lunedì 26 febbraio 2018

27 gennaio: la Memoria in mostra

biblioteca manerbio giornata della memoria
Una pagina da "Lager", inserto di "Triangolo Rosso"
(mensile dell'ANED), 1985.
Presso la Biblioteca Civica, dal 27 gennaio al 27 febbraio 2018, è stata installata una mostra dedicata alla Giornata della Memoria. Uno dei pannelli ricordava l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali (1938-2018). Una scatola in legno, aperta, riportava invece il logo dell’A.N.P.I. Manerbio - Sezione “Giuseppe Bassani”. All’interno del coperchio, era riportata un’espressione di Liliana Segre (Milano, 1930), testimone dell’Olocausto e senatrice a vita dal 19 gennaio 2018: quella che definisce i giovani “candele della memoria”. Il contenuto della scatola erano (appunto) lumini colorati, a cui erano legate note biografiche o citazioni documentarie su cartoncino.    
La parte più consistente della mostra era costituita da ingrandimenti delle pagine di “Lager”: supplemento a un numero di “Triangolo Rosso”, mensile dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati politici nei campi di sterminio nazisti). Il titolo della testata allude, appunto, al triangolo rosso con sigla relativa alla nazionalità, che contrassegnava i prigionieri politici.
L’inserto ripercorreva le tappe della storia dei lager. Il 1935 vide il riarmo della Germania e le leggi razziali di Norimberga. Gli ebrei furono pubblicamente indicati come nemici e l’antisemitismo fu insegnato persino nelle scuole, come mostravano le lavagne fotografate. Nel 1936, l’esercito tedesco entrò in Renania, violandone lo status smilitarizzato stabilito dal Trattato di Versailles e dal Patto di Locarno. Nello stesso anno, terminò la guerra fascista contro l’Etiopia e fu proclamato l’Impero italiano. A Sachsenhausen, campo principale di Berlino, i sorveglianti detti “Kapos” (scelti fra “delinquenti comuni” e “asociali”) infierivano sugli altri prigionieri, per “meritarsi” privilegi: così affermava il pannello dedicato al 1936. Un altro citava i concetti di “spazio vitale” e “soluzione finale”. Il primo è la traduzione di “Lebensraum”: termine passato dalla fito-zoogeografia alla geopolitica, per giustificare l’espansione della Germania verso est e le aspirazioni territoriali italiane. La “soluzione finale” si riferiva alla sistematica deportazione (poi sistematico sterminio) dei cittadini ebrei.
Le fotografie riportavano i suicidi degli internati contro i reticolati percorsi dall’alta tensione, un disegno infantile che riproduceva impiccagioni di prigionieri e un’orchestrina che accompagnava un condannato a morte. Altre ritraevano i deportati che scendevano dai convogli e una famiglia divisa dalla selezione: quella che decideva chi inviare ai “Kommandos” (unità di lavoro forzato) e chi alle camere a gas. Questi ultimi, perlopiù, erano anziani, donne e bambini.
stendardi della memoria luciano baiguera
Uno degli "Stendardi della Memoria"
di Luciano Baiguera
(Manerbio, BS)
Il pannello dedicato al 1944-45 insisteva sul terribile inverno: fame ed epidemie mietevano vittime nei lager; le SS infierivano sui prigionieri, per figurare come “combattenti di prima linea” ed evitare così il fronte. La popolazione tedesca subiva i bombardamenti a tappeto, mentre anche anziani e ragazzi erano inviati a combattere. Tutto questo per arrivare al fatidico 27 gennaio 1945: giorno in cui l’Armata Rossa giunse ad Auschwitz.
            Nel cortile della biblioteca, era esposto anche uno degli “Stendardi della Memoria” realizzati da Luciano Baiguera. Gli altri si trovavano sulla facciata del palazzo comunale, presso il Politeama e nella stazione. Essi riportavano i distintivi che distinguevano le categorie di internati: ebrei (stella a sei punte o triangolo giallo), prigionieri politici (vedasi sopra), zingari (triangolo marrone), “asociali” (triangolo nero), testimoni di Geova (triangolo viola), omosessuali maschi (triangolo rosa; le donne lesbiche erano invece classificate fra gli “asociali”), apolidi (triangolo blu), delinquenti comuni (triangolo verde). Cerchi concentrici contrassegnavano invece coloro che erano considerati “pericolosi” (erano bersagli per le SS, insomma).

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