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La terza Bolgia

“…ecco come si presenta questa importante terza Bolgia.
La luce è di un rosso-sanguigno, molto oscuro. Al centro dei lastroni pare sangue rappreso; ai bordi, sangue mal lavato con acqua. 

            Nelle due facce del Modello Bifronte c’è un sorriso. E può ben sorridere, e doppiamente, magari fregarsi le mani, il nostro Sicario, mandato lì dai Padroni a massacrare: il massacro non poteva essere più completo. (E il lettore mi perdoni se mi ‘lascio andare’ a registri non propriamente controllati, rivivendo, come rivivo, il ‘monologo interiore’ dei due Dei, risuonante in un Carlo, assente per trauma.)
            Al lato sinistro della strada, dove il colore è quello del sangue slavato, giovani e ragazzi parlano animatamente (ma, nella Bolgia seguente, vedremo di che razza di linguaggio si tratta). ‘Animatamente’ non è tuttavia l’avverbio giusto: avverbio che del resto non esiste. La discussione è infatti per metà affabile-mondana, con ghigno sprezzante stampato e stereotipo nei visi prosaici: quasi che l’oggetto di tale discussione e i suoi argomenti fossero prestabiliti e già pacifici, secondo un accordo profondo che lega coloro che stanno così parlando e coloro che vogliono che così essi parlino. Insomma c’è l’aria dell’intesa, con l’aria di un livido, e un po’ molliccio disprezzo per chi eventualmente quell’intesa non l’accetti, oppure abbia la disgrazia di non essere all’altezza sociale e intellettuale di accettarla, restandone escluso. Nel tempo stesso, però, tale discussione è ‘rabbiosa’ (non ‘animata’, il che presupporrebbe una certa - intollerabile - ingenuità). La ‘rabbia’ - non c’è dubbio - non è dovuta a ingenuità, ma a certezza. Chi la manifesta sembra investito da un dovere, liberamente assunto: e nell’esprimerlo egli investe tutta la volgarità ch’egli avrebbe investito nel fare, per esempio, dichiarazioni fasciste. Il fatto che le sue dichiarazioni siano completamente rovesciate rispetto al fascismo, non fa che aumentare la sua certezza, cioè la sua volgarità.
            Tuttavia, nel suo insieme, la discussione che si svolge lungo quel marciapiede è perfettamente ‘comme il le faut’: le idee sono tutte quelle che si devono avere per essere moderni e avanzati; un po’ di nausea e quasi di noia non guasta, nei visi, per nascondere il compiacimento di tanto progressismo e tanta modernità. La lezione è stata imparata bene, non c’è che dire. È di questo che sorride una delle due facce dell’Idolo Bifronte messo lì dal lontano Potere.”

PIER PAOLO PASOLINI
(Da Petrolio, 1992 - postumo)


Edizione speciale per il «Corriere della Sera, 2015, vol. 10, pp. 385-386.

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