giovedì 22 novembre 2012

Senza parole


Questo pezzo sul sito dell'Huffington Post è ormai (tristissimamente) noto. Tanto da non abbisognare di presentazione.
Ma più interessante è la risposta dell'On. Anna Paola Concia, sulla propria fan page di Facebook:
#Gay/ Concia incontra compagni classe e docenti ragazzo suicida
Era originale, in cerca della sua identità #ioportoipantalonirosa

Roma, 22 nov. (TMNews) - "Oggi ho incontrato per due ore i compagni di classe e i professori del ragazzo suicida del Liceo Cavour di Roma. Ho voluto farlo per capire cosa fosse accaduto davvero. I ragazzi mi hanno spiegato che hanno un doppio dolore: quello della perdita del loro compagno di classe e quello di essere stati descritti oggi su tutti i siti come i responsabili della sua morte. Li ho trovati sconvolti e ho riscontrato un contesto scolastico assolutamente non ostile alla diversità". Lo dichiara Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico.


"Era sicuramente un ragazzo originale, di certo in cerca della sua identità, come molti a 15 anni, ma di sicuro questa sua diversità era ben inserita nel contesto della classe. La pagina su Facebook era una pagina costruita insieme a lui", ha spiegato Concia. "Mi sono sentita in dovere di andare a capire che cosa fosse accaduto davvero, come avrebbero dovuto fare anche altri.
Ho cercato - continua - di spiegare a quei ragazzi così addolorati, che il clamore suscitato da questa notizia, e forse da sentenze azzardate, è legato al fatto che il bullismo omofobo è diffusissimo all'interno di tutte le scuole e che la parola gay, omosessuale, o peggio frocio, è una parola usata per disprezzare. La diversità, l'originalità purtroppo sono sempre oggetto di derisione".

"Il ragazzo aveva oggettivamente dei problemi familiari - spiega Concia - purtroppo le ragioni profonde di questo suo gesto estremo le conosce solo lui. Ora resta la grande amarezza di una giovane vita spezzata e di una società, tutta, che a tutti i livelli - politica, scuola, mondo della comunicazione e famiglia - ha il dovere di costruire gli strumenti per contrastare il disagio giovanile. Qualsiasi sia stata la causa del disagio che ha portato questo giovane ragazzo a suicidarsi", conclude Concia.

Red/Apa


La famigerata pagina Facebook è stata chiusa: come era ovvio, dopo cotanto movimento d'opinione. Ciò che ne resta è illustrato sul blog Giornalettismo. Senz'altro, era dedita agli sfottò, se vogliamo spezzare una lancia a favore dell'Huffington Post. Per il resto, però, tutto si può dire delle "prese in giro" tranne che vertessero sull'omosessualità.

L'On. Concia è tanto più "onorevole" per la sua serietà, onestà intellettuale e -soprattutto- umanità, verso questo tragico caso che è diventato (tanto per cambiare) una telenovela da web. Esattamente come "Mattia", l'Agesci e le altre chicche con lo stesso marchio di fabbrica. Con l'aggravante del fatto che, stavolta, si tratta d'un suicidio.
Senza parole.

Si aggiunge anche l'appello di Giovanni Dall'Orto, giornalista freelance impegnato nelle tematiche gay e voce autorevole in capitolo. Dalla sua pagina Facebook: Ok, ragazzi vediamo se riesco a farmi capire. Vi chiedo di smetterla di cercare capri espiatori della morte del quindicenne di Roma, perché farlo serve solo a chi medita un omicidio per vendetta.
Supponiamo che venga fuori che il ragazzino s'era innamorato alla follia d'un compagno di classe, etero, che per ovvi motivi ha rifiutato questo amore. Avreste DAVVERO il coraggio di dire che il compagno "lo ha ucciso lui" perché gli ha detto di no?
Non ci serve a nulla chiederci "chi", ciò che ci serve è capire "come" evitare che si ripeta.

Prosegue sul proprio sito: Sul caso del ragazzo suicida non tutto quadra.

Può essere utile condividere anche questo memoriale, sebbene di stampo un tantino emotivo: "Mio nipote ucciso dalle calunnie". A parlare è il nonno di Andrea, in lacrime. Discuterei termini come "calunnie" e "accusare", dato che essere gay non è un difetto. Comunque, il concetto è chiaro. Interessante anche notare come l'omosessualità di Andrea parrebbe inesistente. L'abito non fa il monaco e i pantaloni rosa non fanno un ragazzo gay. Sempre che il nonno non volesse soltanto "coprire" ciò che la sua generazione considera ancora un'infamia.

