mercoledì 3 febbraio 2016

Due donne intorno al cor mi son venute…

È abbastanza ovvio che, smaltendo i postumi del Family Day, vengano in mente loro due: Costanza Miriano e Giorgia Meloni. Non abbisognerebbero di presentazioni, ma la mia deformazione professionale didascalica mi impone di scrivere qualche riga per ciascuna:
Costanza Miriano
1.      Costanza Miriano: nata a Perugia il 26 ottobre 1970. Giornalista, scrittrice e blogger italiana. Laureata in Lettere classiche, per quindici anni ha lavorato per il Tg3; ora, si occupa di tematiche religiose su Rai Vaticano e collabora con Avvenire, Il Timone, Credere e Il Foglio. È famosa soprattutto per due libri con titoli che parafrasano versetti paolini, Sposati e sii sottomessa (2011) e Sposala e muori per lei (2012). Sul suo blog, la pagina intitolata “La sottomissione” esordisce così: “Allora chiariamo subito una cosa. Ognuno deve fare la sua parte. C’è chi predica e chi razzola. Io mi candido per la parte della predicatrice, che razzolare bene è troppo faticoso.” 
2.      Giorgia Meloni: nata a Roma il 15 gennaio 1977. È una politica italiana. Cito papale papale (è il caso di dirlo) da Wikipedia: “È stata Ministro per la gioventù nel quarto governo Berlusconi e presidente della Giovane Italia. Non condividendo il supporto dato dal Popolo della Libertà al Governo Monti, fonda Fratelli d'Italia insieme a Guido Crosetto e Ignazio La Russa. L'8 marzo 2014 è stata eletta presidente del partito. Il 4 novembre 2015 fonda il movimento Terra Nostra - Italiani con Giorgia Meloni." Giusto per non farsi mancare niente, come la Miriano, anche lei ha un blog.
Giorgia Meloni

