giovedì 18 febbraio 2016

Il Generale Inverno: storia, bufala, letteratura

Il 28 gennaio 2016, la Libera Università di Manerbio è giunta al termine dei corsi per questo mese. In accordo con il filo conduttore, il prof. Daniele Montanari (Università Cattolica di Brescia) ha portato al Teatro Civico “Memo Bortolozzi” una conferenza sul Generale Inverno. 

            La vulgata vuole che il terribile inverno russo abbia sconfitto Napoleone nelle terre dello zar (1812) e che il generale Kutuzov abbia fatto incendiare Mosca, per privare il nemico di alloggi e rifornimenti. Questa versione dei fatti è stata indicata dal prof. Montanari come “una bufala”. Ha poi proceduto a illustrare lo svolgimento degli eventi, sotto il titolo “Si vis pacem, para bellum”. Dai ricordi letterari è cominciata la ricostruzione della figura di Napoleone.
            “La Certosa di Parma”, di Stendhal (1839), mostra il giovane generale durante la campagna d’Italia, nel 1796. L’atmosfera è festante e ottimista. Napoleone si rivela in grado di sconfiggere i regni d’Antico Regime. Le sue iniziative, dal 1800 al 1813, muteranno il volto dell’Europa. L’imperatore che si è conferito il potere con le proprie mani sarà solo davanti alle altre potenze, coalizzate sotto l’ombra della Corona britannica. La battaglia di Austerlitz (1805) decreta la fine del Sacro Romano Impero. In Italia, l’esercito guidato da Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) e dal generale Massena caccia Ferdinando IV di Borbone.
            Nel 1805, a Cabo Trafalgar, l’ammiraglio Nelson sconfigge la flotta franco-spagnola. Dal 1808 al 1813, la Spagna accende una guerra civile contro i francesi. Con questi ultimi, sono schierati molti soldati italiani, sia settentrionali che meridionali (due sono, per l’appunto, gli eserciti sulla penisola).
            Comincia così - ha spiegato il prof. Montanari - la sfida di Napoleone al destino. In “Guerra e pace” (1886), Lev Tolstòj parla proprio in termini fatalistici della sua attrazione per la Russia. Nel 1812, si prepara a combattere contro lo zar la “Grande Armée”, innovazione napoleonica dalla molteplici conseguenze. Si trattava, innanzitutto, di una prima idea di esercito europeo, essendo internazionale. Per arruolare l’Armata, Napoleone introdusse la leva obbligatoria e, quindi, l’anagrafe civile che la rendeva possibile. Si sviluppa così l’idea di Stato moderno burocratizzato, con un Codice civile che fornirà la base per quello del Regno d’Italia.
            Le campagne di Napoleone tornarono anche ad alimentare la plurisecolare produzione d’armi in Val Trompia, causando le immense fortune di industriali-mercanti.
            La fatalità dell’avanzare di Napoleone in Russia era probabilmente dovuta alla centralità della guerra nella sua politica. Di certo, i suoi piani procedevano per battaglie in campo aperto. Il suo divenne un inseguimento di Kutuzov. Invece di attendere quest’ultimo in campo, Napoleone entrò a Mosca, in una scena che Tolstòj descrisse come tragica. Un appunto scritto proprio dal Corso smentisce il luogo comune dell’inverno inaspettatamente rigido. Napoleone era consapevole d’aver perso in partenza. Anche l’incendio di Mosca fu probabilmente una combinazione di forte vento e grande presenza di materiali infiammabili (legno), più che una macchinazione di Kutuzov. Fu il maresciallo Ney a dire che l’esercito napoleonico fu sconfitto “dal Generale Fame e dal Generale Inverno”: due problemi che, effettivamente, affliggevano i soldati. 
            Il maresciallo Ney è anche un personaggio de “La Certosa di Parma”. Qui, il contino Fabrizio del Dongo partecipa ingenuamente alla battaglia di Waterloo (1815), facendosi raccogliere ubriaco da una gentile cantiniera. Con questo, la conferenza del prof. Montanari si è chiusa all’insegna di un inaspettato sorriso.


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