venerdì 9 dicembre 2016

Fiumi e montagne di musica

Il Concerto di Santa Cecilia 2016 si è tenuto il 26 novembre, al Politeama di Manerbio. Il tema era “Rivers and Mountains”, “Fiumi e montagne”. A questo filo conduttore, ne è stato aggiunto un altro: quello di due lutti recenti. Il concerto, perciò, è stato dedicato alla memoria di Lorenzo Gazzoldi, storica tromba della Civica Associazione Musicale “S. Cecilia”, e a Pedro Almeida Carvalho, dipendente comunale conosciuto e benvoluto. La direzione, naturalmente, è spettata al nuovo maestro, Giulio Piccinelli. La presentazione dei brani era a cura di Renato Krug.
            I fiumi e le montagne della serata erano gli elementi naturali più ispiratori per i musicisti, ma anche - come recitava il programma di sala - gli alti e bassi della vita. Non poteva mancare un pensiero al Mella.

            Il primo brano era esplosivo in ogni senso: “Vesuvius” di Frank Ticheli (Monroe, Louisiana, USA, 1958). Avrebbe dovuto descrivere un baccanale, ma la distruzione di Pompei ed Ercolano corrispondeva maggiormente al quadro di grandiosa energia che interessava al compositore. Più pacato e solenne era “Yosemite Autumn” di Mark Camphouse (Oak Park, Illinois, USA, 1954), dedicato - appunto - all’autunno nel parco nazionale di Yosemite. Data la nazionalità dei compositori, la prima parte del concerto si è conclusa con un accenno alla letteratura statunitense: la “Tom Sawyer Suite” di Franco Cesarini (Bellinzona, Ticino, 1961) descriveva quattro personaggi e il lieto fine de “Le avventure di Tom Sawyer” (1876) di Mark Twain (Florida, 1835 – Redding,  1910). La storia dell’allegro monello Tom, del resto, è legata a doppio filo con le campagne e il paesaggio naturale.
            Dopo le montagne, è arrivato un fiume. “Shenandoah”, sempre di Ticheli, descrive infatti un corso d’acqua noto ancora col nome datogli dai nativi americani; la sua valle fungeva da pista migratoria per le tribù nomadi. Firmate da Johan de Meij (Voorburg, 1953) erano le “Songs from the Catskills”, dedicate a una catena montuosa. Steven Reineke (Tipp City, Ohio, USA, 1970), fra i compositori citati, è stato quello più audace: il suo “Into the Raging River” rievoca un’esperienza di discesa in gommone su un fiume in piena. Al pubblico, più amante della salute, è bastato riviverla in musica - non meno maestosa o irruente di un elemento naturale.


Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 115 (dicembre 2016), p. 26.

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