22 commenti:

  1. Tanto di cappello all'on. Concia, che ha approfondito seriamente il caso a differenza di tanti giornalisti (eppure verificare le notizie che si pubblicano dovrebbe essere il loro mestiere...vabbè sorvoliamo).

    povero ragazzo...fatti tanto tremendi sono indegni di una società che pretende chiamarsi "civile".

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    1. In più, per questo atto d'onestà, l'on. Concia si è sentita dire che "non è più degna di rappresentare i diritti gay". Dopo una vita di sofferenze prima e di lotte poi. In altre parole: vietato uscire dal solco del giornalista arruffapopolo di turno, vietato andare contro i preconcetti. Chi fa leva sui rancori accumulati dalla gente si fa sempre dare ragione. No comment. Davvero belle esequie per questo ragazzo.

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  2. Ho riflettuto di nuovo sulla questione, con un po' più di freddezza. Resto convinto che la strada maestra sia l'estrema prudenza e la valutazione *singola caso per caso*. Nonché la buona fede nei confronti di chi porta certe testimonianze, ma anche lo sforzo di sentire "l'altra campana". A volte i rapporti umani vanno a rotoli senza che vi sia un dolo, per quanto delle colpe magari inconsapevoli. Il bullismo esiste? Certo che esiste. Ma tutto è bullismo? No, non lo è. Il povero ragazzo suicida sarà stato tale perché vittima di bullismo? Cestinando l'articolo di Pasqua a priori - cosa che tutto sommato ha anche un suo senso fare - restano poche evidenze e molto di incompreso. La famigerata "pagina omofoba" non sembrava certo omofoba, a veder bene, semmai una presa in giro sciocca come capita spessissimo di fare a quell'età. Come facciamo a essere sicuri che una cosa del genere abbia davvero influito sul ragazzo? Del resto, non mi sembra nemmeno giusto crocifiggere i suoi compagni, metterli alla gogna in questo modo. Un'intera classe tacciata di omofobia. Fossi in loro, sarei estremamente sofferente e preoccupato. Essere incolpati di istigazione al suicidio non è cosa da poco, e ancor peggio forse è vedere il disprezzo di tante persone che non osano fare uno sforzo di comprensione. E che accusano a prescindere, e anzi insistono, dicendo che se si giustificano solo in mala fede (classe e docenti), che la Concia è dunque in mala fede, e così via. Ma cosa ne sanno loro? E in fondo, come si permettono?

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  3. Andrea Angelo Angeretti25 novembre 2012 14:14

    I compagni non fanno mai nulla di male!!! Ecco la loro giustificazione.
    I giornalisti esagerano, ma credo che la verità non sia molto distante.

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    1. Si "credono" sempre troppe cose. Intanto, di solido, in mano abbiamo poco.

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    2. Andrea Angelo Angeretti25 novembre 2012 14:15

      non si crede! il perché?
      per via delle mezze notizie e per quelle di comodo.

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    3. Come fai a sapere che quella della Concia era una notizia "mezza" e "di comodo"? Parli come se tu fossi stato di persona, in quella classe, mentre, invece, ne sai tanto quanto me. ;) Se non mi sono espressa bene, condivido con te questo pensiero di un mio amico: "Ho riflettuto di nuovo sulla questione, con un po' più di freddezza. Resto convinto che la strada maestra sia l'estrema prudenza e la valutazione *singola caso per caso*. Nonché la buona fede nei confronti di chi porta certe testimonianze, ma anche lo sforzo di sentire "l'altra campana". A volte i rapporti umani vanno a rotoli senza che vi sia un dolo, per quanto delle colpe magari inconsapevoli. Il bullismo esiste? Certo che esiste. Ma tutto è bullismo? No, non lo è. Il povero ragazzo suicida sarà stato tale perché vittima di bullismo? Cestinando l'articolo di Pasqua a priori - cosa che tutto sommato ha anche un suo senso fare - restano poche evidenze e molto di incompreso. La famigerata "pagina omofoba" non sembrava certo omofoba, a veder bene, semmai una presa in giro sciocca come capita spessissimo di fare a quell'età. Come facciamo a essere sicuri che una cosa del genere abbia davvero influito sul ragazzo? Del resto, non mi sembra nemmeno giusto crocifiggere i suoi compagni, metterli alla gogna in questo modo. Un'intera classe tacciata di omofobia. Fossi in loro, sarei estremamente sofferente e preoccupato. Essere incolpati di istigazione al suicidio non è cosa da poco, e ancor peggio forse è vedere il disprezzo di tante persone che non osano fare uno sforzo di comprensione. E che accusano a prescindere, e anzi insistono, dicendo che se si giustificano solo in mala fede (classe e docenti), che la Concia è dunque in mala fede, e così via. Ma cosa ne sanno loro? E in fondo, come si permettono?"

