mercoledì 28 febbraio 2018

Il maiale: dall’iconografia dei santi al design industriale

Del maiale non si butta via nulla. Anche a livello estetico. La devozione popolare lo vuole persino nell’alto dei cieli, al fianco di S. Antonio abate. Esso ricorda il grasso suino col quale si fabbricavano i medicamenti contro l’ergotismo e l’Herpes zoster: il “fuoco di Sant’Antonio”, appunto. Nel IX sec., le reliquie di S. Antonio furono traslate da Costantinopoli alla Motte-Saint-Didier, in Francia. Qui, dove già c’era un monastero benedettino, venne istituita una comunità laica che curasse i malati nel modo suddetto. Quella prima comunità laica si trasformò gradualmente nell'Ordine Ospedaliero dei canonici regolari di sant'Agostino di sant'Antonio Abate, o degli “Antoniani”, approvato nel 1095 da papa Urbano II e confermato nel 1218 da una bolla di Onorio III. Un privilegio accordato agli Antoniani fu quello di poter allevare maiali per uso proprio.
           
mario cantaboni eliopig
Uno dei maiali dipinti da Mario Cantaboni
per ELIOPIG.
Nell’era della produzione in serie, il porcello è diventato anche un nume tutelare del design industriale. Perciò, il Comune di Manerbio, in collaborazione con il Comitato S. Antonio, ha festeggiato il 17 gennaio 2018 inaugurando “Pigs in Exibition. Mostra dedicata al maiale”. Essa era ospitata dal salone di rappresentanza del municipio ed è rimasta aperta fino al 24 gennaio. La maggior parte dei pezzi esposti provenivano da una collezione privata. Tre dipinti realizzati da Mario Cantaboni su modelli di maiale in vetroresina erano presenti per concessione della ditta ELIOPIG. Una di esse mostrava una cerniera che si apriva sulla schiena dell’animale, per mostrare i vari prodotti del banco salumeria. Un’altra trasformava l’organismo suino in un ingranaggio industriale. La terza era coperta da decorazioni a fantasia.
            Le rosee rotondità hanno ispirato molti giocattoli: peluche, pupazzetti in plastica, figurine… Alcuni rappresentavano Pimpi, amico di Winnie the Pooh. Altri maialini erano vestiti da cuochi: dopotutto, si sa che s’intendono di pranzi abbondanti… In forma di porcellini, erano modellate anche presine e calamite da frigorifero. Alcune riportavano motti autoironici: “Non sono grasso, sono solo meno alto”. Poi, piatti dipinti, tazze, saliere, zuccheriere, portauova, adesivi, tovagliette, pacchetti di fazzoletti di carta… Persino bicchieri graduati, che indicavano le dosi di alcolici indicate per le “Ladies”, i “Gentlemen” e… i maiali.
Tra i soprammobili, si facevano notare innumerevoli miniature, un porcellino in vimini e quelli in vetro soffiato (persino di Murano). Naturalmente, non mancavano i celebri salvadanai. Di bidimensionale, c’erano una locandina della “Sagra del Maiale” e un disegno dedicato. Alcune miniature rappresentavano scrofe con la cucciolata, o una famiglia suina in un verde recinto. Le coppie di porcellini in motocicletta erano invece accompagnate… a messaggi d’amore.
            Proprio d’amore ha parlato il bibliotecario Giambattista Marchioni, leggendo una fiaba ai bambini in visita. Il maiale, infatti, era presente anche come eroe letterario: dai classici “Tre porcellini” ai libri cartonati per i più piccoli. Attorno alla biblioteca suina, erano presenti portapenne e segnalibri.
            Una delle storie era “Leo e Albertina”. Il maialino Leo è perdutamente innamorato della gallinella Albertina: ma come farsi notare da lei? Il gallo suggerisce di cantare, il coniglio di danzare, il toro di dar prova di forza… Tutto invano. Finché Leo non scopre ciò che c’è in lui di davvero speciale: la giocondità e la capacità di accettarsi con ironia.
            Ecco, forse, il motivo per cui il maiale piace tanto - non solo a tavola.


Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 129 (febbraio 2018), p. 17.

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