lunedì 26 novembre 2012

Tra Kafka e Calvino


La serata piovosa imbeve l’acciottolato. P. è d’umore loquace. Come sempre. Se non che, stavolta, è il turno dei “sassolini nella scarpa”. Ha appena parlato d’una chiesa magnifica, visitata da tutta Europa. E dello scempio perpetrato dai turisti, che ne hanno spezzato i bassorilievi, per portarsi souvenir a casa. Piccole teste o braccia di pietra, che gli scultori hanno rifinito faticosamente e che finiranno nel ciarpame da salotto. ‹‹Qui, in Italia, finisce tutto alla buona›› sospira. ‹‹Nessuno muove un dito per tenere in riga.››

            Tranne quando si tratta di pestare manifestanti inermi. In questo caso, le forze dell’ordine spuntano come funghi, per dar lavoro alla sanità pubblica. ‹‹Una volta, sono andato in città, a cercare un regalo per mia madre›› racconta P. ‹‹A un certo punto, nella metropolitana, vedo che la gente comincia a correre all’impazzata. Tutti in direzione opposta alla mia. Mi faccio strada come posso. Sai cosa stava succedendo? Ci sarebbe stata una partita di calcio, allo stadio locale. Erano arrivati i tifosi della squadra ospite e la polizia antisommossa era stata mandata a tenerli a bada. Soltanto che stava terrorizzando la gente che non c’entrava niente. Io camminavo tranquillo, col pacchetto per mia madre. Mi è arrivata una manganellata secca. A me. Perché passavo di là››.

Ascolto, rimasticando il silenzio.

‹‹Così, più o meno, succede nelle manifestazioni›› prosegue P. ‹‹Ho ben visto le immagini del G8 di Genova… Gente inginocchiata a terra, pestata dai poliziotti che le arrivavano addosso. Del resto, vengono mandati contro gli agitatori anche agenti alle prime armi, che non sanno ancora gestire la situazione. E si sfogano sui primi poveri cristi che trovano. Io mi tengo lontano da tutte le manifestazioni, perché non si sa mai come andranno a finire.››

            Quasi insensibilmente, il discorso si sposta su un altro episodio. A casa di P., stavolta. ‹‹Due squilibrati, strafatti, hanno sfondato il cancello. Sono arrivato e li ho trovati nel mio cortile. Mia madre e mia moglie erano terrorizzate. I bambini piangevano. Sono diventato una belva. Ho pestato i due teppisti. Poi, sono arrivati i carabinieri, a prendere i nominativi e a trascinar via i due balordi, privi di sensi. Mi hanno spinto ad andare al pronto soccorso, a farmi visitare. Anche se non avevo niente. Ci ho perso tutta la giornata. Alla sera, i due si erano appostati coi rinforzi, armati di tirapugni. Mi hanno lasciato questa cicatrice.›› La indica, vicino all’occhio. È dello scorso agosto.

‹‹Dopo tutto quello, uno degli aggressori ha sporto querela contro di me››. Pausa sardonica.

            Deglutisco, con la sensazione di trovarmi in una distopia di pessimo gusto. Nello scarto di un incubo di Franz Kafka. Mi attraversa la mente anche Il cavaliere inesistente di Italo Calvino: quel mondo in cui carte e titolature hanno preso il posto perfino dei corpi vivi. Forse, la burocrazia ha distrutto qualcos’altro, oltre alla lingua italiana.

4 commenti:

  1. Credo di intuire chi sia questo "P.", così loquace.

    Comunque, sarebbe bello sentire anche gli altri. Dico, i poliziotti. Credo che ne avrebbero tante da raccontare. Io sono convinto che in situazioni caotiche quali l'arrivo di manifestanti o tifosi, spesso le colpe si accavallino: il caos si ripercuote anche in questo. Ché poi, diciamo anche che in queste masse ci sono gli inermi ma anche i bellicosi.

    Tutto quanto mi suggerisce che la strada maestra verso la realtà abbia come indicazione principale l'imperativo "distingui". Non è facile. Ma sappiamo bene quanti danni faccia la semplificazione. È nell'interesse delle persone calme e oneste capire davvero chi è violento e disonesto. Sia all'interno di chi manifesta, sia all'interno di chi è chiamato a controllare, in qualità di forza di polizia, chi manifesta.

    Per l'altra storia, invece, credo sia opportuno riflettere - e anche denunciare, se serve - quanta sofferenza può creare ad una persona l'abuso da parte di disonesti degli strumenti della legge. Ricorderai un nostro amico comune, perseguito per vie legali da loschi figuri. Per vie legali. I potenti hanno sempre il tempo e il denaro per pagarsi un buon avvocato.

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    1. Ok, Ani-sama. Può darsi che tu abbia intuito l'identità di P. Però, NON AGGIUNGERE ALTRO, perché queste cose mi sono state dette in confidenza. Non fare come altre volte, in cui hai rotto candidamente un anonimato mantenuto per questioni di privacy e delicatezza. :p

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    2. Non mi è mai passato per la testa di rivelare alcunché, tranquilla. In ogni caso, è irrilevante ai fini di ciò che intendevo dire, e ho detto, lì sopra. :)

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  2. Questo è un manicomio a cielo aperto, e per parafrasare Ballard non abbiamo ancora capito se siamo qui in veste di pazienti o in qualità di dottori :(

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