Passa ai contenuti principali

Un bimbo e una scuola da incubo


Un bimbo e una scuola da incubo
 
di Canidia Sagani
 
Non guariranno facilmente le ferite del piccolo “Guidubaldo” (nome di fantasia). Ferite nella mente e nel cuore, causate da educatori che si sono rivelati indegni.
            “Guidubaldo” ha 6 anni. Frequenta il primo anno in una scuola elementare di C. La famiglia ha chiesto riserbo sul luogo.
Il piccolo aveva già sentito parlare di compiti e note sul diario, ma la realtà si è rivelata ancora più cruda delle aspettative. I docenti pretendono il silenzio assoluto in aula. I bambini devono stare fermi per ore nei banchi. Vietato andare al bagno durante le lezioni, se non dietro formale richiesta. L’insegnamento è legato a schemi obsoleti, come l’apprendimento mnemonico dell’alfabeto: esercizio arido, che tortura le menti infantili con dubbio scopo. Il taglio dei compiti e le scadenze imposte per la consegna non rispettano la personalità degli allievi, i quali hanno gusti e tempi assai diversi fra loro. Non si può pretendere che a tutti piaccia imparare le cifre dallo 0 al 9. Né che consegnino i disegni sul quaderno quando la maestra lo richiede. “Guidubaldo” avrebbe dovuto addirittura dividere in sequenze tutto Biancaneve e i sette nani. Naturalmente, non poté farlo entro il giorno indicato. Pronta la rappresaglia della maestra: <<Dammi il diario!>> Una nota di biasimo ha macchiato l’innocenza del bimbo, il quale a stento ha trattenuto le lacrime.
            <<Siamo disgustati da persone a cui abbiamo accordato la nostra fiducia>> dichiara la mamma di “Guidubaldo”. <<Il direttore didattico non ha mosso un dito, davanti a tutto questo. Ma io e mio marito ci batteremo per ridare la serenità a nostro figlio. Quella nota deve essere tolta>>. Se non sarà auspicabile chiudere addirittura quella scuola.
 
 


Commenti

Post popolari in questo blog

Letteratura spagnola del XVII secolo

Il Seicento è, anche per la Spagna, il secolo del Barocco. Tipici della letteratura dell'epoca sono il "culteranesimo" (predilezione per termini preziosi e difficili) e il "concettismo" (ricerca di figure retoriche che accostino elementi assai diversi fra loro, suscitando stupore e meraviglia nel lettore). Per liberare il Barocco dall'accusa di artificiosità, si è cercato di distinguere una corrente "culterana", letterariamente corrotta e di contenuti anche immorali, da una corrente "concettista", nutrita dalla grande tradizione intellettuale e morale spagnola. E' vero che il Barocco spagnolo vede, al proprio interno, vivaci polemiche fra autori (come Luis de Gòngora e Francisco de Quevedo) e gruppi. Ma l'esistenza di queste due contrapposte correnti non ha fondamento reale. Quanto al concettismo, è interessante notare come esso sia stato alimentato dalla significativa definizione che di "concetto" ha dato Francesco...

Elogio del piccione

Credo che molti di voi conoscano bene quel meme: “Discutere con certa gente è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma lui rovescerà i pezzi, cagherà sulla scacchiera e se ne andrà in giro tronfio e impettito.” Il paragone è sovvenuto diverse volte anche alla sottoscritta, quando le capitava di dover ragionare con chi non aveva voglia di imparare alcunché o di rendersi conto che non esisteva solo il suo punto di vista. E si badi bene che mi riferisco a casi in cui l’argomento non toccava la vita del “piccione” di turno e la sua trattazione richiedeva solo un minimo di calma e interesse. Sono la prima a non sopportare coloro che scambiano per scacchiera l’esistenza altrui.              Tuttavia, mi domando se tutti i piccioni vengano necessariamente per nuocere. Perché quello che si consuma su quei quadrati in bianco e nero IN SOSTANZA E VERITÀ, NON È ALTRO CHE UN GIOCO (Elsa...

"Gomorra": dal libro al film

All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza.   Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italian...