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La Maschera di Ferro e il doppio volto del potere

Follia dei potenti e concentrazioni di potere nelle mani di pochi: sono temi terribilmente all'avanguardia. Ancora nel terzo millennio, la vita e la morte, la fame e la prosperità sono decise da coloro che possono bloccare l'accesso al cibo e alle risorse energetiche e credono di avere il diritto (quasi divino) di farlo. Non è quindi fuori luogo ripensare a un celebre film che ruota intorno al volto del potere assoluto: La Maschera di Ferro (1998; regia di Randall Wallace).


La Maschera di Ferro: un po' di storia


L'ennesimo remake de La Maschera di Ferro è liberamente ispirato a un romanzo di Alexandre Dumas padre: Il visconte di Bragelonne (1847-50), ultimo volume della trilogia dedicata ai Tre Moschettieri. Effettivamente, di storico c'è ben poco, nel film. Basterebbe la presenza di Athos, Porthos e Aramis ad avvisarci che siamo nel mondo del romanzesco, non in quello del reale. Meglio quindi gustare la storia senza farsi troppe domande. 
Locandina de "La Maschera di Ferro" del 1998.
Fonte: Theposterdb.com


La stessa Maschera di Ferro è uno di quei misteri della storia che sfumano nella leggenda. Un documento solido è il suo atto di carcerazione presso la Bastiglia, datato 18 settembre 1698. Di lui si interessò nientemeno che Voltaire, detenuto a sua volta nella Bastiglia nel 1717. Nel volume Il secolo di Luigi XIV (1751), al cap. 25, parla del misterioso prigioniero. Si sa che era un gentiluomo elegante e istruito, trattato con mille riguardi, a patto che non rivelasse mai il proprio volto. La maschera non era davvero di ferro, ma di velluto con chiusure metalliche: comunque rigida, ma ben più pratica. Il misterioso prigioniero morì alla Bastiglia il 19 novembre 1703. Le ipotesi sulla sua identità si sprecano, ma neppure una è del tutto convincente.

La Maschera di Ferro nel film di Wallace


La Maschera di Ferro del 1998 è famosa soprattutto per la presenza di Leonardo Di Caprio, nel doppio ruolo di re Louis XIV e della Maschera di Ferro, appunto. Tutto il cast è notevole: troviamo Gérard Depardieu nei panni di Porthos, Jeremy Irons in quelli di Aramis, John Malkovich in quelli di Athos. D'Artagnan è Gabriel Byrne e la Regina Madre Anne Parillaud.
I tre moschettieri sono "in pensione". Aramis si è fatto prete, Porthos si dà ai piaceri della vita e Athos ha un figlio che adora, Raoul (Peter Sarsgaard). Quest'ultimo, ormai ventenne, vuole diventare moschettiere e sposare l'amata Christine (Judith Godrèche). Peccato che, su di lei, posi gli occhi anche il giovane e capriccioso re. Raoul viene mandato in battaglia, dove muore. Alla ragazza non resta che compiacere Louis, per assicurare cure e assistenza alla propria sventurata famiglia.
Inoltre, Parigi è infuocata dai tumulti per la carestia: il re destina i viveri all'esercito e lascia morire di fame la popolazione. I tre leggendari ex-moschettieri sono oramai nemici giurati di Louis. Solo D'Artagnan rimane al suo fianco, con un'ostinazione che sembrerebbe inspiegabile.
C'è solo un modo per salvare la Francia senza una rivoluzione violenta: liberare dalla Bastiglia la Maschera di Ferro, il gemello segreto di Louis, che potrebbe prenderne il posto e regnare da sovrano giusto.

Cos'è la Maschera di Ferro


L'ipotesi del "gemello segreto" è stata davvero avanzata, nelle congetture sull'identità del misterioso prigioniero. Tuttavia, pare poco probabile: i parti delle regine francesi venivano attentamente monitorati, testimoniati e verbalizzati, proprio per la loro importanza politica. Questa spiegazione del mistero va bene solo per film e romanzi. Però, stimola alcune riflessioni. La Maschera di Ferro è davvero un simbolo della lotta contro la tirannide, come si suol dire? Non realmente. Il piano dei tre moschettieri cambia uomo, non sistema. Del resto, non si diceva forse "il re è morto, viva il re"? Le monarchie d'Antico Regime si reggevano proprio su questo meccanismo: ogni nuovo re avrebbe incarnato l'istituzione, tale quale era. Avrebbe ripetuto cerimoniali, ereditato privilegi, perpetuato l'idea del monarca assoluto incoronato da Dio. Persino la Maschera di Ferro, per realizzare il piano dei moschettieri, deve prima sottostare alle regole di corte. Un re non è altro che la punta dell'iceberg di un intero sistema, fondato sulla conservazione di poteri e risorse nelle mani di pochi. Nemmeno nella finzione cinematografica il "gemello segreto" può regnare senza l'appoggio dei suoi "fidi amici e consiglieri". Allo stesso modo, Louis non sarebbe neppure sopravvissuto, senza la guardia vigile di D'Artagnan. Il re rimane saldo o cade dal trono grazie alla rete di rapporti in cui è compreso, quella che chiamiamo regime.
Eppure, proprio la sua apparente onnipotenza alimenta le speranze di chi desidera un regno di giustizia. Era questo l'orizzonte ideale dei francesi ancora al tempo dell'intronizzazione di Luigi XVI: il "bravo ragazzo sobrio" che avrebbe dovuto "risollevare la Francia". Che esito abbiano sortito queste speranze è noto.
La "Maschera di Ferro" è la negazione dell'identità individuale, il predominio del ruolo sulla persona. Chiunque può diventare Maschera di Ferro e chiunque può diventare re, se riesce a indossarne la funzione. Il mito della regalità legittima per sangue e volontà divina non potrebbe essere meglio sfatato. Persino la reale ascendenza di Louis e del gemello è tutta da dimostrare.
Così come i tratti di una Maschera di Ferro non possono mutare, così pure un ordinamento basato sul dispotismo non viene mutato dell'individuo chiamato a incarnarlo. Saggio o capriccioso, crudele o misericordioso che sia, un tiranno è un tiranno: qualcuno la cui volontà è legge e che detiene tutte le risorse vitali. L'ingiustizia è nello squilibrio di potere, non nel carattere del sovrano. L'idea che basti mettere sul trono un "gemello buono" per salvare milioni di persone è puramente fiabesca. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi e ancor più quella che ha bisogno di un re. 

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