Espletate le formalità, passiamo alla sostanza. Un dittico di dame odierne, peraltro non prive di rapporti anche personali fra loro, accomunate da un odio (verbale) verso tutto ciò che è modernità, individualismo, femminismo. La Miriano, in una nota foto, aderisce alla campagna “Women Against Feminism”, con queste parole: “Non ho bisogno del femminismo perché: 1) adoro gli uomini; 2) penso che le donne che chiedono gli stessi diritti degli uomini manchino di fantasia e ambizione; 3) so che nella benedetta, misteriosa distanza tra uomini e donne è nascosto il segreto di Dio; 4) non sono mai stata discriminata come donna (solo come madre).” E lo dice dopo aver ottenuto una laurea, una carriera e una visibilità mediatica vasta, esattamente come i suoi colleghi uomini. Sono lontani i tempi di Ortensia (I secolo a.C.), che dovette rinunciare alla professione forense perché “inadatta alla modestia che si addice alle matrone”. Discriminata non come donna… ma come madre sì. Come se essere madre non facesse parte dell’essere donna.
            Quanto alla buona Giorgia, ha appena annunciato una gravidanza extramatrimoniale in pieno Family Day, con buona pace del sacro vincolo e delle tradizioni. Non mi dilungherò, perché fin troppo è già stato detto su questa involontaria comicità tutta italiana. Mi limito a dire che colei che piange su un po’ di effimero sarcasmo via web non si è mai fatta problemi ad asserire, in tutta serietà, che intere categorie di suoi concittadini sono lobbisti che pretendono riforme costose, unicamente perché richiedono un riconoscimento chiaro e inoppugnabile dei propri nuclei domestici (qui e qui). E che tira in ballo pure la “difesa dei bambini”, come va di moda presso la destra odierna - che ne direbbero i bambini di Veronica Barsotti? La cortesia formale del linguaggio è tipicamente politica. Non manifesta alcun rispetto sostanziale e, nella sua ipocrisia, è più offensivo e pernicioso di qualunque post satirico. Perché, con tanto velluto e buone maniere, le affermazioni della Meloni suggeriscono agli elettori che buona parte dei loro concittadini non sono esseri umani con situazioni familiari e posizioni politiche motivate, bensì una minaccia sociale - e che lo sono per i più deboli. Suggerimento che, se non varrà qualche voto in più al di lei partito, è perfettamente efficace nel mettere nonni contro nipoti, genitori contro figli e amici contro amici. In altre parole, ad avvelenare parte dell’esistenza ai pesci piccoli come la sottoscritta.
            Mi fa piacere soltanto, signorina Meloni, che anche Lei si dimostri umana e con sentimenti. In ogni caso, però, non è vero che è stato offeso un feto. Il sarcasmo - se ciò La consola - è stato tutto per Lei. D’altronde, se può esibire tranquillamente una gravidanza fuori dal matrimonio, non è certo merito dei cultori delle tradizioni religiose, per le quali Lei sarebbe una pubblica peccatrice. A proposito della Sua rinomata coerenza, dove sono andate a finire le preoccupazioni per la “gravidanza mediatica” che Lei espose quando fu il turno di Gianna Nannini?
Per il resto, però, debbo dare torto al resto della comunità LGBT. Non vale la pena di lapidare o blandire queste gentildonne. Né ho partecipato più di tanto alla loro lapidazione. Perché, in loro, non vedo il Male. Vedo il Nulla.
            Il rapporto fra il loro stile di vita e le loro dichiarazioni è lo stesso che Pier Paolo Pasolini riscontrava nei giovani di estrema destra, nel 1974. Sarebbero stati davvero disposti ad accettare un ritorno all’Italia del ventennio? “L’Italia non consumistica, economa e eroica […]? L’Italia scomoda e rustica? L’Italia senza televisione e senza benessere? L’Italia senza motociclette e giubbotti di cuoio? L’Italia con le donne chiuse in casa e semi-velate? No: è evidente che anche il più fanatico dei fascisti considererebbe anacronistico rinunciare a tutte queste conquiste dello «sviluppo». Conquiste che vanificano, attraverso nient’altro che la loro letterale presenza - divenuta totale e totalizzante - ogni misticismo e ogni moralismo del fascismo tradizionale.” (Gli italiani non sono più quelli, «Corriere della Sera», 10 giugno 1974).
            Non è un caso se, alle accuse di incoerenza o anacronismo, le due madame così rispondano: “Quella di cui parlo io quindi non ha molto a che fare con la divisione dei compiti pratici. Anche una donna che lavora, e che lo fa ad alto livello, può essere sottomessa se ascolta il marito, lo rispetta, tiene in gran conto le sue opinioni e le mette prima delle proprie. Io invito le donne alla sottomissione, ma nel frattempo lavoro in un telegiornale nazionale, ho girato documentari a New York e corso maratone oltre Oceano. Insomma, ho fatto il militare a Cuneo.” (Costanza Miriano); “Ma io mica mi ispiro al Medioevo: dico che ciascuno ha diritto di unirsi liberamente, ma senza pretese assurde, pensando a se stessi e non al bene dei bambini” (Giorgia Meloni).

            Mentre dichiarano la propria contestazione verso i mutamenti socio-antropologici in corso -anzi, già avvenuti - si riconfermano perfettamente inserite nei costumi odierni. Ragazze moderne, figlie del femminismo: smettete di lapidare queste donne. Sono due di noi, anche meglio di noi. Sono talmente emancipate ed appagate da poter sputare tranquillamente sui processi storici che le hanno rese quel che sono. Possono andare in chiesa quando vogliono, sapendo che non devono indossare il velo, né farsi purificare dal prete dopo ogni parto, come ancora ricordano gli anziani contadini della mia terra. E sta bene anche che Renzi mandi mazzi di fiori alla Meloni, che la sua “dignità di gestante” sia difesa proprio da Monica Cirinnà e da Laura Boldrini. Perché dovrebbero farsi la guerra fra commensali? Sotto sotto, a chiunque piace che le italiane non siano più quelle. Anche a destra.

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