lunedì 27 novembre 2017

Un film leggero con una morale pesante

«Non è arrivato il film che avevo prenotato… Allora, guardiamoci questo». Così, sul piattino del lettore DVD, è arrivato Animali fantastici e dove trovarli (2016; regia di David Yates). Degno complemento di quella serata per sole ragazze, fra divano e biscotti casalinghi. Da adolescente, fui una fan devotissima di Harry Potter. Mi sbellicai dalle risate (e da una struggente nostalgia di un mondo impossibile), leggendo l’antenato cartaceo del film suddetto: un testo scolastico di Hogwarts con gli scarabocchi attribuiti a Harry, Ron e Hermione. 
eddie redmayne dan fogler
Newt Scamander (Eddie Redmayne) istruisce il babbano Jacob
Kowalski (Dan Fogler). Fonte: comingsoon.it
            Attualmente, però, le mie esigenze sono più sostanziose. Non solo amo fantasy più monumentali (J.R.R. Tolkien vi dice qualcosa?), ma preferisco coltivare la saggistica. E, in particolare, approfondire l’alchimia, la stregoneria e la magia rituale storicamente praticate. Morale della favola (letteralmente!): non ho avuto la smania di seguire le novità targate J.K Rowling, nemmeno il film suddetto. Esso, però, non mi ha deluso  - forse, anche perché è stato sceneggiato dall’autentica mamma della saga.
            Animali fantastici e dove trovarli, tutto sommato, è un fantasy leggero, pensato per un ampio pubblico che desidera meramente ridere, piangere e immedesimarsi. È il messaggio di fondo a essere pesante. Come la valigia di Newt Scamander. Un involucro in pelle, apparentemente fragile e limitato, ma sconfinato all’interno. Come l’essere umano. E “mago” è chi sa esplorare questa valigia semovente senza perdervisi. Mentre “Babbano” è sinonimo di “inconsapevole”, di “dormiente” nel conformismo e negli schemi mentali ricevuti. Inconsapevole del mondo che guizza dentro di lui.
            La firma di J.K. Rowling è visibile in un tema di fondo: l’intolleranza, nelle sue varie forme. C’è quella dei Babbani (appunto), che è la paura nei confronti di chi sfugge alle maglie della pretesa “normalità”. Un’intolleranza davvero curiosa, eretta contro chi sa realizzare le proprie visioni più profonde… ma non ha paura di bestialità come il fanatismo e l’ottusità. C’è poi l’intolleranza dei maghi, rappresentata da Grindelwald: quella di chi è stanco di vivere nascosto e braccato e vorrebbe annegare tutto questo in un massacro liberatore. Ci spiace dirlo, ma questo tipo di fanatismo è assai più comprensibile dell’altro.
            Di quell’altro, rappresentato dai Secondi Salemiani. “Secondi”, perché i processi alle streghe made in Salem sono avvenuti realmente, prima dell’epoca in cui il film è ambientato. Per la serie: la realtà è più pazzoide della fantasia. Ossessione per la Verità (con la “V” maiuscola e l’accento sulla “à”); convinzione di rappresentare il Bene Assoluto e di avere, pertanto, la licenza di ricorrere a qualunque mezzo, violenze incluse… Ogni riferimento alla realtà è puramente casuale, nevvero? Compresa l’attitudine di questi lugubri bigotti a raccogliere gli orfanelli, sfamarli e riempirli di paure assurde col pretesto di consolarli. «È un marchio delle streghe?» domanda, terrorizzato, un ragazzino, mostrando una macchia sulla cute. «No, no…» risponde maternamente una Seconda Salemiana. Omettendo di precisare che, se lei stessa non avesse contribuito a imbottirgli la testa di fole, il piccolo non avrebbe avuto bisogno di essere rassicurato. Nelle case dei cacciatori di streghe, l’odio precocemente inculcato trasuda ovunque, finanche nelle tiritere infantili. I bambini sono propagandisti gratuiti e incondizionati: bisogna coltivarli con cura. E sono preziosi i derelitti, perché (nelle loro condizioni) non possono permettersi di accendere il senso critico. Possono solo ringraziare le mani che danno loro il pane - e ricompensarle con l’unica cosa che posseggono, l’obbedienza.
           
Animali fantastici e dove trovarli: i protagonisti
arrestati dal MACUSA. Fonte: blog.screenweek.it
E i maghi? A New York, l’ordine magico è sorvegliato da una sorta di “ministero della sicurezza”, il MACUSA. Unica preoccupazione: insabbiare ogni prova dell’esistenza dei maghi. Con tipacci come i Salemiani in giro, non è un’idea malvagia. Peccato che, in nome di essa, il MACUSA non esiti a commettere torti verso coloro che dovrebbe proteggere e a perpetrare mortali sciocchezze. La sua disinvoltura nel somministrare la morte è ai limiti dell’autolesionismo. L’unico modo in cui sa affrontare i problemi è la coercizione - violenza controllata, ma sempre violenza. Non c’è da stupirsi che Grindelwald (MOMENTO SPOILER) si mimetizzi così facilmente fra loro.
            Proprio la violenza della repressione di sé trasforma in mostruoso pericolo ciò che sarebbe, altrimenti, una semplice peculiarità. Se si bolla qualcuno come “contro natura”, si otterrà infallibilmente un essere contro natura: perché vivrà contro la propria.
            Gli eroi positivi, come sempre nelle opere della Rowling, sono coloro che sanno sposare l’amore con l’intelligenza. Coloro che sanno parlare con l’alterità, perché la vedono per ciò che essa è. Senza il sonno della ragione, non nascono mostri.

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