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    4. Andrea Angelo Angeretti25 novembre 2012 14:16

      concordo con questo pensiero, ma rimango perplesso...
      nessuno è nessuno a sto punto, nessuno ha colpe...nessuno ha fatto nulla; queste frasi le sto sentendo troppo spesso, non si arriva mai a nulla se non a spirali inconcludenti e mi preoccupa un po' il fatto che, in una lettura estrema, nessuno dovrebbe dire la sua (nei limiti ovviamente, senza violenza verbale), certe situazioni sono uniche e ciò che un'altra persona ha vissuto in un altro contesto non può paragonarle per forza ad altre situazioni, perché le persone sono diverse, ma non poi così tanto...e scusami, ma in base a ciò che dici, perché ribadisci che io ne so quanto te?
      parti tu dal presupposto che non si deve esprimere giudizio se non si conoscono i fatti, ma su quale base dici ciò? non potrei essere un parente di un insegnante o di uno studente? non escludiamo nulla se vogliamo essere coerenti!
      il vissuto di ognuno non porta forse a pensare e interagire con gli altri? e per come la vivo io ci son quelli che si giustificano, quelli che si nascondono e quelli che hanno la forza di dire come stanno le cose!
      io non voglio accusare nessuno, non è il mio compito, ma permettimi di dire che se accettiamo tutto come se fosse vero, nessuno avrebbe fatto nulla e i colpevoli non esisterebbero, anche la storia ha le sue interpretazioni, studiate...ma comunque diverse!
      le mezze notizie per me son quelle che non concludono nulla, che non hanno una fine e che lasciano in sospeso un esito che ogni singolo può immaginare, interpretare e valutare...e quelle di comodo non son da meno, solo che inducono a direzionare un pensiero!

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    5. Quelle che chiamiamo "mezze notizie" potrebbero essere le più oneste che abbiamo mai incontrato in vita nostra. Perché non galvanizzano, non mettono alla berlina, non pretendono d'avere il monopolio della verità e lasciano autonomia di giudizio al lettore. Aggiungi che, in caso di suicidio, per valutarne le cause, sarebbe molto utile studiare il mondo interiore della vittima, per capire cosa l'abbia indotta a reagire in un certo modo a una certa situazione. E questo è rarissimamente fattibile. Quanto al "saperne quanto me", mi riferivo al fatto che nessuno di noi due viveva col ragazzo interessato o nella sua scuola. A meno che tu non insegni in un liceo di Roma/sia amico di famiglia dei suoi genitori o qualcosa del genere... ;)

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    6. Aggiungo che i giornalisti dovrebbero fare il proprio mestiere: far conoscere le vicende rispettandone le sfaccettature, nella consapevolezza che nessuno ha in pugno la "verità" a 360 gradi. Per le sentenze, ci sono i magistrati. ;)

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    7. Andrea Angelo Angeretti25 novembre 2012 14:19

      Sono consapevole del fatto che non tutta la colpa sia dei ragazzi, ma a volte un piccolo sasso gettato in uno specchio d'acqua crea dei cerchi concentrici sempre più grandi (hai presente questo esempio?)...il resto lo fa la mente, che nella solitudine crea problemi maggiori di quelli che apparentemente sono.
      Non mi va però di colpevolizzare solo quei ragazzi, perché c'è sempre chi non è d'accordo e non può dire la sua perché viene zittito, ma c'è sempre un "ma" e rimarrà tale fino a quando non si avranno altre notizie.

