Giorgio Perlasca: chi era?
Cosa faresti, se una colossale bugia salvasse migliaia di vite, a rischio della tua? A questa domanda, rispose Giorgio Perlasca (Como, 1910 – Padova, 1992). Proveniva da una famiglia benestante e istruita e divenne lui stesso commerciante di carni. Da giovane, aderì con entusiasmo al fascismo e al nazionalismo dannunziano. Combatté come volontario in Africa Orientale e durante la guerra civile spagnola per Francisco Franco. Dal 1938, la sua adesione al fascismo iniziò a sgretolarsi. Non condivise le leggi razziali, né l’alleanza con la Germania.
Dopo l’8 settembre 1943, si rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, per fedeltà al Regno d’Italia. All’epoca, si trovava a Budapest per conto della propria ditta. Ricercato dai nazisti, sfruttò una lettera di raccomandazione firmata da Franco per ottenere un passaporto spagnolo. Avrebbe potuto facilmente usarlo per fuggire dall’Ungheria e salvarsi. Ma si rese conto che migliaia di persone innocenti rischiavano la vita come lui, unicamente perché ebrei. Il partito ungherese e filonazista delle Croci Frecciate fu infatti al governo dal 1944 al 1945. Insieme al console spagnolo Ángel Sanz Briz, Perlasca iniziò a scrivere salvacondotti per veri e presunti ebrei sefarditi: ovvero, di ascendenza spagnola. Se ne trovavano infatti in tutto il mondo, dopo che la regina Isabella di Castiglia li aveva banditi (1492). Pur di proseguire nella sua opera, Perlasca arrivò a fingersi sostituto del console spagnolo, dopo che Sanz Briz fu rimosso dall’incarico. Grazie ai salvacondotti, 5200 persone si salvarono. Furono risparmiati anche i 60 000 abitanti del ghetto di Budapest, di cui Perlasca sventò l’incendio. Tornato in Italia dopo l’arrivo dell’Armata Rossa, mantenne il silenzio sulla propria storia, fino agli anni ’60.Il Giorgio Perlasca di Alessandro Albertin
È stata questa la vicenda portata sul palco del Politeama di Manerbio, il 13 febbraio 2026: Perlasca. Il coraggio di dire no. In scena, c’era Alessandro Albertin: diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, ha lavorato con diverse personalità importanti del teatro italiano, fra cui Gigi Proietti, Alessandro Gassman e Damiano Michieletto. Il testo dello spettacolo su Perlasca è di suo pugno, sebbene lo spettacolo fosse a cura di Michela Ottolini. Anche grazie alle luci di Emanuele Lepore, Albertin si è moltiplicato nei numerosi ruoli: dal protagonista agli aiutanti, dall’innocente ragazzina ebrea al leader delle Croci Frecciate. Il monologo si è così trasformato in una movimentata vicenda, paragonata a una sensazionale partita di calcio: non certo per sminuirla, ma per renderne la dimensione epica e sottolineare l’abile gioco di squadra dell’ambasciata spagnola. Anche in questo caso, è stato importante giocare per vincere, contro ogni pronostico.
Perlasca
è stato proclamato Giusto tra le Nazioni nel 1989 e ha ottenuto diverse
onorificenze straniere. Quelle italiane arrivarono solo poco prima della sua
morte. Non piaceva a certa sinistra, per il suo passato fascista. Non piaceva a
certa destra, perché aveva salvato vite ebree. Non piaceva troppo nemmeno alla
Chiesa, perché aveva agito per spirito di umanità, non per fede. Eppure,
proprio il suo appello alla coscienza e al basilare senso di umanità è prezioso
in tempi come questi, in cui l’empatia e il rispetto dei diritti fondamentali
vengono sempre più derubricati a “buonismo” o a “schieramento politico”.
Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 225 (marzo
2026), p. 8.

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