domenica 9 settembre 2012

Fra Alta e Bassa


È bello cominciare con un esordio alla “Turisti per caso”: Bergamo? Sapevo che c’era, ma non la immaginavo così…

            F. me l’aveva magnificata, perciò gli “dovevo” la replica della gita, in versione “Attenti a quei due”. Appuntamento fissato alla stazione di Bèrghem. La conquista d’un posto sul treno, per la sottoscritta, è stata qualcosa di rocambolesco. A partire dal fatto che Manerbio ignora una meravigliosa invenzione del progresso: i biglietti a fascia chilometrica… Comunque, dopo coda alla biglietteria, improperi, corsa sul vagone e altri improperi, la situazione ha trovato un suo status quo. Il tragitto è stato allietato dalla compagnia di due liceali trentini in viaggio per la Spagna, di treno in treno (che la Forza sia con loro!). Va da sé che, al capolinea, F. era da contare fra le loro vecchie conoscenze per fama.

            Recuperato il compagno di gita, pausa strategica per accompagnare un signore ipovedente a un caffè di Bergamo Bassa. Probabilmente, la giunta comunale del trafficato capoluogo classifica i semafori sonori come “Lussi & Svaghi”.

Infine, abbiamo preso la funicolare, risposta lumbàrda a quella di Napoli. All’arrivo, abbiamo pensato d’esser saliti sul veicolo sbagliato; ma Cecchi Paone ci ha rassicurato: non era la Macchina del Tempo. Ciò non toglie che Bergamo Alta ci avesse catapultato nel Medioevo. Dal basso, era particolarmente scenografica: appollaiata sull’altura e orlata da mura cinquecentesche che –F. si è peritato d’aggiungere- sarebbero state ormai inutili, davanti ai cannoni.

            Prima tappa: la Cappella Colleoni. Era il mausoleo della suddetta famiglia, fondata nel XV secolo da Bartolomeo. Capitano di ventura, aveva realizzato il sogno di Brancaleone: appendere la spada al chiodo e diventare un agiato signorotto. Aveva introdotto l’artiglieria in Italia e si premurò di ricordarlo, facendo scolpire i raggi del rosone in forma di cannone. Tutti dettagli forniti da un signore del luogo, giunto in soccorso dei due che si arrabattavano a interpretare i bassorilievi dello zoccolo. Ciò che non abbisognava di decifrazione era lo stemma dei Colleoni: tre paia d’oggetti globulari, altamente evocativi di quel nome.

            Altro genere di humour era quello gastronomico. Le fornerie proponevano soffici dolcetti, detti polènta e osèi: la versione zuccherina dell’omonima pietanza. Ne abbiamo mangiato uno a testa, dopo il pranzo al “Circoletto”. Una ὕβρις gastronomica che costò alla sottoscritta un infuso di scorza di limone, in una gelateria ove avrebbe potuto tuffarsi su ben altre golosità (sigh!).

            Comunque, la scorpacciata d’arte e storia era stata innocua. La Basilica di S. Maria Maggiore ci aveva rimpinzato d’arazzi e affreschi, per non parlar delle tarsie. Lorenzo Lotto aveva davvero piegato il legno a effetti di tridimensionalità, chiaroscuro e perfino colorismo. Al Duomo, una visita veloce, giusto per ammirare le civettuole dorature. Probabilmente, il resto d’Italia non sospetta fino a che punto Bergamo sia apprezzabile. Se ne sono accorti, in compenso, francesi e inglesi, a quanto abbiamo visto.

            Dalla Rocca, si godeva un panorama profumato di foglie e resina. Così pure dalle mura: almeno, il sacrificio delle case abbattute per far posto a esse è servito a qualcosina. Più in là, era etichettata la casa natale di Gaetano Donizetti: il compositore per il quale Melpomene piangeva e i puttini distruggevano strumenti, sul monumento nella Basilica.

            Siamo tornati alla stazione senza fare shopping, benché venissero vendute magliette che documentavano una lingua affascinante: l’anglobergamasco. Pacificatami con la roccaforte atalantina, ho congedato F. e sono salita sul treno, per tornare in territorio biancoazzurro. Com’era andata? Non c’era che dire: una giornata trascorsa fra Alta e Bassa.

2 commenti:

  1. Ciao, sono un ragazzo di Bergamo, abito in città alta e sono contento che la mia città ti sia piaciuta, è un vero gioiello (incantò anche Stendhal...) e, anche se ci vivo da sempre, ancora cammino con il naso per aria, nasconde molte sorprese e una visita la consiglio a tutti :)

    ps probabilmente avrai pranzato al "Circolino" se eri in città alta :)

    complimenti per il blog (appena scoperto)!!

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    1. Caro Megacle, grazie per l'attenzione e l'apprezzamento. :)... Hai ben ragione di camminare con il naso per aria. Ed è una fortuna vivere in una città che non stanca mai. Sì, ho pranzato proprio al "Circoletto" (un posto che mi ha consigliato il famoso F. del post). :) Che dire ancora? W Stendhal! :D

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