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Dellino Farmer: rap a chilometro zero

Andrea Dellino è noto come Dellino Farmer, il nome che l’ha reso famoso quale cantautore. “Farmer” (in inglese, “contadino”) è il lascito di un gruppo da lui fondato, gli Italian Farmer, che non sale sui palchi dal 2012. Dellino ha proseguito da solista; nel 2012, è uscito il CD “Trènta piò”, inciso insieme a Piergiorgio Cinelli, fratello del famoso Charlie. Nonostante siano trascorsi quattro anni, il disco continua a essere comprato e ascoltato: un successo da non disprezzare, per due artisti di provincia e in un periodo di calo delle vendite. 
            Dellino ha trentatré anni ed è nativo di Manerbio. Lavora spesso a Sirmione, dove gli alberghi che circondano le terme organizzano servizi d’intrattenimento.
L’idea del suo peculiare “rap en dialèt” gli venne circa dieci anni fa, durante un viaggio in Puglia. Là partecipò a festival musicali, dove notò l’ampia presenza di testi dialettali. Anche lui volle sperimentare; cominciò così a unire il vernacolo ai suoi generi preferiti, la cosiddetta “musica black” e il reggae.
           
I suoi spettacoli, anche quelli con Piergiorgio Cinelli, seguono una scaletta piuttosto fissa. Sono sempre presenti brani “classici”, quali “P.O.T.A.” (2010), “A Oflàga” (2012), “Trènta piò” (2012), “Sènsa vi” (2013), “Come i panda” (2014), “FES” (2015). Quando il pubblico si mostra disponibile, Dellino non sdegna improvvisazioni. “Sènsa vi”, per esempio, è accompagnabile con “visioni mistiche in stile Fantozzi”, date le sue vaghe risonanze con le evangeliche nozze di Cana. Al “Fés Oflaga Raduno” del 9 settembre 2016, l’improvvisazione ha visto anche l’arrivo di una “Miss Offlaga 2016” decisamente improbabile (per via della pancia prominente e dei baffi).
            La compresenza di Dellino e di Piergiorgio su un palco riesce a unire due pubblici piuttosto diversi: quello movimentato dei giovani che seguono il rapper e quello più anziano e pacato che ascolta Cinelli.
            «Sarebbe giusto conoscere il proprio dialetto, anche senza parlarlo» sostiene Farmer. «Fa parte delle proprie radici». Questo forte senso della terra e delle origini è un fatto biografico. La famiglia di Dellino è manerbiese da generazioni. Anche i suoi studi di agraria hanno contribuito a fargli conoscere e apprezzare la “pasta” di cui è fatta la sua terra. Davanti alle fotografie della “Manerbio di una volta”, ha la sensazione d’aver vissuto di persona quelle scene, forse per via dei racconti dei nonni. Naturalmente, non è un “provincialotto”. Ha compiuto gli studi universitari a Milano, di cui ricorda scorci incantevoli e semisconosciuti del centro storico. Ha vissuto a Malaga, in Spagna; ha avuto frequentazioni a Brescia. Tuttavia, si reputa fortunato per il fatto di vivere a Manerbio, con cui ha un rapporto anche affettivo. «In provincia di Brescia, ci sono paesini, rocche, tante bellezze poco conosciute. C’è una storia secolare invidiabile» commenta Dellino. Si augura anche che le scuole accompagnino i bambini nelle campagne, affinché “prendano coscienza del proprio territorio”. Il suo CD del 2014 s’intitola “Biorap”, proprio per sottolineare il legame della sua arte con la vita. Si considera “un rapper a chilometro zero”, perché - pur in un genere musicale di origini estere - cerca di restare “coi piedi per terra” e di ispirarsi alla propria quotidianità, senza scopiazzare i modelli statunitensi.
            Nel mese di settembre, è cominciato uno dei suoi tour con Piergiorgio Cinelli: “FurminTour” o “Riciàpet Tour”, a seconda della prospettiva di un artista o dell’altro. “Riciàpet” è l’ultimo CD di Dellino. Si prevede l’uscita di un suo secondo volume.
            Nel complesso, Farmer considera positivo il bilancio della propria carriera. Essa conta anche un paio di brani per la compilation “Street Art” della serie “Hit Mania” (2014), a cura del Piotta. Il rapper è stato ospite a Radio24, con Pino Insegno, il 24 aprile 2016. Ma quel che più conta è l’aver indicato un modo di vivere la globalizzazione a misura d’uomo - e “coi piedi per terra”.


Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 113, ottobre 2016, p. 6.

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