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    8. Chiara Severgnini25 novembre 2012 14:21

      Io non mi sono mai intromessa nel vostro dibattito perchè non mi sento abbastanza informata sulla vicenda per dire qualcosa, però trovo che la conclusione di Erica sul fatto che i giornalisti dovrebbero limitarsi al proprio mestiere sia assolutamente corretta. Tra l'altro, mi viene da aggiungere che purtroppo è più facile sparare giudizi alquanto arbitrari (o, peggio ancora, emotivi) che tracciare un quadro ricco e sfaccettato. Forse è - anche - per questo che il buon giornalismo sta scomparendo...

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    9. Andrea Angelo Angeretti25 novembre 2012 14:21

      Chiara, secondo me chi non fa giornalismo se lo può permettere di esprimere un parere emotivo (difendo anche la mia parte), nei limiti, senza dover mettere alla gogna qualcuno magari con gli occhi iniettati di sangue...sennò torniamo alle partite di calcio dove tutti insultano tutti e ognuno vuol avere ragione per il semplice fatto che la sua squadra è migliore dell'altra.

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    10. Chiara Severgnini25 novembre 2012 14:22

      Hai ragione, il diritto al parere emotivo c'è. però deve essere ben chiaro che è un parere emotivo. Perchè il giornalista ha un pubblico che si rivolge a lui per essere informato, non (solo) emozionato. Quindi ci deve essere piena trasparenza tra ciò che è opinione e ciò che è "fatto insindacabile". Altrimenti, si scivola nella manipolazione... Non pensi?

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    11. Andrea Angelo Angeretti25 novembre 2012 14:23

      Giusto! Il fatto insindacabile non è (tipo sulla notizia dei rumeni morti) che siccome non c'è lavoro da altre parti le persone vanno a lavorare nei campi...a me non interessa, è in ogni caso una scelta loro...ci sono rumeni che fanno i muratori o i metalmeccanici, ma che importanza ha con il fatto? Se uno muore sul lavoro, si da colpa alla crisi? Oltretutto che sta lavorando? Troppo facile così!
      Mi son dato una risposta a questi discorsi "allungati": devono estendere il discorso per fare un servizio di una certa durata.
      Mi irrito quando (soprattutto su italia1) certe notizie le dicono sullo stile telenovela o film drammatico...Non va bene! Ostentare su queste cose mi mette a disagio.

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    12. Ringrazio Chiara e Andrea, che mi hanno permesso di riportare su questo blog i propri interventi espressi su Facebook.

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  4. Ammiro l'on Concia. Però una cosa è essere gay da persona di peso politico e sociale e una cosa è esserlo da persona comune. Credo che lei sia una delle poche a credere in ciò che fa. Ma essere On è sempre e comunque un privilegio. Parlo da etero e da cittadina qualunque.

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    1. Lei, veramente, non è sempre stata "onorevole". E' stata un'adolescente e giovane qualunque, peraltro in tempi ancora più duri dei nostri. Ha passato un periodo di depressione durante un matrimonio di facciata, ha attraversato un aborto. E tutto per la mancata accettazione di se stessa. Aggiungo che l'autore del pezzo sull'"Huffington Post" è lo stesso che ha recensito la sua autobiografia, quindi sa benissimo tutto questo. ;)

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    2. Sì, so anche di insulti detti per la strada a lei e alla sua compagna. E' una delle poche che ascolto quando parla in tv. Mi piace molto. Ma ripeto (e non è un'osservazione su di lei, ma generale) se un vip, un calciatore, un attore, un politico fanno outing la cosa è considerata un atto meraviglioso di grande personalità. E va bene. Se lo fa un comune cittadino c'è il rischio dell'esclusione sociale. E questo non va bene. Il gay "comune" è deriso. E quando accade è sintomo di malattia sociale. Intendo dire che la società (NOI) è un pò troppo ...altalenante nelle sue posizioni. Siamo o non siamo un paese civile? Se lo siamo non dovrebbero esistere omosessuali di 1 e 2 categoria. Invece accade proprio questo. Ahimè.

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    3. Comunque, qui non si tratta di classismo fra gay, ma del fatto che qualcuno non si sia fermato alla superficie di una notizia e abbia voluto toccare con mano. E lo ha fatto a rischio della propria immagine pubblica. In altre parole, vietato cantare fuori dal coro, vietato smentire i "giornalisti paladini", perché si va contro i preconcetti dei loro lettori. Tutto ciò è... molto brutto. Per non dir peggio.

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    4. sì, capisco. Io mi sono...."allargata" sul tema ;)

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    5. Ringrazio anche Barbara Giorgi per il consenso a pubblicare la nostra "conversazione social".

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