranti tra paure e responsabilità

Le migrazioni di massa e la loro gestione: un argomento assai concreto e quotidiano. Per questo, non sarebbe potuto passare in silenzio l’invito del Comitato Senza Confini: partecipare al dibattito “Migranti: l’invasione che non c’è”. Esso si è tenuto al Teatro Civico “M. Bortolozzi” di Manerbio, il 5 dicembre 2017. 
migranti l'invasione che non c'è
Laura Alghisi, Claudio Taccioli, Giorgio Cremaschi
e don Fabio Corazzina al Teatro Civico "M. Bortolozzi"
di Manerbio (BS)
            Il dibattito era introdotto da Laura Alghisi, sindaca di Verolavecchia. Partecipavano: Giorgio Cremaschi, esponente della Piattaforma Sociale Eurostop; Claudio Taccioli, del Comitato Senza Confini; don Fabio Corazzina, parroco di S. Maria in Silva ed ex-Coordinatore di Pax Christi.
            Taccioli ha spiegato che il Comitato si è costituito di recente, davanti agli sfratti di inquilini rimasti disoccupati e alla condizione dei senzatetto. Quanto alla retorica dell’ “aiutiamoli a casa loro”, Taccioli ha menzionato casi d’investimenti italiani in altri continenti, finiti al centro di polemiche: la diga Gibe III nella Valle dell’Omo, in Etiopia, che metterebbe in crisi un sistema agropastorale basato sulle piene del fiume e sulla pesca; la centrale elettrica a carbone a  Pljevlja, in Montenegro, contestata come inquinanti; l’allevamento di bestiame in Patagonia, a prezzo dell’allontanamento dei locali Mapuche. Insomma: “aiuti” che sarebbero finanche controproducenti. Il Comitato da lui rappresentato si occupa sia di costruire simili atti d’accusa, sia di fermare gli sfratti in Italia.
            Cremaschi ha individuato una causa delle condizioni di sfruttamento proprio nella perdita del permesso di soggiorno, prevista qualora non si accetti un posto di lavoro. In questo senso, è vero che “gli immigrati accettano le condizioni di lavoro peggiori”, come si suol dire quando li si presenta come concorrenti degli italiani nel trovare un impiego. La diffusione di simili concetti è stata ricondotta da Cremaschi a una strategia propagandistica di “divide et impera”: nutrire il rancore tra lavoratori sfruttati, perché non possano fare fronte comune contro gli sfruttatori.
Kemi Seba, un attivista citato da Cremaschi, ha bruciato in pubblico alcuni Franchi CFA, una moneta in corso nelle ex-colonie francesi e accusata da Seba di penalizzare l’economia locale. Per questo, è stato arrestato. Il problema da lui sottolineato è un esempio di come la distruzione delle condizioni economiche parta da cause remote (valore della moneta, retaggi di colonialismo, interessi privati).
            Don Fabio, essendo un religioso, ha aggiunto osservazioni d’altro carattere: la famosa “perdita delle radici religiose”, spesso attribuita all’arrivo di immigrati islamici. Ha sottolineato come, in merito, egli trovi assai più influente la difficoltà di “santificare le feste”, quando viene richiesto di lavorare in giorni festivi; o il blocco psicologico che impedisce di pregare sui luoghi di lavoro. Alla facilità del trovare capri espiatori, o del consegnare la “risoluzione” in mano a indifferenza e metodi polizieschi, don Fabio ha contrapposto la necessità del dialogo.

            Da parte del pubblico, è emersa l’esigenza che l’accoglienza e il dialogo avvengano nel rispetto della disciplina e della comunità locale. Si è espressa anche la rabbia di una parrocchiana verso alcuni arcipreti, disposti a spendere per la bellezza della liturgia, ma non per le opere di soccorso sociale (ignorando il parere dei fedeli). Un presente ha sottolineato la situazione per cui le persone bloccate nei centri di accoglienza o in condizioni di indigenza sarebbero “costrette” a delinquere. La parola d’ordine del dibattito è stata: “rancore”. Non solo la povertà va aumentando, ma anche il desiderio di “far sparire” (fisicamente) coloro che non possono più generare profitto. 

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