martedì 27 febbraio 2018

Il Giorno del Ricordo: immagini dagli abissi

foibe cesare mor stabilini
Da: "Le foibe: immagini di un dramma"
di Cesare Mor Stabilini
(Manerbio, BS)
Il Giorno del Ricordo ricorre il 10 febbraio, data in cui (nel 1947) i trattati di Parigi assegnarono alla Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia. Lo scopo, appunto, è ricordare quanto avvenne nel secondo dopoguerra in Istria, in Dalmazia e a Fiume: aree contese tra Italia e Jugoslavia e teatri di quella pulizia etnica associata alle foibe. Queste sono profonde cavità naturali tipiche dell’Istria. Esse furono impiegate per far scomparire i cadaveri dei caduti negli scontri fra nazifascisti e partigiani; ma anche per precipitarvi le vittime delle violenze scatenate fra 8 settembre 1943 e primavera del 1945, a opera del movimento di liberazione sloveno e croato e del nuovo Stato iugoslavo creato da Tito (Kumrovec, 1892 - Lubiana, 1980). Gli “infoibati” erano oppositori politici, ma anche e soprattutto italiani residenti in loco. L’obiettivo fascista di estendere l’influenza italiana nei Balcani aveva infatti portato, prima della Seconda Guerra Mondiale, a un’italianizzazione forzata e a persecuzioni antislave nella Venezia Giulia. Le violenze degli anni ’40 furono dunque, in parte, reazioni a quanto avvenuto in precedenza. Ma furono dettate anche da antagonismo di classe e nazionalismo. Durante il secondo conflitto mondiale, la Divisione Garibaldi e la Divisione Italia, formazioni partigiane costituite da ex-militari italiani, avevano combattuto a fianco dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia contro i nazifascisti. Le contese territoriali e le tensioni etniche del dopoguerra fecero però entrare in crisi questa collaborazione.
Le foibe non furono l’unica e principale destinazione dei cosiddetti “nemici del popolo”. Hanno però assunto un significato simbolico per la particolare crudezza di questa modalità di esecuzione: gettare nelle fosse vittime ancora vive. Il numero esatto degli infoibati è incerto; tra 4000 e 5000 è la stima più attendibile. 
            A Manerbio, dopo la mostra fotografica dedicata alla Giornata della Memoria, l’I.I.S. “B. Pascal” ne ha organizzata una per il Giorno del Ricordo (5-9 febbraio 2018). S’intitolava: “Tra passato e presente - Le foibe: immagini di un dramma”. L’interpretazione fotografica era a cura di Cesare Mor Stabilini, come era stato per la precedente mostra. Le immagini presenti erano infatti il frutto di un suo lavoro sul campo e della collaborazione con l’Archivio Musei Provinciali di Gorizia. I testi che le accompagnavano erano opera di Alessandra Martina e Giuseppe Barbieri.
            Le foto rappresentavano le manifestazioni per l’ammissione di Gorizia all’Italia (1946), i partigiani del IX Corpus (unità del suddetto Esercito Popolare) diretti a Gorizia nel 1945, i manifestanti che festeggiano questi ultimi, il ritorno delle truppe italiane a Gorizia nel 1947, carte geografiche, scavi nelle foibe e i resti rinvenuti in esse. Oltre a ciò, c’erano foto di lastre funerarie, di manifesti di denuncia ed esequie di Carabinieri nel cimitero di Mossa (GO). Non poteva mancare Norma Cossetto (1920-1943), la studentessa istriana ricordata come simbolo delle violenze superflue e indiscriminate che si svilupparono all’epoca.
Date le cospicue differenze in termini di cause e di numeri, l’Olocausto e le foibe non possono essere accostati con leggerezza. Hanno però punti in comune. Uno è il carattere massiccio delle persecuzioni, che finirono per prescindere dalla responsabilità personale o politica delle vittime. L’altro è il negazionismo che le accompagnò. Accostare la Giornata della Memoria al Giorno del Ricordo significa dunque rifiutare il giustificazionismo della violenza politica ed etnica.


Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 129 (febbraio 2018), p. 14.

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