giovedì 25 febbraio 2016

Arriva il seguito de "La vergine di ferro": "La nipote del diavolo"

Se non avete ancora letto La vergine di ferro, vi dissuado dall'imbarcarvi in questa nuova serie. Se l'avete letto (e amato), invece, è il vostro momento. Le vicende di Nilde Ario hanno lasciato molti punti di domanda. Ne La nipote del diavolo, essi troveranno risposta. E chissà...
Intanto, cominciamo proprio dai Fili pendenti.


Parte I: Fili pendenti



1.

Il ragazzo appoggiò la schiena a quella colonna dal fusto liscio e si lasciò lambire dall’ombra. Guardò l’orologio da polso. Non sarebbe mancato molto alla fine delle lezioni mattutine. Fissò il vano delle scalinate e le bacheche di sughero, sature di offerte di stanze in affitto e di locandine sgargianti. Inghiottì un leggero senso di tensione. 

            Finalmente, le vecchissime porte in legno delle aule cominciarono a schiudersi. Ragazze con sciarpette colorate al collo, ragazzi in jeans, figurini in camicia o in sobrie gonne a tubino riempirono il chiostro della facoltà di Lettere, senza far caso a quel giovanotto mingherlino, coi capelli color sabbia e occhi verdi che frugavano nel brulichio.
            Una ragazza dal vaporoso abito bianco si avviava verso l’uscita che dava su Strada Nuova, ticchettando rapidamente sui sandali. L’osservatore si riscosse.
«Ciao, Isabella!»
            Lei si voltò. Un sussulto la percorse.
I suoi capelli biondi erano raccolti in giri di trecce sulla nuca, con un gusto volutamente antiquato. Le sue guance, lattee e rotonde, erano sormontate da occhi celesti che lunghe ciglia ombreggiavano mollemente. In quel momento, però, il suo sguardo era irrigidito in un improvviso imbarazzo.
            «Ciao, Raniero…»
Lui sorrise e si staccò dalla colonna. Il suo volto, smunto e lentigginoso, fu per un tratto trasfigurato da una gioia intima.
«Non ti ho più visto ai corsi della Lotus…»
«Ah, già…» nicchiò Isabella, arrossendo e sudando freddo. «Ho… ho dovuto interrompere. Sai… troppe lezioni all’università… impegni imprevisti…»
«Mi dispiace… Eri diventata così brava negli esercizi di memoria…» ribatté lui, con un’ombra di rammarico genuino.
La ragazza fece spallucce: «Pazienza… Dai, ci vedremo un’altra volta. Buona giornata!»
Raniero la guardò allontanarsi in un guizzo. Dietro le ciglia, un vago velo di melancolia lo sorprese.

[Continua]


Pubblicato su Uqbar Love, N. 172 (25 febbraio 2016), p. 9.

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