mercoledì 1 novembre 2017

Buon Halloween, ovvero Gli occhi dell'abisso

Per qualcuno (soprattutto, per gli aderenti a Wicca) è Samhain, il capodanno celtico: il giorno in cui si fa più sottile la barriera fra i vivi e i morti, come lo è quella fra l’anno trascorso e l’incipiente. Per moltissimi, è Halloween, il Carnevale horror in cui si gioca con le paure. Così, come ogni anno, il 31 ottobre è stato una giostra di feste/pubblicità/vetrine a tema/hashtag/polemiche/discussioni sulle vere origini. E, a proposito: un sito divulgativo sulla materia s’intitola proprio Le vere origini di Halloween. 

            Le polemiche ricorrenti riguardano il carattere “commerciale e culturalmente livellante” della festa, in quanto l’attuale modo di celebrarla è prettamente statunitense e non va oltre il semplice consumo di divertimenti a tema. Questo, però, rischia di essere tristemente vero per tutte le feste. Natale, Pasqua, Epifania, Festa della Mamma, San Valentino… Ne conoscete qualcuna che non abbia la sua buona dose di spot pubblicitari e offerte speciali? Personalmente, alla guerra contro le “zucche vuote”, aggiungerei volentieri quella ai babbinatalini che spuntano ai davanzali delle finestre e al fiume di sentimentalismo smielato di ogni 14 febbraio. A ogni modo, in fatto di decorazioni e regali, tengo il portafoglio chiuso 365 giorni l’anno.
            L’altro ordine di polemiche è di carattere religioso. Diversi cristiani ferventi s’adoprano a dipingere Halloween come “festa pagana” o “festa del diavolo”. La prima definizione è senz’altro vera. Per quanto riguarda la seconda, mi permetto di consigliare il saggio di Margaret A. Murray: Il dio delle streghe (Astrolabio-Ubaldini Editore). In esso, è ampiamente spiegata l’erronea identificazione col Diavolo del “Dio Cornuto”: con fattezze perlopiù caprine (ma anche di toro o di ariete), è venerato fin dall’antichità come simbolo di fecondità. Esso appartiene a un orizzonte spirituale che non contempla un “Satana”, perché guarda in faccia ogni aspetto della realtà, rassicurante o spaventoso che sia, e ne riconosce la necessità nell’ordine universale.
(Non entro ora nel merito delle festività sataniche, delle quali non sono sufficientemente esperta. Non è da improbabile che esse comprendano celebrazioni del 31 ottobre, per coerenza col culto di quanto è esecrato dalla Chiesa. Ma il senso della festa non è riducibile a questo).
Per credere in un Satana, occorrono un Dio e la contrapposizione con quest’ultimo, secondo uno schema “Bene” (parte di realtà da coltivare; obbedienza a Cristo Re e alla Chiesa) VS “Male” (parte di realtà da censurare; disobbedienza totale, in nome dell’esaltazione dell’ego). Senza questa polarizzazione, non c’è l’inversione alla base degli atteggiamenti cosiddetti “satanici”. Insomma: non c’è satanismo, laddove non c’è Cristianesimo.
Purtuttavia, nemmeno i cristiani hanno potuto evitare di collocare il culto dei santi e dei defunti in questo periodo. La natura muore nell’autunno e nell’inverno; è pertanto più facile sentirsi vicini ai trapassati. E Halloween è All Hallows Eve, la Vigilia d’Ognissanti. Prima della festa cristiana, santificata e riconosciuta dal calendario, c’è la sua ombra: la sua parte rimossa. Quella in cui si affronta l’aspetto cupo della stagione e della vita. Anche per chi vede l’esistenza come una linea retta proiettata verso l’eternità, è difficile censurare la morte: il suo carico di sgradevolezze ed orrori tangibili. Meglio farsela amica, giocarci, come in una versione contemporanea delle danze macabre medievali (in cui, però, solo la Morte si divertiva).
Non c’è un generico bisogno di svago, alla base della popolarità di Halloween. Oggi, chi vuole divertimento, può prendere l’auto (o salir su quella degli amici), per andare nel locale che preferisce. Ma il Carnevale horror non perde partecipanti. Perché, per molti, quella notte è l’unica in cui si realizza la magia del guardare in faccia le proprie ombre. Le parti di noi che censuriamo, le paure che non mostriamo, o la nostra versione più terribile in cui avremmo la fregola di trasformarci. Forse, non è poi così strano che i cristiani devoti abbiano orrore di questa festa, più che di tutti gli altri “consumismi” e “paganesimi”. La loro spiritualità si basa sulla rimozione a tutti i costi dell’Ombra, a prescindere dal fatto che sia possibile o consigliabile. Come potrebbero gradire lo spettacolo della sua incarnazione di massa?
Halloween è l’occhio di quell’abisso di cui parlava Nietzsche. Se ci guardiamo dentro, anch’esso vorrà guardare dentro di noi. Ma cosa potrà mai farci, quando lo spiazzeremo con uno sguardo luminoso?


Ogni mattina, vedo il mio teschio nello specchio. E gli sorrido.

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