mercoledì 1 maggio 2013

Padri e figli


Il 25 aprile mi ha colto a Perugia, al Festival Internazionale del Giornalismo 2013. Il giorno dopo, Beppe Severgnini e Bill Emmott hanno tenuto una rassegna stampa all’Hotel Brufani. Fra le notizie, le dichiarazioni di Beppe Grillo, che –tanto per cambiare- diceva “morta” la ricorrenza.
            Sottintendendo ulteriori commenti, trovo che una “voltata di pagina” di questa entità non possa morire. Essa ha deciso e gli effetti della decisione si propagheranno sulla nostra storia come i notissimi cerchi nell’acqua. Ciò che mi lascia perplessa è il modo in cui l’italiano medio vive questo “sassolino nello stagno”. È troppo simile a quel che Cristo diceva di scribi e farisei: “…innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: ‘Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti’; e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti.” (Mt 23, 29-31). Oggi, ai partigiani si erigono monumenti. Quando erano vivi e operanti, venivano evitati come la peste dai nostri “padri”, racconta Renata Viganò ne L’Agnese va a morire. (Non che non ce ne fosse motivo, a volte… Erano pur sempre gente col fucile in mano). Quando Mussolini, la sua amante e alcuni gerarchi fascisti furono esposti morti a Piazzale Loreto, i loro corpi furono colpiti e insultati da chi, prima, se ne guardava bene. Don Abbondio non avrebbe saputo fare di meglio. Ovviamente, le esecuzioni furono senza processo. Meglio non rischiare che il popolo italiano si prendesse le proprie responsabilità. Meglio fingere che il regime fascista fosse stato unicamente opera di “quelli là”, che non avrebbero potuto far nulla senza appoggio/acquiescenza di monarchia e cittadini. Ma, quanto a questa responsabilità collettiva, saremmo ancora nell’alveo dei comportamenti umani. La debolezza, il disorientamento, la convenienza, la paura, l’ingenuità sono comunissimi, come pure le passioni politiche. Errare humanum est. È il negare a essere diabolicum.
 
 
            Non è il 25 aprile a puzzar di cadavere. È il moralismo pilatesco di chi si lava le mani con occhioni di scandalo, di chi è pronto a versar fulmini ogniqualvolta gli paia-forse-magari di veder spuntare le tracce d’un passato che ha paura di guardare, quasi a dire: “Io non c’entro, però!” Come Macbeth con lo spettro di Banquo, o un adolescente complessato davanti allo specchio. Fino al picco di idiozia di chi, in un manto bianco simil-medioevale, voleva vedere per forza un riferimento al Ku-Klux Klan. Quando si vuole rinnegare un fantasma, si finisce per vederlo dove non c’è –se non è solo un fatto di pappagallismo pedagogico.

Un’italiana di 23 anni

P.S. Rispondo a Oscar Farinetti, che a Perugia, nella Sala dei Notari (il 27 aprile 2013), ha affermato che è impossibile non scegliere fra destra e sinistra. Oggigiorno, la “destra” e la “sinistra” (se non sono “morte”, come direbbe Grillo) non sono più ciò che erano per la Sua generazione. Per quelli della mia età, dare l’anima a un partito rischierebbe d’esser come affidar l’acqua a un colabrodo. Oggi, il vero coraggio è saper fare a meno del materno grembo degli schieramenti, per trovar di volta in volta la “faccia tosta” di scegliere in prima persona, anche da soli. Concita De Gregorio ha detto qualcosa di molto simile, in “Storie di un’Italia che maledice” (Perugia, 24 aprile 2013, Sala dei Notari). Questo è ciò che possiamo e dobbiamo dare noi ventenni d’oggi. Senza contar che la bellezza di questo mondo è il suo esser troppo complesso per lasciarsi incamiciare in un’ideologia. Ossequi.

2 commenti:

  1. [...] trovar di volta in volta la “faccia tosta” di scegliere in prima persona, anche da soli [...]

    Bravissima Erica!
    Purtroppo mi capita, spessissimo tra i giovani, di vedere un opportunismo di convenienza dilagante...
    Difficilmente qualcuno sa o vuole "metterci la faccia"...
    Mi rattrista moltissimo constatare che chi getta la spugna è proprio colui che dovrebbe essere l'avanguardia nel cambiamento di questa società malata. Grazie per il tuo coraggio.

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    1. Figurati, Mariella! La mia si chiama "faccia di bronzo" ;-) ... Sono io a ringraziare te per la tua condivisione. :-)

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