giovedì 21 aprile 2016

Le unioni civili secondo il PD manerbiese

Il 18 marzo 2016, il Teatro Civico “Memo Bortolozzi” ha ospitato un incontro organizzato dal PD di Manerbio, dai Giovani Democratici (GD) e dal Dipartimento Provinciale Diritti Civili, in collaborazione con la Zona PD Bassa Bresciana Centrale. Il titolo era “Unioni civili & diritti civili”. L’idea alla base era quella di momenti di formazione civica per gli iscritti al partito, ha detto Fabrizio Bosio, segretario della sezione manerbiese. Ospiti del convegno erano: l’On. Miriam Cominelli; Michele Cotti Cottini, responsabile dei diritti civili per il PD della Provincia di Brescia; Simone Palberti, che ricopre questo stesso incarico per i GD. 

            Cotti Cottini è stato il primo dei relatori a parlare, sintetizzando il testo del ddl Cirinnà, volto appunto a regolamentare le forme di convivenza di coppia (con o senza figli) che sussistono fuori dal matrimonio: «Il testo si regge su due “gambe”: l’unione civile e la convivenza di fatto». La prima sarebbe l’unione stipulata davanti a un ufficiale di stato civile e ai testimoni da due persone dello stesso sesso, che si assumerebbero il dovere di contribuire ai bisogni comuni (per esempio) e riceverebbero, in cambio, alcune garanzie, come poter essere nominati rappresentanti del partner o avere accesso a suoi dati personali (in ospedale, ecc.). Questa parte si richiama agli artt. 2 e 3 della Costituzione, che sanciscono l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e il loro diritto di vivere nelle “formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Alle unioni civili, in ogni caso, non si applicano le leggi sulle adozioni. La convivenza di fatto, invece - ha proseguito Cotti Cottini - è quella di una coppia (etero o omosessuale) di maggiorenni, uniti da vincoli affettivi e di solidarietà, senza legami di parentela o di adozione. Sono naturalmente esclusi dalla definizione i coinquilini, ha sottolineato. «Per la convivenza di fatto, il testo prevede un pacchetto minimale di diritti e doveri. Prima, essi erano stabiliti caso per caso da un giudice» . Ora, è prevista la prassi da mantenere nei casi più gravi (morte o incarceramento del partner): diritto di abitare nella casa del compagno defunto per un periodo stabilito; alimenti da versare in base alla durata della convivenza interrotta e al bisogno.
            L’on. Cominelli ha attribuito il disegno di legge Cirinnà a tre spinte: quella normativa proveniente dalla Costituzione; quella della Corte europea dei diritti dell’uomo; quella della società, in cui le forme di convivenza non matrimoniali vanno diffondendosi. L’intervento più acceso è stato quello di Palberti, che ha accusato l’attuale legislazione in materia di diritti civili di non prendere in considerazione i bambini nati entro unioni non coniugali, di non preoccuparsi di definire il ruolo del loro genitore non biologico.
            Il tono della serata è stato assai pacato. Molto discussi, però, sono stati i punti riguardanti lo stralcio della “stepchild adoption” (= adozione del figliastro) e dell’obbligo di fedeltà dalla normativa sulle unioni civili. L’eliminazione di detto obbligo è stata attribuita dai relatori alla volontà del Nuovo Centrodestra, preoccupato che il testo del Cirinnà creasse un doppione del matrimonio. Poco nascosto è stato il risentimento verso il MoVimento 5 Stelle, per aver tolto il proprio appoggio al disegno di legge, nel momento in cui si è trattato di risolvere una mole di emendamenti in uno solo (il famoso “canguro”). Niente urla, né “tifoseria”, durante la serata. Ma la brace cova sotto la cenere.
                                                                                                        
Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 107 (aprile 2016), p. 7.

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