lunedì 5 novembre 2012

Molto rumore per...


<<Capelli rasati, una croce… un atto davvero… inqualificabile!>> Parole colte per caso, sputate da uno dei tanti conduttori televisivi che si riciclano come predicatori. Per far salire gli ascolti. Per non passare inosservati.

            Sul banco, c’è la rasatura di un nuotatore undicenne, appena tornato da una gara a Locarno. Ai genitori, per spiegar la croce ritagliata nell’acconciatura, ha detto che era una punizione: “come gli ebrei”, dice un compagno coetaneo. Sdegno; esposto dei genitori; denuncia contro gli allenatori e la vice. In mano, nient’altro che un taglio di capelli e qualche parola.

            Credevo d’aver visto abbastanza del circo mediatico, fra bunga-bunga, “nuovi mostri” e “quarti gradi”. Mi sbagliavo.

            Nessuno di noi era nello spogliatoio di Locarno. Perciò, noi spettatori (predicatori della domenica in primo luogo) non siamo in grado di valutare quali maniere siano state usate verso il giovanissimo atleta, quali parole siano volate. C’è da considerare anche l’età: a 11 anni, episodi di cui poi si riderà possono sembrare tragedie greche. Appunto per questo, però, gli adulti non dovrebbero gonfiarli ulteriormente. Quando avevo 11 anni e frequentavo una scuola media “irrequieta”, i miei genitori non impugnavano la spada. M’insegnavano a sdrammatizzare, rispondere a tono o stare attenta, a seconda dei casi. Quando arrivavo, concitata, a sfogarmi, ascoltavano con calma, prima di dare un verdetto.

            Qui, si tratta d’una rasatura. “Punizione”, avrebbe detto il ragazzino. Prassi normale fra i maschi della squadra, diffondono alcuni notiziari. La croce –“inqualificabile”, secondo lo zerbinotto televisivo di cui sopra- è solo il simbolo del Paese ospite, la Svizzera. In ogni caso, non è una svastica. E la coercizione è tutta da provare,dato che il compagno coetaneo, invece, non è stato “costretto” ad alcuna tosatura.

            Infine, la battuta sugli ebrei. Se vera, sarebbe di pessimo gusto. Però, non ci sono prove. C’è solo la denuncia dei genitori del coetaneo, basata unicamente sulle parole di questo. Verba volant. Ma scripta manent. Un’affermazione senza alcuna garanzia di veridicità è diventata subito vangelo, solo perché è stata messa nero su bianco. Intanto, la versione dei fatti è una sola. Non è stato ancora appurato se fosse veridica, mezza vera o una bugia di sana pianta, detta per evitare una lavata di capo (in tutti i sensi) dei genitori, davanti a quella tosatura non autorizzata. Nessuno si chiede se non possa esserci dietro un po’ d’immaginazione surriscaldata o un fraintendimento. Rignano Flaminio (non) fa scuola.

            Di solido, c’è solo quel taglio di capelli con lo stemma della Svizzera. Cosa che, in sé, non varrebbe neppure due righe. Ma che è perfetta per benpensanti, pietisti, sedicenti filantropi. Gli stessi a cui non importa nulla di vedere a rischio il futuro di più persone, per un’accusa quantomeno traballante. L’importante è che lo spettacolo (mediatico) continui. E che noi spettatori ci sentiamo tutti “più buoni”.

2 commenti:

  1. La frequenza e l'influenza dei processi mediatici è agghiacciante.
    Nihil esse homini tam timendum qum invidiam: Nulla è tanto terribile per un uomo quanto l'ostile voce pubblica...ciò che Cicerone sottolineava 2000 anni fa è ancora di un'attualità scottante.

    Non saprei se tale mediatica spazzatura ha una sua precisa collocazione nella raccolta differenziata; di certo posso tenere spento il televisore, per resistere alla tentazione di gettarlo esso stesso tra i rifiuti. ;)

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