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Delitto e castigo


Da Codine (1926):



“Quando, per la prima volta, ricevetti il suo bacio d’amico, il mondo cambiò colore. Non mi battevo quasi più, sopportavo che mi si dicesse che ero brutto! Divenimmo fratelli di croce, e ci amammo senza secondi fini, di questo non c’era dubbio. Ma, otto mesi più tardi, l’invidia che provava per la mia forza gli guastò il sangue: Tanasse aveva un occhio falso, invidioso. Non mi baciava più. Non dissi nulla, perdonai e, per farlo riavvicinare, l’amai ancor di più, evitai di apparire più forte di lui… Perché la sua gelosia nasceva da quello. Tuttavia, si allontanava, si allontanava sempre di più, fino al giorno terribile in cui, al cospetto di tutti gli amici, le sue labbra che baciavo mi hanno chiamato ‘muso di scimmia’! Per la prima volta in vita mia, piansi. Perdonai. Tanasse sfuggiva, sfuggiva ancora più lontano da me. Non ci fu alcuno che deridesse la mia bruttezza con più talento; e, alla fine, ecco che cercò di picchiarmi! Tenni ancora a bada il mio sangue. E mio fratello Tanasse venne una notte, accompagnato da tre ladroni, a cercarmi nel folto dei salici per uccidermi nel sonno. Lo uccisi io. Ascolta, ora, il giudizio degli uomini: mi hanno assolto; eppure, ero un criminale, perché, con un buon ramo staccato da un albero, avrei potuto metterli tutti in fuga! Ma ho voluto, proprio voluto uccidere Tanasse e ci sono riuscito! Al contrario, i signori giudici mi hanno trovato colpevole, due anni più tardi, quando uccisi l’uomo nel letto della mia amante! Eh! Eh! Allora, avrei ucciso i miei figli, i miei genitori, e Dio che governa così male la terra! Dunque, Adrian, tu che non conosci ancora la sofferenza dell’amore ingannato, sappi che è peggiore della fame che rode il ventre, peggiore del bruciore del ferro incandescente, peggiore della morte!... Ero io a venire ucciso, allora, ed era me che mandavano in galera! Mettitelo dunque in testa, Adrian, e ricordatelo più tardi: gli uomini non possono amare, gli uomini non sanno giudicare!...”



PANAIT ISTRATI

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