domenica 19 luglio 2015

Un imprevisto frammento d'arte

A memoria dei manerbiesi, il n° 8 di Piazza Italia è sempre stato una farmacia. La dott.ssa Bresadola (proprietaria del locale) le ha attribuito circa due secoli di età. È appartenuta, per generazioni, ai Bontardelli; è stata “Farmacia Priori”; ora, è “Il piccolo fiore” di Antonella Antonini, negozio di alimenti senza glutine, biologici e dermocosmesi naturale. Quello che colpisce chi entra, però, è il soffitto affrescato. 

            Lo ritrovò proprio il dott. Matteo Priori (ora, esercitante qualche numero civico più in là), nel giugno 2008. Durante i lavori per sistemare l’impianto elettrico, fece capolino la superficie dipinta. Il farmacista informò amici restauratori di Brescia, che provvidero a pulire gli affreschi con un semplice spazzolino da denti e acqua. Ne risultarono finte cornici, finti incassi e girali di foglie tipici del gusto di fine ‘600 per la decorazione di interni. In particolar modo, questo tipo di affreschi (moltiplicanti illusoriamente la profondità di volte e soffitti) abbondano nei palazzi di Brescia. Fra gli altri, si può ricordare Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino I (piazza del Foro 7): la “loggia nuova” del cortile presenta, sulle volte, “decorazioni ad affresco a riquadri e specchiature ottagonali, con grandi girali di foglie, chiaramente della fine del ‘600” (Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, 1974, «Edizioni di Storia Bresciana», vol. V: “Il Seicento”, pag. 26).
           
Vezzo tipicamente nobiliare è quello di esibire lo stemma, dipinto in bella vista. Esso reca un gufo, una borsa con erba e una fascia centrale rappresentante tre globi. Questi ultimi elementi fanno pensare allo stemma dei Colleoni, nell’omonima cappella a lato di Santa Maria Maggiore a Bergamo (1470). “Colleoni” è un cognome nobiliare che si ritrova anche a Brescia, per esempio nel nome di Palazzo Martinengo Colleoni di Pianezza (via Matteotti 8). Lo stemma è sormontato da un elmo pennato, il che rimanda a un retaggio cavalleresco. Questo elemento, per l’appunto, è ricorrente nel blasone di diversi casati. In Valtrompia, se ne fregiarono –fra gli altri– i Ferraglio e i Sabatti.
            Fra i materiali, furono individuati polvere di marmo rosa proveniente da Cremona e lapislazzuli. S’intravedono altri fregi, oltre a quelli riportati alla luce. Negli angoli, le pitture sono ottocentesche e a stampo; le menzionano Angelo e Michelangelo Tiefenthaler (Manerbio. Le strade e le piazze, Verolanuova 2013, Edizioni La Pianura, pag. 137).
            Al di là della piacevolezza, gli affreschi di Piazza Italia 8 sono silenziosi testimoni di come il tempo si stratifichi negli edifici di un paese, svelando storie nello stesso momento in cui suscitano domande.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N°98, luglio 2015, p. 13.

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